Scuola: il futuro nel passato

Pedadidassi anticrisi a costo zero

La “Scuola” – chi la governa, chi la guida, chi la anima, chi è titolare dell’utenza; non l’alunno – marcia da tempo controcorrente, quasi senza accorgersene, sull’onda stantìa della prassi consolidata. Eppure l’attuale grave crisi socio – economica, quella dei Paesi d’Occidente, è molto, ma molto eloquente: invoca al sistema dell’istruzione – educazione – formazione un atteggiamento, una connotazione, una azione di peda – didassi improntata su basi “classico-umanistiche” – letterarie, filosofiche, artistiche: “culturali” insomma – cui innestare gli indirizzi tecnici, tecnologici, scientifici, professionali, pratici, manuali…

Chiedetelo agli imprenditori più illuminati: Diego della Valle, Luca di Montezemolo…che si seggono al mattino al tavolo di lavoro con i giovani collaboratori ben preparati – in tecnologia, scienza, umanesimo – con le maestranze acculturate e stilano i piani del “best Italy”…, ed hanno successo, universale, e trascinano noi tutti nella pancia, sì, ma soprattutto nella mente e nel cuore del bel Mondo che conta sul Pianeta…Forse non possiamo chiederlo a Sergio Marchionne, non è ancora entrato in quest’ordine di idee, date le grandi dimensioni delle proprie aziende: ma potrebbe “umanizzare” i capireparto. Il ruolo, dunque, della Scuola, oggi: rientro nel passato.

Lo predicava in tempi non sospetti – inascoltato – il compianto Raffaele Laporta (1916 – 2000): <…sono gli Istituti tecnico – professionali che devono “umanizzarsi”…!>; lo hanno indicato le ricerche – ancora attuali e validissime – promosse dalla Comunità Europea negli anni ’80, denominate “Fast”(Forecasting and Assessment in the field of Science and Technology) ed “Esprit”(European Strategic Program for Research and development in Information Technologies) , che spronarono il grande europeista Altiero Spinelli – 1907/1986 – e lo scrivente che fu suo collaboratore per l’occasione, ad inserire nel testo del Trattato Istitutivo dell’Unione(1984), il termine “istruzione”, nella accezione semantica di derivazione latina“in+struere”=”costruire l’impalcatura dentro la persona”, ciò che portò, in seguito, all’emanazione del Trattato di Lisbona – 13 dicembre 2007 – : <…gli scienziati Premi Nobel ingaggiati da Giappone e Stato della California per progettare nuove tecnologie da sottoporre alla produzione delle industrie locali, pur avendo conseguito titoli accademici nel campo dell’alta scienza informatica, hanno alla base una formazione scolastica fortemente classico – umanistica che suscita fantasia e, quindi, spirito d’innovazione…>.

Allora, bisognerebbe rivisitare, da noi, Giovanni Gentile (1875 – 1944) e aggiornare la sua visione ed invenzione dell’istruzione “classica”, estendendola all’intiero universo studentesco, d’ ogni ceto, colore, fede, pensiero…

I Paesi del Sudest Asiatico, quelli che, quando fanno emettere il “ruggito alle tigri economiche”, così tanto fanno tremare i mercati d’Occidente, l’hanno capito da due decenni, adeguando il proprio sistema scolastico atto alla istruzione – educazione – formazione di “persone consapevoli”, acculturate, pronte ad affrontare il mondo del lavoro non più secondo lo schema “meccanico – ripetitivo” tipico dell’obsoleto tempo dell’ottocentesca rivoluzione industriale: maestranze fatte di”persone”, quindi – e non di “automi” – che sappiano dominare e migliorare la macchina ed il prodotto, non vi si assoggettano, perché “acculturate ed umanizzate”, cioè provviste di forti stimoli alla propria “fantasia” provenienti dalla conoscenza e dal godimento di tutte le arti e del pensiero umano. Stop, allora, al personale reclutato nella Cina vicina, sebbene a minor costo. Il discorso, ovviamente, vale anche – e forse soprattutto – per l’istruzione – educazione – formazione degli operatori del pubblico impiego, del terziario insomma, dei liberi professionisti, del mondo agricolo, artigianale e degli addetti all’immateriale: consolidare la cultura umanistica significa, quindi, rafforzare i “valori”.

Auspici: – dal Governo e dai Ministeri interessati: una direttiva alle Scuole affinché privilegino l’umanizzazione degli insegnamenti; – dalle Scuole: una sinergia – Capo d’Istituto, Organi Collegiali, Sindacati, Genitori, Alunni, Enti Locali, Imprenditori, Volontariato, per l’impostazione del Pof annuale in tal senso, in nome dell’Autonomia; – dal Mondo Produttivo: pretesa di qualificazione e riqualificazione “culturalumanistica” dei dipendenti e delle maestranze.

E’ certamente questa una delle vie d’uscita dalla crisi in Occidente. Percorriamola prima noi che affondiamo le radici nell’humus del classicismo mediterraneo! Se non ora, quando?