In una lunga intervista rilasciata da Mira Cancelli il 2 febbraio 2010 alla nostra rivista, si era parlato di una esaustiva monografia che la giovane critica Chiara Strozzieri stava preparando per l’insigne artista di Pianella; e ci eravamo ripromessi di recensire la pubblicazione sempre su Abruzzo Cultura, periodico online particolarmente attento agli avvenimenti riguardanti l’arte, la letteratura, il turismo, in genere la cultura del territorio.
Ora questo volume edito da Artechiara di Pescara è in libreria e prossimamente sarà ufficialmente presentato in diverse città della regione a cominciare naturalmente dal capoluogo adriatico e da Pianella, ove l’artista risiede ed opera.
“Mira Cancelli 1950-2010”: questo il titolo dell’opera monografica nella quale appunto si ripercorrono sessant’anni di intensa attività non solo artistica ma anche di promozione culturale di questo personaggio ormai noto a livello nazionale soprattutto come storica e studiosa delle tradizioni popolari e religiose dell’Abruzzo così come vengono descritte nei mirabili romanzi di Gabriele D’Annunzio e Ignazio Silone a cui lei ha dedicato importanti cicli pittorici. Cancelli è altresì nota per la sua attività nel campo del muralismo, avendo eseguito in Cepagatti, splendida cittadina dell’entroterra pescarese confinante con Pianella, grandi murales nelle pareti esterne del centro storico, segnalati in numerose guide turistiche.
Tornando al prestigioso volume in questione, c’è da notare una dovizia di documenti inediti (testi e fotografie) riguardanti in pratica oltre mezzo secolo non solo dell’operosità di questa artista, ma degli eventi culturali che hanno riguardato l’intera comunità ove lei ha operato anche come docente, formando generazioni di giovani. È questo ampliamento d’orizzonte d’indagine che sorprende perché quasi mai viene effettuato dagli studiosi in simili pubblicazioni monografiche, a tal punto che l’opera acquista maggior rilievo proprio in quanto testimonianza d’un impegno corale nel settore culturale.
Ed allora il lettore potrà prendere atto di quanto a Pianella sia stato fatto sotto le amministrazioni civiche di Giorgio D’Ambrosio e Manuela Pierdomenico, di quanto determinante sia stata per la collettività l’apertura della “Casa della cultura” ove verrà collocata La costituenda Pinacoteca Civica ove verranno esposte opere acquisite negli anni in occasione delle varie edizioni della rassegna “Ricerche contemporanee” di cui Cancelli è stata ideatrice, e così via.
Ciò detto, è prevedibile che la monografia sarà accolta con interesse non solo da appassionati e collezionisti d’arte, ma anche da studiosi e storici della nostra regione.
Numerosi sono i capitoli di cui si compone il volume a cominciare da quello dedicato alle opere degli anni ’50 quando già la vena narrativa e fantastica dell’artista aveva come polo di riferimento l’interesse didascalico: come dire il sublime messaggio dell’arte deve avere una sua destinazione che è il grosso pubblico, dando così una lezione preziosa di “democratizzazione della cultura”, e deve avere soprattutto una finalità etica, in barba magari alle teorie crociane dell’autonomia dell’arte. Questa basilare tensione morale mai verrà meno nel corso degli anni, come dimostreranno i gradi cicli pittorici illustrativi dei romanzi dannunziani, di Fontamara e dell’Olocausto, di cui si parlerà più avanti. Cancelli è riuscita a trasferire i fatti dei romanzi in esperienze concrete di vita e a stabilire una rete di corrispondenze e consapevolezze civiche, fondamentali per la convivenza pacifica. L’arte per lei rappresenta la vita ed è necessaria per dare un senso a quei fatti della nostra esistenza che tuttora ci allietano o affliggono, come l’amore, la morte, il dolore. A questo proposito, cioè circa l’eterno problema del dolore e della morte che ne è il corollario tragico, va molto apprezzata l’opera di Mira Cancelli sulla Via Crucis, a mio avviso uno dei vertici della sua ricerca nella quale offre un saggio probante della sua formazione classica. Lo stesso suo maestro l’indimenticato Serafino Mattucci evidenzia in una sua testimonianza la perizia con la quale lei “ha saputo dare alle immagini il senso del divino, per cui evocano alcune plastiche, con soggetti sacri, dei maestri maiolicari castellani.” Le 14 formelle vanno lette intanto evidenziando la colorazione austera propria della terracotta, poi il gioco della luce che vellutata si espande sulle scene sacre riuscendo a rendere amalgamati in uniformità i vari personaggi che via via si presentano alla ribalta.
