Premio Letterario Sergio De Risio 2010: inaugurata la sezione di arti visive
Scritto da Manuela Valleriani il 5 settembre 2010
Il tradizionale Premio Letterario di Scerni (Ch), intitolato alla memoria di Sergio De Risio si arricchisce per la prima volta di una sezione dedicata alle arti visive.
Si è svolta a Scerni (Ch), il 28 agosto scorso, la IV edizione del Premio Letterario Sergio Di Risio, promosso da: Istituenda Fondazione Sergio De Risio, Comune di Lanciano, Comune di Scerni e A.P.A. (Associazione Psicoterapeuti Abruzzesi) e con il contributo di Regione Abruzzo, Presidenza del Consiglio Regionale, Provincia di Chieti, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti S.p.A., Fondazione Cantiere Abruzzo Italia, Assicurazione Milano, Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e LUMSA di Roma.
Il Premio Letterario Sergio De Risio nasce nel 2004, dopo la scomparsa del famoso poeta e psicanalista abruzzese, nella volontà di continuare lo studio e la ricerca del cosiddetto “Pensiero Poetante” avviati appunto da De Risio, appassionato lettore e compositore di versi, oltre che autore di numerosi saggi e contributi scientifici.
La giuria del Premio, presieduta da Renato Minore e composta da Flavio Ermini, Filippo Maria Ferro, Giuseppe Langella, Cesare Milanese, Giancarlo Quiriconi, Jacqueline Risset, Marco Tornar e Raffaele Saraceni, ha decretato per l’edizione 2010 i seguenti vincitori:
Per la Sezione I – opere propriamente poetiche: Ruggero Guarini con “Chiunque tu sia” (Il Notes Magico)
Per la Sezione II – opere di riflessione teorica e critica: Gabriele Pulli con “Freud e Severino” (Moretti & Vitali)
Per la Sezione III – poesia inedita: Francesca Monnetti, Andrea Velardi
Per questa quarta edizione inoltre il comitato scientifico ha voluto ampliare il panorama delle attività con una nuova sezione dedicata alle arti visive, a cura di Maria Cristina Ricciardi, che ha visto vincitore l’artista Ciro Palladino con l’opera intitolata “L’Attesa”.
Nove pittori italiani – Luca Bellandi (Livorno), Silvano Braido (Lancenigo/TV), Lino Carraretto (Casale sul Sile/TV), Gaetano Memmo (Chieti), Gabi Minedi (S. Omero/TE), Maurizio Romani (Roteglia/RE), Ciro Palladino (Torre del Greco/NA), Massimina Pesce (L’Aquila) e Alessandro Tofanelli (Migliarino Pisano/PI) – sono stati infatti invitati a realizzare un lavoro di grande formato liberamente ispirato ad una poesia scritta da Sergio De Risio e designata dalla giuria del Premio.
“Un’unica poesia da restituire in arte visiva con altrettanto ‘pensiero poetante’, per restare in tema con la specificità che contraddistingue sul piano della cultura il Premio Letterario Sergio De Risio”.
Le opere realizzate sono attualmente esposte in una mostra che è stata inaugurata presso il Palazzo degli Studi di Lanciano (Ch) il 29 agosto 2010 e che rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 25 settembre.

Il sindaco di Lanciano Filippo Paolini premia l’artista Ciro Palladino
Ciro Palladino
Nasce a Torre del Greco (Na) nel 1954, dove attualmente vive e lavora. Da giovanissimo si muove nell’ambito dell’Anacronismo per approdare, nel corso degli anni, ad una personale dimensione pittorica che indaga gli aspetti misteriosi ed enigmatici della quotidianità. Numerose sono le esposizioni, personali e collettive, a cui partecipa con ampio successo di critica. Ha diretto per oltre un decennio il Centro Design Falconio di Napoli con una forte attenzione alla scenografia, per cui è noto negli ambienti della cultura napoletana.
Il suo linguaggio artistico si avvale di una tecnica composita e raffinata: colori acrilici su tela con interventi di pigmenti metallici e a foglia d’argento. La figura umana disvelata nei suoi dipinti appare avvolta da immaginarie quinte teatrali, “corporeità come enigma eterno ed eternamente volto alla ricerca di un contrafforte da abbattere o a cui aggrapparsi.”
“La prospettiva di ricerca di Ciro Palladino”, scrive Maria Cristina Ricciardi in catalogo, “trova la sua genesi culturale in quel versante non figurativo della pittura italiana che intorno alla metà degli anni Ottanta, in un clima di complessa postmodernità, si riconosce nelle linee linguistiche di un primitivismo concettuale che esplora la necessità di una nuova immagine pittorica”.
“Attesa” – grande polittico installativo formato da 16 tele (50×50 cm), una cornice in gesso argentato e sei ciotole in vetro con candele – non è solo il luogo della libertà e dell’invenzione, ma l’incarnazione dell’accadimento esistenziale, ovvero dell’evento che si compie: esso rappresenta cioè il luogo in cui si attua la distinzione tra quadro e ambiente, “quell’osmosi tra l’io ed il mondo di cui parlano i versi di De Risio”.
Il senso dell’intermittenza del chiarore lunare che introduce il bianco laddove il nero della notte confonde le forme, viene percepito come un “cortocircuito esistenziale tra visibile ed invisibile”, nei repentini passaggi tra il buio e la luce. Efficace è in questo senso l’idea della foresta, luogo che per Gustav Jung simboleggia l’inconscio e le sue paure, e che in Ciro Palladino assume il valore salvifico della spazialità sacra dell’opera.
Il viaggio verso la conoscenza passa dunque attraverso la metafora di una “foresta di segni”, a testimoniare il rapporto millenario dell’uomo con la natura, tra il cielo e la terra, fissato nella presenza di piccoli rami, simbolico rimando alla vita e alla memoria.
“L’arte come coraggiosa riconquista intellettuale dei significati”, conclude la curatrice, “diviene così l’antidoto al depotenziamento contemporaneo del mondo occidentale che reca il germe della necessità di una nuova spiritualità”.
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