Le grandi emozioni delle “piccole cose di paese”: magica sera d’estate nel borgo di Pretoro

Ci siamo mai fermati a riflettere sul serio sul significato della parola “emozione”? La nostra vita è un continuo alternarsi di emozioni che possono avere un’intensità variabile a seconda delle situazioni che viviamo; è difficile controllare le emozioni, eppure senza di esse la nostra vita sarebbe priva di qualsiasi tipo di spessore. L’ emozione è una reazione ad una situazione , è un movimento a partire da un contesto, basta analizzare per capire ciò anche l’origine della parola latina “emozione”, che può essere così interpretata :“e-moveo”, ossia “movimento a partire da..”, e questo aiuta ulteriormente a capire il senso della parola e dunque il fatto che l’emozione è una tendenza ad agire.

Come direbbe Freud: “Esse hanno un ruolo ed una funzione importante nella vita, ma vanno conosciute, esercitate e controllate nella vita di relazione umana”, proprio perché le emozioni sono degli impulsi inconsapevoli quindi non sempre riusciamo a controllarle; molto spesso però accade che noi riconosciamo le emozioni attraverso il sentimento e dunque rispondiamo a questi stimoli piangendo, urlando, ridendo…e sono questi gli elementi immancabili della nostra vita senza i quali probabilmente non riusciremmo neanche a guardarci intorno, senza i quali forse non riusciremmo neanche a guardare negli occhi delle persone che ci sono vicino, o di quelle che amiamo , o di quella natura che ci fa battere il cuore al solo pensiero e che riesce ad abbracciarci e consolarci quando un momento della nostra vita è fatto di “emozioni negative”.

Ma la quotidianità è fatta anche di un’emozione che nasce da un’emozione, ed in quel caso non riusciamo a trattenere una piccola lacrima nell’osservare per esempio una persona che parla con entusiasmo del suo passato, o che si commuove nel raccontarci di sé, o che parla con amore della sua terra, e di sicuro quanti nella serata del 12 agosto nel centro dell’affascinante borgo di Pretoro, sotto un rassicurante cielo stellato hanno ascoltato con cuore ed orecchio il nostro poeta ed amico Felice Marcantonio recitare le sue poesie dialettali, e non solo, hanno provato sicuramente una forte emozione anche soltanto nell’osservarlo mentre sembrava rivolgersi al suo paese. Anche il paese a sua volta sembrava quasi respirare al suono delle sue parole, la pietra e la roccia si “umanizzavano” quasi, come se volessero davvero tendere l’orecchio per ascoltarlo e dunque tutt’intorno il borgo diventava “vita”.

Tra le poesie che il poeta ha recitato molto applaudita è stata soprattutto “L’Emigrante” :

A denti strètti, cèrt’ p’ n’n piagn’,
Nu sguard’ ancor’ vèrs’ la marin’,
Nu sguard’ ancor’ vèrs’ la muntagn’,
La cas’ sì lassat’ na mattin’….

Cacch’ paròl’ fin’ a la stazion’,
Sì scagnat’ cuscì…p’ còrtésij’
Ngh’ voc’ ròtt’ d’ malincunij’,
Parol’, gna s’ dic’, d’uccasion’.

Ntrén’, p nav’ o ngh’ la riuplan’,
Ngh’ na tristèzz’ addòss’ ch’ nz’ sa,
Sì vut’ a j a fatijà lundan’.

In Franc’, o Argentin’, o Canadà
Si vut’ a j a guadagnà lu pan’,
Lu pan’ cchiù sudat’ ch’ c’ sta!

Questa poesia è autobiografica: come Felice stesso ha sottolineato è stata scritta nel 1991, in freddo mese di febbraio quando ormai lontano da Pretoro da molti anni ammortizzava il dolore che scaturiva da questa lontananza scrivendo poesie che lo aiutassero a mantenere viva l’immagine della sua Pretoro.

Anche le emozioni dunque aiutano a vivere il nostro amato Abruzzo.

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