L’ “Autunno” raccontato dalla poesia di Felice Marcantonio

L’ estate sembra lentamente andare via , e già il pensiero si sposta verso quei pesanti lavori che caratterizzano la stagione autunnale che è ormai alle porte: la raccolta dell’uva e la raccolta delle olive per esempio che in Abruzzo sembrano dare spazio ad una grandissima festa caratterizzata si da fatiche e lunghe giornate che iniziano presto al mattino , ma anche da assaggi, incontri, banchetti , battute e canzoni che animano le giornate di persone che amano la loro terra e sono molto legate alle tradizioni.

In questo modo s’iniziano a vedere le foglie che cambiano colore ed incuriosiscono grandi e soprattutto piccoli che cominciano a tempestare di domande genitori e maestre , essendo tornati da poco a scuola, arrivano le prime piogge che sembrano voler avvertire del fatto che l’estate è finita ed è tempo di rientrare nelle case , ed i paesi si popolano di sagre e folclore che continuano ad attirare molte persone ,soprattutto i nostalgici della stagione estiva che si è ormai trasformata in ricordo.

L’autunno arriva con un’esplosione di colori, di sapori, ma anche di mille profumi , molti preferiscono passeggiare in montagna proprio in questa stagione, quando l’allegria si fa più manifesta e le temperature più gradevoli ed il sole meno aggressivo , permettono di intraprendere escursioni piacevoli ed anche più interessanti, vista la vivacità che caratterizza gli ambienti.

Eppure non per tutti l’autunno è una stagione piacevole: per alcuni è la stagione che porta via le lunghe giornate di sole , che spoglia gli alberi, che costringe a sostituire l’abito pesante con l’abito leggero e che crea vuoti intorno alle persone, soprattutto quelle che sono lontano dal proprio paese d’origine per lavoro e non possono vedere l’alternarsi delle stagione accarezzare le terre del proprio cuore come ci racconta nella poesia “Autunno” il nostro amico Felice Marcantonio:

Osservo i tigli del viale
Già spogli…
Tra i rami s’imbrigliano
Pigri raggi di sole.
Vedo finalmente
Il nido vuoto dei cardellini
Che invano d’estate
Ho cercato di scoprire…
Sulle foglie secche
Gocce di rugiada
Scompongono la luce
In minutissimi iridi…
Ho tanta voglia di piangere!

 Felice Marcantonio

Anche una partenza non voluta è paragonabile ad un autunno che preannuncia un lungo e rigido inverno fatto di emozioni ibernate, difficili da esternare. Felice ha scritto questa poesia nell’autunno del 1982, quando si trovava in Piemonte per lavoro, e dunque lontano da Pretoro: si è lasciato ispirare dal grigiore del tempo che generava in lui una profonda malinconia , che si sa , sarebbe causata anche da una splendida e luminosa estate, se trascorsa lontana dalla terra del proprio cuore.