
“In difesa dello Stato, al servizio del paese. La battaglia di Giorgio Ambrosoli, Paolo Baffi, Silvio Novembre, Mario Sarcinelli e di Tino Anselmi”, il volume a cura di Giuseppe Amari, editrice Ediesse, primo della collana “gli Erasmiani”, della Fondazione Di Vittorio e della Cgil nazionale, ottobre 2010, sarà presentato a Roma, Università La Sapienza, Facoltà di economia, Aula 3, Via Castro Laurenziano 9, mercoledì 23 febbraio 2011, alle ore 15 da Guglielmo Epifani e Umberto Ambrosoli con Celant, preside facoltà, i professori Gnesutta, Laghi, Miccù e la senatrice Soliani.
Il volume sull’opera di Baffi, Ambrosoli, e di altri protagonisti
C’è una storia insolita dietro questo evento che presentiamo, e riguarda non solo chi scrive ma anche la nostra rivista; perciò, superando ogni imbarazzo e parlando in prima persona, ne do conto anche come dimostrazione pratica delle possibilità offerte dalla forma di comunicazione on line.
Luglio 2010, mi perviene una e mail da Giuseppe Amari, da me non conosciuto prima, che mi aveva rintracciato attraverso la Rivista: mi scrive di aver trovato molto interessante il mio articolo “Paolo Baffi, il Governatore cittadino”, pubblicato sulla rivista il 4 agosto 2009, nel ventesimo anniversario della morte dell’illustre personalità che era al vertice della Banca d’Italia negli anni culminati con le drammatiche vicende dello scandalo Sindona e del delitto Ambrosoli; e mi chiede se sono disponibile a pubblicarne il contenuto essenziale nel volume che sta curando sulla figura di Paolo Baffi e di altri protagonisti positivi di quelle vicende, in particolare Giorgio Ambrosoli. Non solo aderisco subito, ma riscrivo del tutto il testo con un ulteriore approfondimento della vicenda, colpito dalla competenza e dalla passione dimostrate dal curatore-ideatore dell’importante volume.
Va dato merito anche a questa rivista e alla sua accessibilità on line senza limiti di tempo e di spazio se, dopo quasi un anno, l’attento e preciso curatore del volume in gestazione ha potuto captare l’articolo e coglierne l’interesse nell’economia del lavoro che stava svolgendo: perché è una testimonianza insolita e speciale, che nasce da uno sfogo epistolare dell’insigne Governatore, nei giorni critici delle sue dimissioni, verso chi, a suo dire, aveva colto i significati reconditi delle sue ultime “Considerazioni finali”, una sorta di testamento spirituale. Non solo, ma forniva degli spunti che alla luce delle tracce da lui stesso indicate e poi del suo diario di quelle giornate dovevano apparire rivelatori, e sui quali mi sono esercitato in una indagine svolta in più fasi: su “Il Popolo” il 5 agosto 1990, a un anno dalla morte; qui a venti anni, il 4 agosto 2009 e nel luglio 2010, con l’ulteriore approfondimento seguito alla sollecitazione di Amari per il volume in preparazione.
Il volume è di 734 pagine molto fitte, e rappresenta un’opera fondamentale per capire un periodo cruciale della storia d’Italia, quando trame oscure hanno trovato intransigenti servitori dello Stato pronti a sacrificare tutto, fino alla stessa vita, per difenderne con incrollabile fermezza i valori.
La prima parte “I protagonisti” è costituita da 125 pagine di documentazione di prima mano soprattutto relativa a Baffi e Ambrosoli, con testi di Novembre, Sarcinelli e Tina Anselmi, che ne delineano le forti personalità. Spiccano due documenti eccezionali: le 52 pagine del diario integrale di Paolo Baffi, nella fotostatica del suo dattiloscritto, e la crisi italiana degli ultimi anni ’70 nel carteggio tra Baffi e Arturo Carlo Jemolo, un epistolario anch’esso illuminante.
