L’Aquila: le Carriole, un anno dopo, riabbracciano la città

Gli aquilani, ad un anno di distanza dalla manifestazione delle “carriole”, riabbracciano la città. 

le Carriole, un anno dopo, riabbracciano la città

E’ la seconda domenica di un febbraio mite ed assolato, la vigilia della festa degli innamorati. L’Aquila, a distanza di ventidue mesi dal terribile sisma, giace nel suo assordante silenzio fatto di puntellamenti e povere case derelitte. Giunto alla fontana Luminosa mi incammino verso il Corso dove all’incrocio con via Garibaldi ci sono due mezzi militari a presidio delle strade adiacenti che delimitano la zona rossa. Continuo dritto puntando verso S. Bernardino.

Una mia cara amica mi aveva informato della bella iniziativa, ma lo avevo letto anche su facebook, della pulizia della meravigliosa gradinata. Questo luogo, con le sue storiche nicchie, fa parte della vita di tante giovani coppiette aquilane che all’imbrunire vi si ritrovavano. Qui sono nati tanti amori e si rivivono mille ricordi cari di gioventù. Una mobilitazione all’insegna dello slogan:” Se non ora quando” che ha portato in piazza migliaia di donne in tutta Italia compresa L’Aquila. Tra la tanta gente – armata di guanti, ramazze, rastrelli, zappette, pattumiere e le bandiere, esclusivamente nero verdi, che presidiavano la scalinata – incontro: Giusy Pitari, Antonio Di Giandomenico, Roberto Tinari, Domenico di Giamberardino – mio compaesano ed amico d’infanzia di Cabbia – poco più in la Paolo della Ventura.

Ad un tratto vedo apparire il Direttore dell’Accademia delle Belle Arti, Eugenio Carlomagno e nel primo gradino della scalinata – avvolta nella giacca a vento bianca che dona candore al suo volto ed ai suoi sentimenti di attaccamento alla città – la bravissima poetessa aquilana nonchè docente, Patrizia Tocci collaboratrice di questa rivista. Ci salutiamo con l’amicizia, la simpatia e la cordialità di sempre. Sfrutto la “ ghiotta “ occasione per intervistarla. Prof.ssa Tocci come nasce questa bella iniziativa; innanzitutto, lo sappiamo bene, per il tuo profondo amore nei confronti della sua città, poi? Poi Abbiamo deciso di stare attenti agli anniversari perché si vive anche di questo, di riti. Oggi è un anno che ci siamo riappropriati della città con le carriole, esattamente un anno fa 14 febbraio: festa degli innamorati e noi abbiamo manifestato amore per la nostra bella città d’arte. Abbiamo bisogno di sentire la città come casa nostra, ed io casa mia la pulisco tutte le mattine, voglio pulire anche la città voglio che essa sia sentita come casa per gli aquilani. Noi l’Aquila non la lasciamo sola anche se ancora non riusciamo a viverci, spero ancora per non molto ma vogliamo tutti insieme, così in maniera molto libera e tranquilla, cominciare a pulire alcuni luoghi. Questo è uno dei più cari e belli della città, la scalinata di S. Bernardino.

Quindi riappropriarsi della città per continuare la vita, per farla risorgere soprattutto? Certo, proprio per dare un segnale di vita, di cura, di speranza perché non vogliamo assolutamente che essa possa essere dimenticata. Noi ci battiamo contro la morte di questa città e non ce ne andremo, ormai credo che l’abbiano capito tutti. Quindi bisogna fare uno sforzo collettivo per rimetterla in piedi, noi facciamo la nostra parte e siamo qui, fortemente motivati, per questo. Bene Prof.ssa lei pensa che la Regione, che ha un ruolo primario nella ricostruzione,abbia il reale interesse e l’intenzione di far risorgere, come e più bella di prima, nel minor tempo possibile questa nostra madre città? Qui le cose si fanno più complicate noi stiamo lottando contro le burocrazie, con le ordinanze, con le norme siamo, come tutti gli italiani, alle prese con una legge che non è mai chiara; già questo ritarda notevolmente l’inizio della riorganizzazione della città.

Ciò non significa che abbiamo smesso di sperare. Anzi, noi siamo qui proprio per questo; perché siamo cocciuti , perche non ce ne vogliamo andare e faremo di tutto, come vedete oggi, dalle iniziative dei singoli a quelle collettive tutto quello che sarà possibile per mantenere alta l’attenzione su questa città. Perchè io mi dico è vero che abbiamo città come Pompei ed Ercolano e le dobbiamo tutelare ma noi qui abbiamo una Comunità di vivi, di gente viva, che sta rischiando di perdere la propria città. Questo mi sembra veramente un delitto , per l’Abruzzo, per l’Italia per il mondo; non si può e non si deve cancellare una città. Sono arrivato questa mattina da Roma e mi piange il cuore vedere l’Aquila in queste condizioni a ventidue mesi dal terremoto, Lei cosa ne pensa? La nostra città in questo momento è come un malato molto grave, incerottata, piena di puntellamenti, di impalcature. Sta a noi trasformare questo malato grande in un paziente che si riprenda che ce la possa fare; ridiventare la città che era prima: vissuta con un centro storico grandissimo piena di giovani che venivano qui e sceglievano l’Aquila per fare l’Università.

Sta a noi riportare nella città la vita, è chiaro che abbiamo bisogno dell’aiuto delle istituzioni ma noi saremo uno stimolo continuo come stiamo facendo da due anni – e continueremo a farlo – perché non vogliamo, assolutamente, che si possa pensare che l’Aquila è una città morta. Il suo è un chiaro messaggio di vita, d’amore, di speranza cosa si sente di dire agli aquilani in questo giorno così importante? Dico che ognuno deve fare la propria parte noi siamo tanti pezzettini, ognuno una forza minima se preso singolarmente, ma tutti insieme possiamo davvero cambiare le sorti di questa città; deciderne il futuro.. Questo, più che alle norme, ai soldi, sta a noi. Dobbiamo necessariamente far capire che non vogliamo assolutamente cedere da questo punto di vista. Non ce ne vogliamo andare. Ringraziamo la prof.ssa e poetessa aquilana, Patriza Tocci, rinnovandole i nostri sentimenti di stima, amicizia, simpatia.