libro: “La gente del circo” di Alberto Del Pizzo

L’associazione Casulae club si è assunta l’onere (e l’onore) di ristampare La gente del circo di Alberto Del Pizzo, pubblicata da Rebellato Editore nel 1961. Si tratta di 13 racconti, alcuni dei quali erano già apparsi su riviste nazionali, tra le più autorevoli dell’epoca. Poi, a pubblicazione avvenuta, Il Ponte, Il Baretti, L’Italia che scrive, Rassegna di cultura e vita scolastica, Almanacco letterario Bompiani, Fiera Letteraria, ecc. ne diedero notizia con recensioni molto lusinghiere. Una di esse portava la firma del lancianese Piero De Tommaso e comparve su Il Ponte nel maggio del ‘62: l’abbiamo riletta con molto interesse perché era l’unica che si soffermasse a individuare le coordinate storico- stilistiche del libro.

De Tommaso, infatti, notava come il nostro Alberto avesse saputo «trarre notevole frutto dalla consuetudine con i grandi narratori della tradizione meridionale, dal Verga all’Alvaro a Jovine, nonché, sul piano stilistico, dall’attenzione a quel tipo di scrittura “in grigio” che ha avuto come rappresentanti un Tozzi, un Bilenchi, fino a Cassola e a Bassani. Con ciò - proseguiva il De Tommaso – non s’intende affermare che il Del Pizzo proprio riecheggi tali modelli, ma è certo che su qualcuno di essi, almeno, si è soffermato studiosamente quando è venuto elaborando la sua “ars dictandi”».

Dunque, l’autore casolano veniva ascritto alla corrente del neorealismo, a quello migliore del periodo prebellico e non certamente all’altro, posteriore, che si affermò intorno al ‘45 e puntava sul documento, sulla cronaca, usando il linguaggio del parlato, molto spesso rozzo, disarticolato e volgare.

Senonché, un’analisi più distesa e meno circoscritta metterebbe in rilievo, probabilmente, come lo scenario sociale descritto da Del Pizzo sia profondamente diverso da quello assunto da Alvaro. Perché, infatti, “Gente in Aspromonte” narra di un mondo rimasto arcaico e primitivo nella struttura antropologica, nelle sue superstizioni e nei suoi riti magici. La Casoli di Alberto, invece, è quella del primo Novecento, certo rimasta indietro rispetto ai passi più veloci della Storia, ma pur sempre nella sua scia. Dunque, un mondo elementare, non primitivo; un mondo soffocato da un’antica solitudine umana, di cui è penosamente cosciente, dove i rapporti umani si limitano allo scambio di poche parole e si sono sclerotizzati in una gerarchia di classi non più accettabile, ma dove, pure, ci si guarda intorno per confrontarsi ed aprirsi al soffio della modernità. Parallelamente, sul piano stilistico si può rilevare che, mentre il periodare di Alvaro è stringato e nervoso, con folgorazioni di immagini a sprazzi, quello di Del Pizzo, invece, si adegua al ritmo degli avvenimenti narrati. Perciò talora è ampio e disteso, apparentemente dimesso nel tono della voce – in realtà pervaso da una sua fluida cantabilità – talaltra è turgido e fremente come nella descrizione del fiume in piena nel racconto “La bonifica”. Insomma una ricca tastiera con tanti registri diversi.

Poi l’accostamento a Jovine. Ricorderemo come Le terre del Sacramento contengano pagine di forte carica polemica (per via della trama che parla di un duro conflitto fra padroni e contadini all’avvento del fascismo): i toni aspri ed accesi, invece, non si addicono all’arte di Del Pizzo, che, attingendo alle risorse della memoria, preferisce stendere sulle cadenze del racconto un velo di elegiaca mestizia.

Non sappiamo se De Tommaso, contemporaneo del fenomeno, avesse contezza, mentre scriveva, del definitivo esaurimento del neorealismo. E’ un fatto, però, che molto felicemente accostava, tra l’altro, l’arte di Del Pizzo a quella dei sopracitati narratori (Tozzi, Bilenchi, Cassola, ed altri), diversi tra loro, ma tutti accomunati da una nuova sensibilità: quella del lirismo e della prosa d’arte.

Dunque un Del Pizzo collocato tra il declino del neorealismo e il sopraggiungere di nuove tecniche narrative fondate su di una più grande libertà inventiva. Un autore – aggiungiamo – da rivisitare e da valorizzare nella sua più giusta importanza.

  • Alberto Del Pizzo
  • La gente del circo
  • Ianieri Editore
  • Pescara 2010
  • Ristampa dell’edizione 1961
  • Prefazione di Vincenzo Rossetti