
Manoel de Oliveira, il cinema in persona: 102 anni ma non li dimostra. Un ricordo del 22 marzo 2000, quando fu ospite a Cepagatti.
La vita é una treccia. Momenti annodati di coscienza-subcoscienza-incoscienza: presente-passato-futuro in sinergia. Lo stato di coscienza é monotono. Il passato provoca emozioni. L’ incoscienza é speranza, utopia, auspicio di continuità della vita.
Così Manoel De Oliveira nel suo film autobiografico “Viaggio all’ inizio del mondo” (1997) : Marcello Mastroianni che lo impersona, lui Manoel de Oliveira presente/assente nelle vesti d’ autista, il figlio Afonso alla ricerca del passato, degli avi nella Lusitania del nord, avi presenti nel film quali soggetti reali e di finzione dentro una monovolume con sullo sfondo, nel lunotto posteriore, la strada (e l’esistenza) che inesorabile scorre all’indietro.
L’ombra di Pessoa eteronimo-ortonimo è qui “etero-ortologia” pura: una treccia di nodi sinergici realtà-finzione-proiezione d’alta maestria della celluloide e della vita.
E’ un piacere e un onore avere ospite a casa Mestre Manoel, classe 1908, il “cinema” in persona, la settima arte dalle sembianze umane.
Un’ora di incontro dibattito con gli alunni della Scuola Media “G. d’Annunzio”, associata Unesco, di Cepagatti (Pescara) è stata una somma di lezioni dall’efficacia incommensurabile. Ha accettato il “bombardamento” -così lo definirà al termine della giornata- delle domande intelligenti dei preadolescenti: volevano sapere tutto del suo primo lavoro “Douro, faina fluvial” (Douro,ansa fluviale)-1929;del suo primo lungometraggio “Aniki Bobo”(1941),interpretato da ragazzi di strada di Lisbona; si è emozionato,infine, all’applauso fragoroso e spontaneo degli stessi alunni, più che al festival di Cannes, di Berlino e di Venezia, confessa con il solito sorriso bonario.
A cena racconta di Marcello Mastroianni, del fratello maggiore Casimiro de Oliveira, pilota della Ferrari alla gloriosa coppa Acerbo di Pescara negli anni ’50, rifà la storia della Formula 1 con Gianfranco de Laurentiis, giornalista della RAI, anche lui ospite ormai di casa;racconta la sua passione per l’atletica,in particolare della sua specialità:il salto con l’asta. Vuol sapere delle montagne d’ Abruzzo, Maiella e Gran Sasso, di D’ Annunzio amico del simbolista suo connazionale Eugénio De Castro con il quale probabilmente s’inebriava con “Vinho do Porto” ad Arcachon, nelle Lande francesi, di Padre Alessandro Valignano barone di Cepagatti, che gli ha ispirato il film “Parola e Utopia”, incentrato sul missionario luso-brasiliano padre Antonio Vieira,campione dell’oratoria, girato in parte a Roma e interpretato anche da Nello Avella, docente di lingua e letteratura portoghese e brasiliana all’ Università D’ Annunzio di Pescara, poi a Roma 3 Tor Vergata,oggi all’Università di Rio de Janeiro, svela infine il segreto del suo ulteriore film “Vou-me embora para casa”(Torno a casa), tratto da una semplice battuta di un attore (Renato de Carmine,in sostituzione di Michel Piccoli,nel frattempo febbricitante) che impersonava padre Antonio Vieira e che, scoraggiato dalla complessità della recitazione del ruolo, aveva deciso di abbandonare il set.
Il recupero di Mestre Manoel dopo la parentesi censoria dovuta alla dittatura salazariana, é piuttosto frenetica.
Non sarà certamente l’ andare a casa, in pensione, a fermarlo.La sua longevità –ricordate la battuta salace di Mario Monicelli per i propri novant’anni?:«Quello (de Oliveira), mi fa una rabbia! Non vedo l’ora che muoia…»- sfida le leggi della natura e del genere umano. La vitalità del giovane ultracentenario é troppo straordinaria per chiudere con la celluloide. E poi è sicuro che il set, per un artista della portata di De Oliveira, é esso stesso vita e vitalità.
