In un clima semplice e commosso nella chiesa di Onna è stato ricordato con una funzione religiosa il 19 compleanno di Domenico Parisse – lo sfortunato ragazzo perito insieme alla sorella, al nonno e altri 40 onnesi nel tragico terremoto del 6 aprile 2009. Lo scorso anno, in condizioni totalmente diverse poiché in piena emergenza post terremoto, nella tenda chiesa ci fu la presentazione del libro: “ Quanto era bella la mia Onna “, una raccolta di articoli dal 14 aprile al 30 giugno 2009 in cui era inserita una struggente lettera, Il compleanno che non ci sarà.
Qui il capo della redazione aquilana del Centro Giustino Parisse raccontava, con grande affetto ed infinita umanità, il giorno in cui insieme alla sua famiglia con la scusa di portare i dolci al figlio ed i suoi amici lo aveva raggiunto, vedendolo solo per qualche minuto nel campo in cui prestava volontariato con l’Associazione Nuova Acropoli. Era solo una scusa per fargli gli auguri. E questo dice quanto Giustino fosse legato alla sua famiglia. Lui, come la maggior parte di noi abruzzesi, ha un grande senso della famiglia, quella famiglia che un destino triste e ingrato gli ha tolto. Ero presente alla presentazione, tante le Autortà intervenute: dal Sindaco Cialente, al capo della Protezione Civile, Bertolaso, al Vescovo Molinari. Due cose mi avevano colpito, gli occhi di Dina piene di lacrime per tutto il tempo della manifestazione, cosa che ancora non riesco a scrollarmi di dosso, e la forza d’animo e la dignità di Giustino.
Tante volte mi sono chiesto come fa una persona , sconvolta da un dolore così lancinante, a continuare imperterrito in mille impegni costanti. In questo anno lui ha girato l’Italia in largo e lungo raccontando il dramma sisma convinto, a giusta ragione per quanto può contare il mio modesto parere, di rendere un servizio ai tanti centri colpiti e soprattutto alla memoria delle vittime del terremoto. La risposta che mi appare più logica è quella per cui fa tutto ciò in nome dei figli e del padre dal cui ricordo trae la forza di andare avanti impegnandosi a raccontare quest’assurda realtà fatta di tristezza e di dolore. Come dire rende immortali con il suo impegno quotidiano le vittime innocenti del terremoto, cosa che nel mio piccolo cerco di fare anch’io, raccontando dalle colonne di questa rivista la reale situazione in cui versano le tante località colpite dal terremoto.
Giusto ieri sera arrivando ad Onna, per questa commossa e particolare ricorrenza , all’ingresso del Paese transennato un cartello recitava::” Per i turisti e visitatori, in questo paese dal mese di aprile non si porta via neanche una pietra. Se Onna è privilegiata immaginate le condizioni dell’Aquila e degli altri paesi terremotati”. E vicino , appesa alle transenne, una copia del giornale l’ Unità datata 8 luglio 2010 dal titolo: “Fine della Fiction” Tralasciamo questi argomenti di carattere generale e veniamo alla toccante cerimonia di ieri lontana dal clamore mediatico ma animata da grandi sentimenti di vicinanza e solidarietà, nei confronti della famiglia di Giustino Parisse colpita da questa immane tragedia nei suoi affetti più intimi. Alle 18:00 in punto inizia la funzione religiosa in una chiesa gremita.
