Acciano, estate 2010: una cartolina dal passato
Scritto da Achille Giuliani il 23 agosto 2010
Come accade ogni anno, in estate i paesi dell’Abruzzo montano tornano a popolarsi delle “loro” genti, attratte da questi luoghi con un richiamo quasi ancestrale, dalla voglia e dal senso di appartenenza a una Terra difficile, ma sempre gentile; anche con l’ultimo arrivato, anche con i forestieri. Una sorta d’immigrazione o di transumanza al contrario. Luoghi che raccontano di gioventù lontanissime e di occhi protesi al futuro, di ricordi, di delusioni e di speranze.
Come ad Acciano (AQ). Luoghi dove tutto sembra fermo, sensazione che percepisco ogni qualvolta il bioritmo di città svanisce nelle immagini di sempre, quelle senza età. Le rocce del Sirente che legano l’azzurro al verde, i serpentoni di gradini che avvolgono le casette di pietra del borgo antico, il muretto della chiesa che una volta mi faceva da scivolo, le corse dei bimbi in piazza o giù per la fonte, i volti cresciuti e quelli scolpiti dal tempo. Gesti che si ripetono. Tutto senza età.
In quegli attimi quasi dimentichi che poco più di un anno fa il blu delle tende invadeva “capo l’aia” e le sue memorie di civiltà contadina, che il vecchio asilo è – anche oggi – la parrocchia del paese. Ma il ricordo più caro di un caldo pomeriggio d’agosto, in questa estate, è scandito dalle immagini festose e chiassose di una piccola sfilata in abito tradizionale, dove grandi e piccoli, divertiti, hanno dato vita a un bellissimo momento di aggregazione. Retaggio culturale assai prezioso.

La chiesa di Santa Petronilla, prima e dopo il restauro post sisma
Un commento
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C’è un bella atmosfera ad Acciano in Agosto.
Peccato che poi l’estate finisce e tutto torna alla normalità per i cittadini che sono qui 365giorni l’anno e che vivono in un centro storico lasciato all’abbandono.
Tuttavia si preferisce restaurare una chiesa che viene utilizzata una volta l’anno, mentre situazioni di pericolo e zone rosse nel centro storico non sono nemmeno segnalate. Potrebbe caderti una tegola in testa, ma pazienza l’importante è stare attenti.
Benvenuti sì forestieri, ma la priorità credo debba essere data ai residenti, alla loro sicurezza e alla qualità della vita, senza tralasciare il patrimonio storico-artistico.