Nel mezzo del cammin di nostra vita…mi trovai in Abruzzo

Forse il legame del sommo Dante con le terre abruzzesi è meno labile e fugace di quel che si potrebbe pensare.  

E’ notorio che Dante Alighieri è uno dei sommi poeti italiani se non il sommo per eccellenza! Egli è il padre della lingua italiana moderna e secondo alcuni, ispiratore e iniziato di società segrete, esoteriche e massoniche come quella: “Dei Fedeli dell’Amore”, a cui aderirono tanti poeti facenti parte di quella corrente letteraria chiamata “Dolce Stil Novo”.

Di Dante sappiamo che nacque a Firenze nel 1265, nozione che ricaviamo dalle parole presenti nel canto primo dell’Inferno: “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” che possiamo attestare intorno ai trentacinque o quaranta anni, in base all’età media dell’epoca! Morì a Ravenna, esule, nel 1321 e la sua vita fu come un romanzo che lo portò a fare tanti lavori come poeta, scrittore, politico; conobbe tante persone celebri ed illustri del suo tempo, e riuscì a creare anche un opera immortale: La Divina Commedia, pietra miliare della letteratura di tutti i tempi!

La Divina Commedia è un opera grandiosa costituita su una struttura solida ed colossale sia a livello estrinseco sia intrinseco. Essa si presenta con una duplice costruzione: architettonica e dottrinale sapientemente amalgamate. La Divina Commedia è un poema didattico – allegorico, composto da tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso; ciascuna delle quali, a sua volta, è composta da 33 canti in terzine concatenate attraverso la rima centrale, oltre a un canto proemiale che funge da premessa alla prima cantica.

La costruzione architettonica si basa sulla forma di una visione evocatrice, quasi onirica di un viaggio nell’oltretomba, che permette all’autore di contrapporre il mondo terreno triste, ingiusto, volubile e tempestoso a quello ultraterreno fatto di ordine, armonia e giustizia.

Quest’opera si basa sull’impiego di un numero fisso di canti per ciascuna cantica che è il numero nove, multiplo del tre, simbolo della Trinità Divina. Nell’Inferno, ad esempio, i peccati sono distribuiti secondo tre categorie: dell’incontinenza, della violenza e della frode. La trama si basa su di un viaggio immaginario compiuto per straordinaria grazia divina nella notte a cavallo tra il giovedì e venerdì Santo dell’anno giubilare del 1300, attraverso i tre regni Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Nel concepire l’idea dei tre reami ultraterreni, essendo figlio del suo tempo, attinge alle conoscenze geografiche ed astronomiche dell’epoca, che voleva il pianeta Terra distinto nei due emisferi, quella delle terre e quella delle acque, e secondo il sistema tolemaico, essa era ritenuto immobile nel centro dell’universo, circondata dai sette pianeti: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno, che le giravano intorno, costituendo altrettanti cerchi concentrici e di crescente ampiezza, oltre al cielo delle Stelle fisse e al Primo Mobile, origine del moto universale.

L’inferno dantesco è concepito come un immensa voragine sotterranea situata sotto Gerusalemme,dove si ubica apertura principale. Ha la forma di un imbuto la cui base è conficcata nel centro della Terra, ove dimora Lucifero; essa si presenta a mo di anfiteatro composta da nove cerchi che si restringono sempre più, quando ci si avvicina al suo vertice!

Il purgatorio è una montagna altissima in mezzo ad un isola, agli antipodi di Gerusalemme; esso si presenta come un tronco di cono formatasi dalla fuoriuscita di sostanze magmatiche provocate dalla caduta di Lucifero al centro della Terra quando essa si è ritratta agghiacciata da tale evento!

Essa è composta da due balze sormontate da sette gironi al cui vertice svetta una cima rigogliosa di alberi che è il paradiso terrestre, al cui centro si ubica l’albero della scienza, del bene e quello del male, insieme al fiume Letè ed Eunoè.

Il Paradiso è composto da nove cieli concentrici, che anche avendo moti diversi, si armonizzano perfettamente tra loro.

L’inferno che rappresenta la prima cantica di quest’opera monumentale, che oggi potremmo definire come una saga fanta-esoterica-letteraria, inizia in media res, il protagonista, che lo stesso Dante, che intraprende questo viaggio mistico in carne ed ossa, si ritrova in una selva oscura senza sapere in quale maniera vi è giunto!

