Teramo, 1890: il ramaio Adamoli ed il suo “Copialettere”

Federico Adamoli ci regala un altro, importante pezzo di storia teramana. 

“Cronaca di un ramaio teramano” (Libri Artigianali), si basa sulla trascrizione e sull’accurata analisi di un copialettere, il registro contabile e commerciale in uso nelle aziende dell’Ottocento. Il protagonista non poteva che essere un suo discendente, Giovanni Adamoli, ramaio teramano che descrive ed informa gli aspetti dell’attività commerciale dell’antica Interamnia.

In società con il fratello Gelasio, fondatore e gestore della storica rameria di Villa Tordinia, Giovanni Adamoli copialettere nel periodo tra il 1890 e il 1892, esattamente nel quartiere della Cona. La società dei fratelli Adamoli decorse dall’agosto del 1888, quando ricevettero in affitto dagli Spinozzi le strutture di Villa Tordinia destinate alla lavorazione del rame. Gli Adamoli, che già vantavano una lunga tradizione ramaia, pagavano 125 lire mensili d’affitto. All’attività partecipava anche il fratello minore Aldobrando, il quale fu (“forse”) l’unico a non intraprendere questo lavoro. 

Tra gli strumenti di organizzazione del lavoro, stupisce il cartolino postale, l’unico ausilio indispensabile per poter effettuare le comunicazioni commerciali; il problema ricorrente nell’attività, invece, è la variazione di peso della materia prima ordinata. Una “piaga inguaribile” la definisce il commerciante teramano. Documenti e note che mettono in evidenza un mondo sincero, onesto e leale: quando il commercio non era truffaldino, ma svolgeva realmente un servizio sociale. Ed è per questo che quando chiude, il copialettere lo fa annunciando al fornitore piemontese il tragico destino del fratello maestro, ammalatosi. Si comunicava così, allora, quando le persone avevano una dignità.