Segue “Il contesto”, la seconda parte che in un centinaio di pagine ricostruisce la scena su cui hanno operato i protagonisti, quelli visibili e quelli occulti. Non è una trattazione, il contesto è descritto da autorevoli contributi: le testimonianze di Federico Caffè e Luigi Spaventa, gli scritti di Corrado Stajano e Giuseppe Amari, le interviste di Enzo Biagi e Concita De Gregorio, le riflessioni anche sofferte di Anna Vinci e Umberto Ambrosoli e, tra cotanto senno, il mio scritto ”Il ‘testamento’ del governatore cittadino: una testimonianza”.
“Antologia e profili biografici” è la successiva corposa parte documentaria di circa 250 pagine con scritti “dei” protagonisti e “sui” protagonisti: soprattutto Baffi e Ambrosoli, con firme come Marco Vitale e Vittorio Coda, Giovanni Spadolini e Guido Carli, Antonio Fazio e Paolo Sylos Labini. Non si tratta di una parte arida, lo provano le icastiche quanto toccanti epigrafi poste all’inizio: “Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto… abbiano coscienza dei loro doveri…” dalla lettera alla moglie di Giorgio Ambrosoli; “Ai detrattori della banca auguro che nel morso della coscienza trovino il riscatto del male che hanno compiuto…”, dalla replica di Paolo Baffi all’Assemblea della Banca d’Italia del 1979.
La parte quarta contiene 60 pagine di “Lettere, documenti, rassegna stampa e foto”, troviamo nomi illustri come Luigi Einaudi e Raffaele Mattioli, Ferruccio Parri e Piero Sraffa, Guido Calogero ed Enrico Berlinguer, Luciano Lama e Bruno Trentin, Bruno De Finetti e Luigi Spaventa, e la lettera di Baffi a chi scrive, con il suo breve articolo che mi fece avere nella versione originale.
Nell’“Appendice” altre 100 pagine con la relazioni e di minoranza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Sindona e le relative responsabilità politiche e amministrative; e la relazione di maggioranza di Tina Anselmi alla Commissione d’inchiesta sulla Loggia P2 fino al testo integrale del famigerato Piano di rinascita democratica di Licio Gelli.
Uno sforzo editoriale e redazionale imponente, il cui merito va riconosciuto alle organizzazioni che lo hanno promosso e a Giuseppe Amari che ha ideato e realizzato un’opera il cui valore è nel mantenere viva la memoria del sacrificio dei protagonisti e della gravità degli eventi. Appropriata l’epigrafe posta all’inizio, tratta dalle parole di Paolo Baffi in commemorazione del suo maestro Giorgio Mortara: “Perché il dolore dei protagonisti non sia stato sofferto invano”.
Le interpretazioni della storia celebrata nell’anteprima di ottobre 2010
Una prima interpretazione del significato dell’opera presentata si è avuta nell’anteprima di ottobre 2010 alla sede nazionale della Cgil a Roma in Corso d’Italia, con l’anfiteatro delle riunioni gremito di tanti personaggi del mondo economico e culturale.
Ha iniziato Massimo Riva, autore dell’“Introduzione” al volume, raccontando che “Baffi aveva accettato di farmi da mentore nelle vicende economiche; quando avvennero i fatti pensai di svolgere un’indagine sugli attacchi alla Banca d’Italia”. A quel punto il governatore gli diede il diario di quelle giornate concitate, “una testimonianza sobria e incisiva sulle degenerazioni del potere politico”. Non è mancato il riferimento alle vicende del momento: “Oggi siamo di fronte a una degenerazione del potere politico non molto diversa, analoga tentazione dell’abuso di potere: allora per difendere interessi economici, oggi per questioni personali più squallide”, si era nel mese di ottobre 2010. “Ci troviamo di fronte a una reazione dell’opinione pubblica non confrontabile con quella di altre democrazie”, ha concluso, “è un problema che gli abusi di potere in Italia non suscitino le reazioni di altri paesi occidentali, forse perché c’è uno scetticismo diffuso che pone tutto sullo stesso piano”.