Concelebrano il parroco di Onna Don Cesare Cardozo e Don Vasco Paradisi, un prete di frontiera che per tanti anni ha svolto la sua missione sacerdotale in un paese della Sardegna ed ora giunto all’età della pensione dimora a Fontecchio nella casa della Pace. Lui recita una toccante omelia specialmente quando fa riferimento al Vangelo di Luca e parlando dei due ragazzi Parisse mette in bella evidenza la loro sensibilità che nasce dalla famiglia. Poi il valore di Domenico nella continuazione di quelle che sono le tradizioni del Paese avendolo visto con la divisa della confraternita della Madonna delle Grazie venerata ad Onna. Tutti sono presi da momenti di commozione. Ultimata la celebrazione religiosa prende la parola Giustino per spiegare l’uscita di questo ultimo libro:Il Secondo Terremoto” una raccolta di articoli pubblicati sul Centro da marzo a luglio 2010 in cui l’autore parla di un terremoto che non fa spettacolo con folle di ministri, generali, giornalisti e cumuli di macerie ma della situazione di abbandono e di degrado in cui versano i tanti centri storici dell’area del cratere. Sono il regno, indiscusso, di erbacce , gatti e topi che si rincorrono nel loro naturale andamento di difesa della propria vita.
Certo piange il cuore a sentir queste cose; il dopo terremoto dice l’autore nell’introduzione del suo libro, sta cancellando i segni della comunità modificando alla radice persino i rapporti familiari e i legami sociali. Nei giorni precedenti i VVFF hanno cercato di recuperare degli effetti più cari, pezzi di vita che fu in quella casa dove prima del sei aprile essa scorreva serena e felice. Oltre al ritrovamento delle fedi, e che ha commosso tutti i lettori del Centro, è venuto alla luce il computer che Giustino aveva regalato a Maria Paola a Natale 2008. Stranamente ancora funzionante in esso erano conservati pensieri e ricordi che una ragazza di sedici anni, altruista e generosa, rivolge alla sua famiglia con particolare attenzione per coloro che non hanno e non avranno mai la gioia di ricevere un dono a Natale.
Commovente in prima pagina la lettera di Dina ai suoi figli che attinge dalla fede la forza per andare avanti tenendo ben presente nella mente e nel cuore, trafitto da un dolore che non da pace, i suoi due rubini della vita. Dialogando con Giustino, intenti a salutarci,incrociamo ancora Don Vasco Paradisi che si rivolge al giornalista dicendo: l’albero è di ottima qualità i frutti non potevano essere diversi. E lui di rimando, con tristezza infinita, “ si…. ma sono caduti troppo presto”. Amo concludere questo articolo con una frase riportata nel libro “Ora mentre chiudo questo scritto, con le lacrime agli occhi, ho voglia di abbracciarvi non posso perché non ci siete” ! Questa citazione mi fa celare il fiato in gola. Inutile dire che il ricavato della vendita del libro sarà devoluto alla Onna Onlus ed in parte alle suore di Paganica. Ancora una dimostrazione di bontà e altruismo infinito. Giustino non vuole nulla per se ma vuole vedere il Paese ricostruito in nome dei suoi figli, del padre e di tutte le vittime innocenti del terremoto.

Che dire…Una storia commovente, un uomo ammirevole.
Per un verso è giustissimo commemorare, ricordare con affetto chi non c’è più a causa del terremoto. Per altro verso non si può non pensare e rivolgere la propria indignazioni a tutti gli avvoltoi e famelici sciacalli – LA CRICCA – che hanno colto al balzo la disgrazia per procurarsi favori e danaro ma solo per la cricca e amici.
Armando
Ho finito di leggere l’articolo con le lacrime agli occhi, è vera e molto toccante la frase riportata del libro: “Ora mentre chiudo questo scritto, con le lacrime agli occhi, ho voglia di abbracciarvi non posso perché non ci siete”!. Un ringraziamento a Nando per le emozioni che ci trasmette e un abbraccio affettuoso al dr. Parisse (non l’ho conosco personalmente ma provo grande ammirazione per lui e la Sua signora) un saluto Patrizia
Articolo molto toccante! Nel leggerlo non si riesce a trattenere le lacrime ed è facile immedesimarsi nella tragica situazione che stanno vivendo i genitori di Domenico e Maria Paola, immaginare la loro disperaziome e, nello stesso tempo ammirarne la dignitosa compostezza.
