Il sacrificio dell’orco

Il giallo di Avetrana sembra una storia infinita. Mai come in questi mesi la televisione ha trasmesso un continuo tam-tam di informazioni: notizie, dichiarazioni, ritrattazioni ed anche illazioni. Si è detto di tutto e di più e quella casa, testimone di un orrendo delitto, sembra essersi stampata nella mente di tutti come l’immagine del villino di Cogne. Case che hanno ascoltato e che non possono parlare, immerse nella quotidianità e normalità di un nucleo familiare ormai violentemente spezzato da un evento delittuoso impossibile da comprendere e metabolizzare. In entrambi i casi la famiglia è stata la indiscutibile protagonista.

Sicuramente è questo il motivo che ci porta a voler a tutti i costi rimettere a posto le tessere di un mosaico che la società, con i suoi cambiamenti radicali, ha mescolato rompendo e alterando i legami affettivi primari che sono alla base della nostra tradizione culturale. Ciò che riesce difficile comprendere è sempre un motivo per interrogarsi sul significato del bene e del male, apparenza e realtà filtrate e lievitate dai messaggi multimediali che hanno trasmesso e modellato figure di persone semplici in “ prodotti” costruiti e di facile consumo. Oggi il giallo di Avetrana si avvia forse ad una conclusione diversa che capovolge quel percorso quasi obbligato di cui tutti siamo a conoscenza. Lo zio “ orco” ed assassino diventa uno strumento usato e abusato per acquietare le coscienze che hanno voluto a tutti i costi vedere un responsabile, il responsabile.

Ma la condizione umana, quella fatta di errori e rinunce, bugie e colpe, prima o poi diventa una fragile trama su cui è impossibile reggere il peso di un castello costruito per nascondere la verità. Una verità non è la verità e di questo ce ne siamo resi conto ascoltando, osservando e giudicando, scavando nella vita di ognuno dei personaggi, assurti come tali, alla cronaca quotidiana. Quel sentimento di ripulsa e di orrore che ha sostenuto dall’inizio una storia intricata e piena di interrogativi ci porta oggi a considerare che l’orco cattivo può anche sacrificarsi per gli altri, per una figlia che ha sbagliato e che, come tutti sappiamo, ha augurato a suo padre la pena più dura offrendogli in cambio il silenzio.