Scrissi sulla pittura di Domenico Palma, mio amico fin da quando eravamo compagni alle scuole superiori, nel lontano 1978 in occasione d’una sua personale alla Galleria Pescara Futura, oggi scomparsa purtroppo come tanti altri spazi espositivi, allorché egli praticava una pittura iconica resa sì in chiave verista, ma gratificata da sapienti giochi di luce. Ora con soddisfazione vedo che terrà una sua personale (inaugurazione sabato 4 dicembre 2010 alle ore 18), curata dalla giovane critica Chiara Strozzieri, al Mediamuseum sempre a Pescara, nella quale sorprendentemente la sua ricerca si è evoluta verso l’astrazione.
L’artista, nato nel 1943 a Castiglione a Casauria, però, nonostante il cambiamento radicale che spesso si registra anche in tanti suoi colleghi persino storici (basti pensare a Lucio Fontana), ha mantenuto una coerenza ideale, dovuta forse alla sua formazione classica. Il senso estetico dell’opera non è fornito tanto dalla presenza dell’icona o dall’assenza di essa, quanto piuttosto dal fluire morbido, raffinato dell’elemento luce sulle sue composizioni. Per lui la luce è vita, è respiro, è spiritualità, è principio formativo di valori etici che sempre devono essere a fondamento della difficile pratica dell’arte.
Significativamente alla mostra, documentata da un bel catalogo, è stato dato il titolo “Vieni al mondo”, a significare proprio questa rinnovata genesi della luce che evoca un afflato lirico. “L’arte di questo pittore che si è lasciato ad alcuni, troppi anni di studio solitario, non è certo di quelle che urlano in faccia la propria verità con la presunzione di imporla agli occhi dello spettatore, quanto piuttosto un’arte che educatamente ci fa respirare un po’ della sua poesia, desiderosa di risvegliare l’attenzione su tutta la gamma dei sentimenti umani, che certo è vastissima.” Così scrive la curatrice dell’esposizione, rilevando come da tanti anni si attendeva una nuova sua sortita ufficiale, proprio per presentare i piccoli lavori astratti, nei quali io avverto l’eco di un grande maestro della cosiddetta Scuola Artistica Pescarese, ovvero Elio Di Blasio. Le piccole tele o tavole di Palma esposte in mostra richiamano il mirabile ciclo pittorico di Elio dal titolo “Segni di terra”. Identica è la rielaborazione dell’esperienza visiva del paesaggio abruzzese scandito dalle varie tonalità calde dell’ocra in grado di fermentare la materia pittorica e sedimentarsi nella superficie. Identica la resa luministica e la tessitura anarchica dei segni e delle macchie cromatiche in trasgressione spaziale.
A questo proposito puntuale il richiamo di Chiara Strozzieri al Tachisme: “Palma è il più lirico tra i tachisti nell’anticipare quell’attacco alla bellezza e precorrere per certi versi le soluzioni dell’Espressionismo astratto. Del resto il Tachisme non nasceva da alcun comportamento ragionato e allo stesso modo il nostro autore parte dalla “tache”, dalla “macchia”, percependola prima secondo un’intuizione e poi realizzandola, assecondando anche una parte di casualità.
Sono due i fattori che interessano la sua ricerca su questo campo di macchie colorate, che hanno tutto dell’emotività del loro creatore e niente dell’ordine preconcetto: l’espansione e la stratificazione.”
Sappiamo quanto il caso giochi un ruolo di primo piano nell’astrattismo, soprattutto informale; ce lo hanno insegnato i vari Burri, Tàpies, Fautrier, Saura e così via. ebbene Domenico Palma non fa eccezione, però è in grado ugualmente di proiettare sui suoi stupendi brani lirici una sorta di tessitura razionale, logica, Se mi si chiedesse quale sia il segno di questo sottinteso ordo mentis, non saprei rispondere, ma forse è la musicalità della luce in libero pascolo sulle intersezioni di segni e macchie a fornire questo sotterraneo fondo di pulizia e trasparenza logica.
Chi ben conosce l’artista, come lo scrivente, può ben testimoniare come egli non possa considerarsi apologeta dell’illuminismo, perché la componente razionale a cui si fa riferimento grazie all’artificio della luce, sempre mirabile in pittura, cede sovente la priorità all’elegia, al sentimento del tempo che inesorabile coinvolge nella sua asperità distruttrice uomini e cose.
La pittura attuale di Palma se sotto l’aspetto strettamente linguistico è configurata con i canoni della modernità, su quello umano offre modulazioni persino romantiche. Rilevanti sono certe aperture poetiche che definirei nostalgie o ancor meglio rimpianti per esperienze di vita vissute che mai saranno riproposte se non nella memoria. E taluni lacerti di paesaggio che campeggiano mirabilmente su alcuni suoi bozzetti (così chiamerei i suoi piccoli lavori) ne sono una vistosa esibizione , quasi metafora d’un tempo che fu.
Che dire? Una bella mostra, come sempre promossa dalla direzione del Mediamuseum egregiamente diretto dal prof. Gianfranco Zazzeroni, che consigliamo fervidamente ai nostri lettori. Come sempre ingresso libero e catalogo in omaggio.



Caro professore, nel ringraziarla per le parole iperboliche usate per la mia attività critica, le dico che mi farebbe piacere conoscerla o almeno visionare online sue opere.
Leo Strozzieri
Come si fa a dire che l’articolo non piace, quando è scritto da un critico di fama come Leo Strozzieri. complimenti e auguri a Leo ed anche a chiara e all’artista. Un caro saluto a tutti, con la speranza di conoscervi personalmente. Prof. Raffaele Salzillo.