Hai fatto bene Nando a dedicare il tuo bellissimo pezzo a questa giovane vita stroncata perchè è anche un modo per abbracciare i suoi genitori e far sì che si sentano meno soli e che sappiano che i loro ragazzi noi non li dimenticheremo mai, come, del resto, non ci dimenticheremo di tutte le altre persone che quella terribile notte hanno perso la vita!
E’ impossibile non ammirare due persone come Giustino Parisse e sua moglie… Nonostante la terribile ed inimmaginabile tragedia che li ha colpiti, portano avanti delle belle iniziative di amore ed altruismo verso le persone che ,pur sopravvissuti al terribile sisma, hanno una parte di loro distrutta… Un abbraccio forte va a Giustino e sua moglie e un pensiero dolce alle vittime del 6 aprile.
Ancora una volta Nando sei riuscito a coinvolgermi emotivamente .
Ogni volta che leggo i tuoi scritti, provo dentro di me moderato ottimismo.
E’ il raccontare , tali eventi che permette a noi tutti di non dimenticare. Voglio pero’ aggiungere che , come percepisco io la realta’, non sono le tragedie che allontanano le persone tra di loro, ma gli esempi di vita che noi diamo con la nostra condotta . Purtroppo , sta ripendendo forza la centralita’ del ego.
Sono arrivata alla fine dell’articolo con un morso allo stomaco, come se qualcuno mi stesse stringendo con forza…
Non credo sia neanche lontantamente immaginabile rispetto al dolore del Signor Parisse e di sua moglie…
Quel 6 di aprile ha cambiato la vita di molti, su alcuni ha agito senza alcuna pietà strappando i propri cari. Il dolore maggiore credo sia la sopravvivenza. Sopravvivere ai propri figli è innaturale e forse proprio per questo così tragico e doloroso
Che dire…un dolore difficilmente immaginabile…
Un abbraccio
Grazie Nando
Carla
accostarsi in punta di piedi, anche per chi si muove in punta di penna o di matita, non è mai facile perchè il dolore non ha parole e non si lenisce mai.Sono gesti d’amicizia e delicati, anche questo mio saluto, un pò schivo. Un ringraziamento a Nando che trova sempre il modo di farci riflettere anche quando mezza Italia è in ferie. Un saluto a Giustino, anzi un abbraccio muto per lui e la sua compagna.
Caro Nando che bell’articolo, anche se triste. Credo che di dolore non si debba parlare più. Giustino è stato il primo a trasformarlo in Forza propulsiva. Anche noi tutti dobbiamo ricordare non solo Domenico e Maria Paola, ma tutte le vittime e dobbiamo ricordarle con gioia per dare loro la felicità nella vita ultraterrena.
La mia poesia su Onna era scaturita dall’amicizia con Giustino ed Aldo e ricordando le loro quattro vittime, parenti prossimi, ho allargato il pensiero a tutti e 41 innocenti.
Ogni giorno sarà la loro festa se li ricordiamo con gioia ricordando i momenti più belli.
Questo articolo mi ha toccato molto, è bene ricordare un ragazzo perito nel terremoto! Spero che la situazione in Abruzzo cambi e soprattutto migliori!!
Giacomo da ROMA
Non ci sono parole adatte per certe circostanze. il pensiero va verso il Sig. Parisse, il quale umiltà e tanta tanta forza, riesce a incidere in tutti noi. In fine il ricordo va a quelle giovani vite spezzate troppo in fretta.
che il buon Dio indichi a tutti la strada da seguire.
Caro Nando ricordo ancora il tuo articolo dello scorso anno scritto in occasione della presentazione del primo libro. Un piccolo appunto su come fa una persona ad andare avanti malgrado sia sconvolta dal dolore: Sono proprio i mille impegni che ti tengono la mente impegnata e non ti fanno pensare ad altro. …non ho più parole ma solo lacrime…..