L’economista abruzzese Marcello De Cecco lo segue nell’attualizzazione dei fatti di allora, dopo aver sottolineato la solidarietà che scattò da parte degli economisti: “Il volume atterrisce, per la continuità odierna negli avvenimenti e anche nei protagonisti”. Sui fatti della fine degli anni ’70 ha detto: “Il peggio possibile fu che il merito di salvare la lira lo ebbe Sindona, l’anomalia fu che normali personaggi per fare il loro dovere sono dovuti diventano eroi; l’Italia rimane il paese di Machiavelli”. “Era già successo prima – ha ricordato il caso Montesi – è successo poi, succederà ancora. Tra l’altro con la globalizzazione oggi possono farsi cose che allora erano contro la legge”.
Uno stretto collaboratore del maresciallo Silvio Novembre ha parlato delle indagini condotte premettendo che i personaggi celebrati nel volume hanno interpretato il patriottismo con i parametri repubblicani:” Hanno cercato di evitare che il paese cadesse nella situazione odierna, i caduti per patriottismo repubblicano come Ambrosoli danno in esempio”. Rievoca la collaborazione, anzi il “rapporto simbiotico” con il suo maresciallo, “denominatore comune l’aver combattuto contro l’entità oscura che intossicava la vita del paese”. Ha aggiunto di avere “una grande pena nel cuore”, la convinzione che le indagini possano aver accelerato gli eventi e quindi la conclusione luttuosa, con gli sforzi congiunti “le energie venivano elevate al cubo in determinazione e intransigenza”. Su Giorgio Ambrosoli: “Era integro e dolce al tempo stesso, era sempre un piacere incontrarlo”. Sottolinea il contributo dato dai personaggi celebrati nel volume per mettere a nudo le trame oscure, ricordando il pericolo costituito dalla P2 e dalle forze eversive fino alla mafia e al terrorismo.
Poi Stefano Rodotà, autore della “Postfazione”, ripercorre le vicende, dalla caduta di Forlani perché “tenne chiuse nel cassetto le carte della P2” al lavoro di Tina Anselmi, “grande figura repubblicana”. Dice che “lo Stato era difeso da pochi, il clima non era tanto diverso da oggi, al funerale di Ambrosoli per lo Stato era presente solo Baffi”. Rende omaggio alla “semplicità e determinazione di Tina Anselmi”, la commissione che presiedeva “scopri una faccia sconosciuta dell’Italia, ma non ci ha dato il viatico di moralità oltre alla legge, i costumi sono difficili da modificare”. Aggiunge che “l’assassinio di Ambrosoli e la persecuzione a Baffi e Sarcinelli non sono stati ancora sanati, si prova l’amarezza che queste cose sono state cancellate dalla memoria ed è meritoria l’iniziativa che ora le ricorda”.
Umberto Ambrosoli ha parlato con toni sereni e ispirati: Vede “la responsabilità come opportunità di mettere a frutto le proprie esperienze. La responsabilità verso il figlio è naturale, altre sono più complesse”. Quella dell’avvocato verso il cliente, anche se ha agito contro le regole, non è un controsenso, è “verso l’ordinamento nel rispetto dei propri obblighi”; per l’imprenditore la responsabilità non è solo verso l’impresa, altrimenti potrebbe corrompere per avvantaggiarla, ma è anche verso l’ordinamento; lo stesso sindacato che difende i diritti dei lavoratori non adempie alla sua responsabilità più vasta se non parla dei doveri. “La responsabilità ha diritti e doveri, in contesti anche di tipo istituzionale, è verso la collettività per servire lo Stato”. Gli esempi dei protagonisti celebrati nel volume “ci aiutano ad essere all’altezza delle nostre piccole o grandi responsabilità; oltre allo sconforto abbiamo l’orgoglio di questi esempi”. Non sono solo storie di persone singole, ma delle famiglie, la propria e quelle di Baffi, Sarcinelli. Ricorda le parole rivolte dal padre Giorgio alla moglie riferite ai figli: “Dovrai crescerli tu nel rispetto dei valori nei quali noi abbiamo sempre creduto”, commentando che “le grandi donne non sono dietro ai grandi uomini ma al loro fianco, nel segno dei valori che le uniscono a loro”. Ha concluso ribadendo che “la responsabilità è sinonimo di dovere, Cicerone la vedeva anche nei rapporti con noi stessi e con gli altri; nulla è esente dal dovere, quegli esempi sono storie di vite che ci aiutano a sperare”.
Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, autore della “Prefazione”, in uno degli ultimi atti nella carica che si accingeva a passare a Susanna Camusso, ha reso onore ai “servitori della repubblica e della cosa pubblica all’insegna dell’etica pubblica”, citando anche i militari della guardia di finanza vicini ad Ambrosoli fino alla tragica conclusione, quando aveva capito di essere stato lasciato solo mentre i vertici della guardia finanza erano inquinati dalla P2. Allarga il discorso alla strategia della tensione in cui si inquadrano, nello stesso periodo, il sequestro Moro e la strage alla stazione di Bologna. “Questi uomini fecero il loro dovere fino alla fine, dovrebbe essere normale invece è una virtù molto rara. E’ una vicenda in cui si capisce subito da che parte sono i buoni e i cattivi, la ragione e il torto: da un lato chi adempie al proprio dovere con rettitudine, dall’altro chi compie atti criminali nell’economia e nella finanza con indegne coperture politiche”.
A questo riguardo ecco la sua amara considerazione: “Ma se è così evidente da che parte sta la rettitudine non si capisce perché gli onesti sono stati lasciati soli e i disonesti aiutati”. Un’eccezione la fa per gli intellettuali e gli economisti, furono raccolte tante firme in difesa di Baffi e Sarcinelli ingiustamente perseguitati: “La crema dei grandi economisti e studiosi, il meglio della ricerca economica che si sono sempre battuti per un mercato più efficiente e per le responsabilità nell’economia, a partire dall’indipendenza della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro”.
Ha ricordato eventi negativi molto gravi come l’attacco della P2 al “Corriere della Sera” nel tentativo di una spallata politico-finanziaria, e il fatto altamente positivo dato dall’assunzione delle massime responsabilità istituzionali del governatore della Banca d’Italia Ciampi: “C’è il rammarico di quante occasioni sono state perdute, il senso del volume odierno è riconsiderare i buoni e i cattivi mantenendo viva la memoria dell’impegno e del sacrificio dei primi e la vigilanza sui secondi”.
Una notazione conclusiva
La consegna della medaglia per i 100 anni della Cgil ai familiari di Ambrosoli e Baffi, della Anselmi e di Novembre ha concluso la presentazione. Una rievocazione dei fatti di allora con lo sguardo ai pericoli dell’oggi, e a questo riguardo c’era il pericolo di buttarla in politica. Non tutti sono riusciti a resistere a questa tentazione, ma gli accenni polemici sono stati fugaci e discreti.
Ci è invece riuscito perfettamente Umberto Ambrosoli, nella sua esemplare perorazione alla responsabilità, fatta di doveri soprattutto civici da coniugare sempre con i diritti: questo nell’educazione dei figli e anche nel diffondere i valori fondanti una vera comunità.
La citazione di Cicerone è apparsa quanto mai appropriata. Quella di Ambrosoli è stata un’orazione sul senso del dovere, nel padre Giorgio fino al sacrificio della vita: un “eroe borghese” rimpianto e amato. Il figlio Umberto mostra di averne assimilato appieno i valori, buon sangue non mente.