Il corpo portante della bella pubblicazione è senz’altro rappresentata dai capitoli ove vengono prese in esame le opere letterarie interpretate dall’artista: La figlia di Iorio, La fiaccola sotto il moggio e Fontamara.
L’amore da parte dell’autrice per la tragedia pastorale è di lunga data, come dimostrano i numerosi eccellenti studi a pastello, acquerelli e dipinti datati 1985, mentre nel 2004, proprio in occasione del centenario del grande capolavoro tutte le tavole completate vengono proposte in una riuscita mostra al Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara.
Per quanto concerne l’altra opera dannunziana, troviamo un novità assoluta in quanto i vari personaggi usciti dalla matita e dal pennello hanno i volti di persone realmente esistite che l’artista ha associato alle figure dello scrittore in base ad affinità caratteriali o portamenti adottati. È come se essi fossero stati decontestualizzati e sottoposti al regime della contemporaneità. Va ricordato il successo con cui questa suite di opere è stata accolta nelle reiterate esposizioni, ultima delle quali nel 2008 al Palazzo Pisani di Lonigo in provincia di Vicenza. Stupenda e particolarmente significativa la tavola “Edia, quante montagne camminasti…nella terra dei re indovini! Un monte erto e serposo… E v’era una città” (Atto III, scena prima), qui riprodotta.
Infine l’interpretazione di Fontamara, il capolavoro di Ignazio Silone che ruba alla realtà personaggi e fatti vissuti, essendo il paese immaginario descritto dallo scrittore marsicano molto simile alla sua Cepagatti ove Cancelli ha trascorso l’infanzia. Qui l’autrice ha colto nella coralità l’elemento determinante della lotta dei cosiddetti “cafoni” contro la sopraffazione del potere.
Ecco, la grandezza e l’efficacia di questa lotta per la libertà e l’affermazione dei diritti democratici è rappresentata proprio dalla coralità di questo immaginario paese appollaiato sulle sponde di quello che un tempo fu il lago del Fucino che, unito dalle stesse pessime condizioni economiche e soprattutto culturali, si ribella contro i soprusi che vengono spesso subiti senza che i poveri diavoli, nella loro atavica ignoranza, se ne rendano conto.
Nei dipinti illustrativi del romanzo, Mira Cancelli interpreta con un afflato lirico davvero esemplare i vari personaggi e le varie scene sempre esternando la sua simpatia per gli ultimi. Straordinarie le figure di Berardo Viola unico fontamarese che riuscirà ad emergere, di Elvira, la più bella fanciulla del territorio, di Don Circostanza, una sorta di Ferrer del romanzo che finge di schierarsi al fianco del popolo, ma in realtà lo inganna. Comunque al di là dei singoli personaggi, Cancelli nella quasi totalità delle tavole concentra la sua attenzione sul popolo che pertanto diviene attore principale della storia grazie ad una accresciuta coscienza sociale e politica che ben fa sperare per un futuro di libertà.
Un’ampia antologia critica ed un reportage fotografico in cui compaiono insigni personaggi come Rita Levi Montalcini , con parecchi dei quali Cancelli è stata in corrispondenza epistolare, chiude la pubblicazione. Una curiosità riguarda la passione di lei per il ciclismo (è riportata nel volume una lettera autografa del suo idolo Gino Bartali)



complimnenti prof.ssa cancelli
anche questa volta un successo
,come sempre in questi 50 anni ,per me 30 anni di conoscenza , di VERA E CARA AMICIZIA !!!!!!!!!!
una insegnante ,ricca di AMORE PER L’ARTE ,ricca d’amore per la cultura . una donna ricca di valori (e lho potuto capire dall’intervento del caro figlio eugenio , sabato 13 novembre ,presso il comune di pescara
.GRAZIE PER QUELLO CHE IN QUESTI ANNI HA DONATO !
GRAZIE PER LA BELLA AMICIZIA !
GRAZIE DI ESISTERE !
CON AFFETTO
SIG.ROSA
Evviva Mira Cancelli,donna passionale,ricca di valori e di amore per la cultura che ha dedicato gran parte della vita all’arte!
Complimenti all’estensore dell’articolo che ha saputo ben cogliere gli aspetti salienti dell’artista.