Leggendo le parole di Natalino Sapegno, eminente studioso di Dante, nell’introduzione al canto primo dell’inferno si dice: “Approssimandosi l’equinozio di primavera dell’anno 1300, il poeta smarrita la dritta via, si ritrova in una selva oscura e ardua.

Il suo cuore, profondamente turbato dalla coscienza del pericolo mortale che lo sovrasta, s’illumina per breve tratto di speranza, mentre s’accinge a raggiungere la sommità di un colle, che gli appare non lontano ed illuminato dai raggi del sole.

Sennonché, a farlo retrocedere e a ripiombarlo in una cupa disperazione, sopraggiunge una dopo l’altra tre fiere: una lonza o lince, un leone e una lupa…

La selva è simbolo, nel protagonista, di una condizione di traviamento intellettuale e morale, e, in genere, dello stato di corruzione e d’ignoranza della società…”

Come ci ricorda Dante, vi sono diversi modi di “viaggiare”: si possono fare viaggi introspettivi all’interno di se stessi, viaggi fantastici fatti sulle ali d’oro della fantasia, ma… esistono anche viaggi fatti fisicamente cioè spostandosi da un posto fisico ad un altro e da qui ad uno nuovo e così via.

Se prendiamo alla lettera le parole del sommo maestro e cioè che egli si sposta fisicamente da un posto ad un altro, si può pensare che quindi il luogo descritto nel canto primo dell’Inferno esiste realmente!

Molti si sono affannati alla ricerca di tale posto ed alcuni hanno creduto di riconoscerlo nel territorio di Palena, cittadina dell’entroterra chietino abbarbicato ai piedi del massiccio montuoso della Majella. Sembra che, qui esistesse, in passato un luogo somigliante a quello descritto da Dante recante il toponimo di “Selva Oscura”!

In questo luogo, geomorfologicamente simile a quello descritto nella magna opera del sommo, vi era presente anche una flora e fauna affine a quella della Divina Commedia, con la presenza, fino al milleottocento, di linci e lupi.

Un supporto a tale tesi potrebbe essere che Dante ha visitato questi luoghi in quanto alcuni cronisti dell’epoca riportano che il sommo faceva parte del corteo papale che accompagno Celestino V a L’Aquila per diventare papa, inoltre una delle strade panoramiche che portano a L’Aquila attraversa proprio Palena, che ospita anche una chiesa fondata dal Santo papa eremita!

Inoltre si dice che Dante, durante il suo soggiorno abruzzese, abbia visitato una bellissima chiesetta Santa Maria Ad Criptas a Fossa nell’aquilano, che fino a non molto tempo fa recava simboli templari, di cui oggi non vi sono tracce, e che ha la peculiarità di essere completamente miniata ed il suo soffitto è decorato come se fosse un cielo stellato; lungo le pareti si possono ammirare, a mo di fumettone, scene prese dalla Bibbia e molte di esse hanno come tema portante l’inferno; inoltre si può vedere anche la crocifissione di Nostro Signore e la Sacra Sindone come quella di Torino; e, secondo alcuni, pare che tale visita, sia stata fonte di ispirazione per questo illustre turista!

Nella chiesa paleocristiana dedicata a San Marco ad Agnone, che oggi si trova in Molise ma alcuni decenni fa facente parte degli Abruzzi, sembra ospiti un incunabolo dantesco e pare che ospitasse nella seconda metà del 1500 anche un quadro raffigurante un soldato di Bonifacio VIII che conficcava un chiodo nella testa di Celestino V. Infine alcuni hanno voluto vedere in questa chiesa uno dei luoghi che ha ospitato la fuga del Santo da Morrone durante la caccia fattagli dai soldati papali dopo la sua rinuncia.

Infine si dice che Dante abbia fatto fisicamente tale viaggio nei regni ultraterreni descritto nella Divina Commedia, in quanto in possesso di un idioletto bifronte dalla testa barbuta, che era in grado di permettergli di viaggiare concretamente nell’oltretomba; feticcio datogli, forse, dai Templari, a loro volta avuto da sette segrete esoteriche orientali, che poi è servito, forse, da pretesto per accusare e sciogliere tale ordine in quanto corrotto dall’adorazione che riservavano a questa divinità pagana!