Cabbia di Montereale: Natale fra tradizione e innovazione

“Il Natale è la festività più importante dell’anno che nel mio pietroso lembo di terra natia: Cabbia di Montereale assume un valore particolare poiché essendo una piccola comunità tutti si conoscono sono legati tra loro da vincoli di amicizia, parentela e si vogliono bene.In questo periodo la campagna è ferma chiusa nel suo letargo; sulle cime dei pini, alberi sempreverdi, una lieve spruzzata di recente neve da la sensazione che la grande artista per eccellenza, la natura, ha ricamato tutto mentre il vento agitando gli spogli rami nei boschi di faggio e castagno sembra dargli un barlume di vita.

Atmosfera tipica del Natale con la vista persa oltre l’orizzonte tra le maestose cime del G. Sasso e, sul versante opposto, nei monti della Laga .Si respira un’aria antica,densa di passato,con i comignoli che emettevano fumo in continuazione, urla festose di bambini e vecchierelli immobili nelle loro sedie davanti al camino- intenti a dar consigli dall’alto dell’esperienza di vita – nitida testimonianza di un tempo trascorso.Tornano in mente le poche, misere, cose care; dolci ricordi di un tempo che fu mentre siamo protesi ed abbandonati alla lenta erosione del tempo.

Sono trascorsi tanti anni dalla nostra infanzia lunghi anni indubbiamente belli ma densi di solitudine di travaglio interiore; un vuoto indescrivibile nonostante le tante vicissitudini della vita,una serie di immagini tornano nella mente per non dimenticare.Anticamente Cabbia, come tutti i paesi dell’alta Valle dell’Aterno,era un paesino ad economia prevalentemente agro pastorale in cui sono stati sempre vivi ed attuali i grandi sentimenti di rispetto e solidarietà dettati anche da una sorta di aiuto e sostentamento reciproco uno stretto rapporto indubbiamente bello poiché in quel clima di unità e collaborazione trovavano risposte le esigenze di ognuno.In questo contesto paesano il Natale, con il suo carico d’amore di ricordi e le sue tradizioni a volte molto simili tra loro ma con delle particolarità che lo rendono caratteristico,scalda il cuore di tutti noi e ci dovrebbe rendere più buoni e disponibili verso quelli che sono meno fortunati di noi.

Penso a coloro che hanno poco o nulla ed ai quali si nega anche la tranquillità del nulla; nei confronti di costoro dovremmo essere tutti più disponibili per alleviare problemi e sofferenze non fosse altro per una elementare questione di generosità ancor prima che di umana comprensione.

L’antica tradizione Cabbiese che mantiene intatta la sua bellezza – pur con mezzi e metodi diversi essendo cambiata la realtà socio economica – è quella di accendere un grande falò nella piazza centrale del paese che la leggenda vuole servisse a riscaldare il Bambinello appena nato.Fin dai tempi antichi tutti, nel pomeriggio della vigilia, portavano in piazza una fascina, un ciocco,delle pigne ed in serata accendevano questo grande fuoco al cui tepore tutti si soffermavano a dialogare tra di loro dopo il frugale cenone della vigilia rigorosamente senza carne. Erano i tempi in cui un pasto diverso e sostanzioso si consumava solo nelle feste comandate ed in occasione dei matrimoni.

A mezzanotte in punto tutti in chiesa dove il sacerdote dell’epoca quando ancora non c’erano crisi di vocazioni – Don Andrea Durantini, un uomo alto e secco con gli occhiali da vista spessi, amato e benvoluto da tutta la comunità per il bene profuso nei confronti del paese, specialmente nei momenti bui della guerra,cui va il ringraziamento alla memoria- celebrava la Messa di Natale. A seguire si cantava la Pastorella – una canzone,un inno al Redentore – organizzata a ritornello, iniziavano gli uomini e le donne rispondevano; tutte le strofe venivano ripetute due volte

A Cabbia il Natale è stato sempre molto sentito nella sua semplicità e vissuto con tutti i carismi a differenza delle grandi città dove le rincorse sfrenate al consumismo, al divertimento ad ogni costo la fanno da padrone e tutti sono intenti a mostrare una corazza che non racchiude né umanità né valori ma solo un egoismo sviscerato per cui non ti conosci e non ti saluti neanche con il tuo vicino della palazzina accanto. Quasi sempre la neve caduta copiosamente i giorni precedenti faceva da cornice al paese in un’atmosfera molto suggestiva: situazioni e sensazione che ti rimangono scolpite nell’animo e le conservi gelosamente per tutta la vita.Totalmente diversa oggi, nell’era del pc ove anche un bambino di 6 anni è un abile navigatore in rete, la situazione.

I nostri giovani, figli della società del benessere, non sanno nulla delle nostre origini della cultura agreste e si adeguano a tutto ciò che li circonda e li condiziona tranne quelli che con più assiduità frequentano il paese per cui in qualche modo ne sono coinvolti e mantengono le nostre tradizioni. Sono una decina in tutto grandi amici tra loro che troviamo sempre in prima linea per quel che concerne iniziative volte a far vivere questo piccolo montano paesello. A titolo di cronaca oltre alla realizzazione del presepe hanno installato delle luminarie e circoscritto di luci l’intera parete esterna della chiesa lato strada principale oltre ad aver addobbato tutto l’ingresso degli uomini.

Si stanno già organizzando per accendere il fuoco che manterrà intatta l’antica tradizione del Natale Cabbiese; giusto oggi hanno provveduto a procurare la legna necessaria. E’ proprio il caso di dirlo, o meglio di scriverlo, “ Paese che vai usanze che trovi”. Ma le tradizioni,si sa,come i proverbi sono espressioni della cultura di un popolo, di una comunità, vanno mantenute e, sebbene nell’innovazione, aggiornate. Alla redazione di questa prestigiosa rivista,espressione di tutto l’Abruzzo, a tutti i lettori ed alle loro famiglie i miei più cari Auguri per un Buon Natale e felice Anno Nuovo denso di pace, benessere, serenità.”