Pace suggerirgli l’ ennesima allegoria, tratta dagli insegnamenti di Fernando Pessoa: se i pensieri raccolti nel “Libro dell’ inquietudine”, l’ autore(1888-1935) li ha lasciati sciolti, senza ordine logico, in una
cassa oggi chiamata “fondo Pessoa”, che gli studiosi si affannano, si affamano,si affrontano per regolamentarli secondo -ovviamente- criteri soggettivi e personali, anche Mestre Manoel potrebbe cercare di fare un film dalle sequenze da mettere in ordine a piacimento del fruitore, dello spettatore. Come un libro-liber, che cioé rende libero il lettore di iniziare, continuare, finire la lettura delle pagine a sua volontà, così lo spettatore dovrebbe iniziare, continuare, finire la visione di un film dalle sequenze a sua scelta. Con le nuove tecnologie informatiche ciò dovrebbe essere possibile. Solo che Mestre Manoel é rimasto un puro: niente effetti speciali, niente che non sia a misura d’ uomo.
A sera, nel castello Marcantonio, riceve la pergamena della cittadinanza onoraria e la prestigiosa medaglia aurea “Turris Alex” che l’ Amministrazione Comunale di Cepagatti, per mano del Sindaco, gli ha voluto assegnare come riconoscimento per la lunga e gloriosa carriera. Manoel é onorato, si commuove. Una precedente medaglia d’ oro, confessa, la ricevette in Italia nel 1961 dalla città di Siena. In seguito dirà che è stato uno dei più significativi premi che ha ricevuto nella vita. Poi risponde a tutte le domande, con garbo. Svela a Francesco Santuccione, esperto delle quattro ruote in Abruzzo che sta preparando un libro sulla Coppa Acerbo, di avere in casa ad Oporto una foto del fratello Casimiro, pilota della rossa Ferrari, scattata a Pescara. Gliela invierà con piacere. Quindi consegna ad Ezio Verna una targa a riconoscimento del suo amore per la celluloide e per le macchine da proiezione, da farne un museo.
Intanto, da quel dì, si susseguono sugli schermi per più di un decennio e speriamo ancora per molto, i sui continui capolavori: “La lettera”, film ispirato all’ opera letteraria seicentesca francese di Madame de La Fayette, “La principesse de Clèves”, resa in chiave moderna, interprete principale Chiara Mastroianni, figlia di Marcello; “Porto della mia infanzia”; “Il principio dell’incertezza”; “Un film parlato”, sulla storia dei popoli del Mediterraneo; “Il quinto impero”; “Dal visibile all’invisibile”; “Specchio magico”; “Belle toujours”, omaggio a “Belle de Jour” dello spagnolo Luis Buñuel,suo discepolo; “Cristoforo Colombo-L’enigma”, sulle scoperte dei Nuovi Mondi: ognuno di noi, migrante, è C.Colombo. In preparazione per il 2009/10, addirittura due lavori: “Singularidades de uma rapariga loira” (Singolarità di una ragazza bionda), basato su un racconto di Eça de Queiros, che presenterà al Festival di Berlino; “O estranho caso de Angelica” (Lo strano caso di Angelica), opera pensata negli anni 50 e mai realizzata, presentata al Festival di Cannes, incentrata sul tema del sogno e della morte: l’obiettivo di un fotografo riporta in vita una splendida sposa defunta e i suoi scatti la fanno volare sul mondo,alla maniera dei quadri di Chagall ed al ritmo delle note di Chopin. Auguri di cuore, Maestro! L’Amministrazione Comunale di Cepagatti ti dedica un manifesto affisso per le vie del centro.
Grazie, Mestre Manoel, per l’ intensa giornata –il 22 marzo 2000- di cinema, di cultura, di vita regalata a tutta Cepagatti. Grazie per i capolavori in celluloide dei quali gli appassionati dello schermo d’autore possono e potranno godere.
Bom Aniversario, Mestre Manoel, e lunga vita per «Você» e per il cinema!
(nella foto di apertura, da sinistra: il regista portoghese Manoel de Oliveira, il giornalista della RAI Gianfranco de Laurentiis, la signora Franca Nardicchia e l’autore mario Nardicchia)