Reale e virtuale: riflessioni

Mai come in questo periodo assistiamo quotidianamente a continui e martellanti dibattiti che ci propone il mezzo televisivo. Emblematico è il caso dell’omicidio della piccola Sara che per la prima volta ha portato sullo schermo una tragedia dai contorni ancora non chiari per il modo in cui si è svolta l’intera vicenda. Uno scenario multiforme in cui gli “attori” diventano “ protagonisti” e si mostrano ogni volta capaci di recitare la loro parte, talmente bene che l’identificazione fa perdere a loro stessi e a chi ascolta e vede, la vera identità personale, quella di cui ognuno dovrebbe esserne portavoce consapevole e cosciente.

La vera realtà rappresenta per molti un mondo dal quale distaccarsi, un comune e grigio meccanismo che appiattisce e rende uguali gli uni agli altri. E allora anche i sentimenti diventano un “bene” di consumo, se ne parla come se fossero oggetti concreti e come tali una proprietà personale da modellare e trasformare a seconda delle situazioni, spesso per soddisfare l’inconscio protagonismo e la voglia di apparire. La virtualità è un mondo in cui non costa fatica costruire l’immagine di se stessi, lo vediamo spesso con i bambini e i giovani che si alimentano di stereotipi che forniscono un riparo alla fragilità esistenziale, all’insicurezza e alla solitudine. Per questo motivo la crescita e l’autonomia personale diventano strade sempre più difficili e lontane da raggiungere.

I mezzi di comunicazione sono ormai entrati con forza a rappresentare un mondo dai contrasti stridenti in cui il reale e il virtuale sembrano compagni di viaggio, entrambi disposti a scambiarsi i ruoli e a costruire personaggi, attori e protagonisti di un mondo inesistente. Le immagini riescono a trasmettere un forte impatto emotivo, esse sono spesso lo strumento semplice ed immediato per disegnare una realtà senza confini materiali in cui la forza e il potere, la bellezza e la perfezione sono strumenti indispensabili per vincere ed essere sempre e comunque al di sopra della normalità e del senso comune. Il meccanismo di identificazione porta spesso a proiettare tutti i desideri e le aspettative su un fragile e aleatorio mondo, troppo lontano dalla vera realtà in cui ognuno vive e ha le sue radici.

La generazione “hikikomori”, fenomeno studiato e presente con maggiore incidenza in Giappone, ci mostra il meccanismo complesso e aberrante che porta i giovani a isolarsi del tutto dal mondo esterno per assumere una identità virtuale, multiforme e affascinante mezzo di conoscenza che fornisce le difese necessarie per un mondo sempre più difficile da gestire . Un fenomeno questo che interessa circa un milione di giovani che vivono isolati dal mondo esterno e che “sopravvivono” alla società e alle regole dettate da essa.