Molto spesso il patrimonio culturale circoscritto nel proprio territorio viene poco osservato, forse perché viene considerato come un ambito troppo datato perché possa avere un vero e proprio valore oggi eppure s’inizia ad osservare in maniera più attenta la totale qualità dei valori umani e spirituali che è parte integrante delle diverse località, che si può trasmettere attraverso il ricordo , ma soprattutto attraverso il linguaggio; tutti noi sappiamo bene che è proprio il linguaggio a caratterizzare l’identità di una nazione qual è l’Italia che presenta molti dialetti che aiutano proprio a dare vita ad un riconoscimento delle microidentità che compongono lo Stato.
L’Abruzzo è sicuramente una di quelle regioni che non ha mai perso il “filo del discorso” con il passato ed ha sempre cercato, senza troppa fatica a dire il vero, di guardare avanti non dimenticando il proprio passato: e così anche la poesia dialettale molto spesso entra a far parte di un patrimonio linguistico e culturale che rappresenta soprattutto l’espressione più immediata dei proprio sentimenti e della voglia di comunicare senza troppe forzature ma facendo emergere il proprio “ego” aprendo il proprio cuore ad una realtà davvero sentita.
“D’ tutt’ l’ muntagn’ la cchiù bbèll’,
E’ cèrt’ sènz’ a dubbij’ la Maièll’;
T’ par’ d’ na mamm’ na mammèll’
Ch’ allatt’ cor’, an’m’ e c’rvèll’…
D’ cacch’ métr’ sol’ la suvrast’
Ch’ lu gihant’ ch’ ttè quattr’ pass’
Sulènn’ e maéstos’,: lu Gran Sass’
Ch’ sol’ s’ l’ guird’ t’ r’lass’…
St’ ddu muntagn’ è tutt’ nu r’chiam’
P’ chi sta ècch’ e p’ chi sta lundan’
Appén’ t’avv’cin’…ggià stì mèij’.
S’allargh’ lu r’spir’ e t’ vè fam’,
Fam’ d’ sol’, d’ spazij’ e d’aria san’,
T’ par’ d’ sugnà…Ma tu stì svèij’.”
Felice Marcantonio
“Monti d’Abruzzo”, è questo il titolo della poesia di Felice Marcantonio, il poeta che fa “tesoro” del nostro Abruzzo, mettendo in scena i sentimenti che prova anche solo osservando scenari fiabeschi da una piccolissima finestra che si apre verso un mondo infinito: leggendo le sue poesie in realtà si ha l’impressione che gli occhi non abbiano dei limiti nell’osservare ma se essi sono accompagnati dalle emozioni possono osservare ben oltre quelli che sembrerebbero confini. Le sue parole sono spontanee: un vero e proprio omaggio al lettore, un sincero invito ad aprire gli occhi verso un mondo che ama profondamente e senza il quale sentirebbe dei vuoti nella sua vita. È sicuramente bello condividere con lui questa “meditazione” che ci accompagna in un viaggio all’interno dell’animo di un Abruzzo forte, come la su gente e come direbbe Felice “..nu r’chiam’..P’ chi sta ècch’ e p’ chi sta lundan’..”.

Giusta la riflessione iniziale della Renzetti sul patrimonio culturale da osservare con riferimento alla qualità dei valori umani e spirituali, come parte integrante delle diverse località e da trasmettere attraverso il ricordo ed il linguaggio.
Giusta la sua applicazione all’Abruzzo che ha sempre cercato di guardare avanti senza dimenticare il passato e con la poesia dialettale spesso ad entrare a far parte del patrimonio linguistico e culturale, quale espressione di sentimenti e di voglia di vivere.
Appropriato il richiamo della poesia di Felice Marcantonio “Monti d’Abruzzo” ed adeguati gli apprezzamenti sulle riflessioni e sui sentimenti che originano i versi del poeta che, con spontaneità, invitano ad ammirare un mondo che ama profondamente.
Brillante la conclusione della Renzetti sulla bellezza di condividere, quella che definisce una “meditazione” che ci accompagna all’interno dell’animo di un Abruzzo forte ed il suo esprimerlo, come direbbe Felice, in “..nu r’chiam’..P’ chi sta ècch’ e p’ chi sta lundan’..”.
Modesto Felice Marcantonio nel ringraziare “Alessà” ed opportuna la traduzione della poesia, per chi non conosce il nostro dialetto, che consentirà ad altri di apprezzarla come noi.
Francesco Ascani
Grazie, Alessà, sei sempre troppo generosa con i miei “poveri versi!…Traduco questa poesia per chi non conosce il nostro dialetto.
Monti d’ Abruzzo
Di tutte le montagne la più bella
E’ certo senza dubbio la Maiella.
Ti pare d’una mamma una mammella
Che allatta cuore, animo e cervello
Di qualche metro solo la sovrasta
Quel gigante che ha a quattro passi
Solenne e maestoso: il Gran Sasso
Che solo a guardarlo ti rilassa.
Queste due montagne sono un richiamo
Per chi sta qui e per chi sta lontano
Appena t’avvicini stai già meglio
S’allarga il respiro e ti viè’ fame
Fame si sole, spazi e d’aria sana,
Ti pare di sognare…Ma sei sveglio.
fm/