I Rossetti tra Vasto e Londra

A Vasto Omaggio a Dante Gabriele Rossetti per il 180° anniversario della nascita.
Ospite d’onore, la “Beata Beatrix”.

Vasto (Chieti) – Rimarrà aperta fino al 16 novembre 2008, presso Palazzo d’Avalos, la mostra “I Rossetti tra Vasto e Londra”, promossa dall’Amministrazione Comunale con il sostegno della Regione Abruzzo e della Provincia di Chieti, in occasione dell’anniversario della nascita del più noto ed eclettico dei fratelli Rossetti, progenie di pittori, scrittori, critici e traduttori.

L’esposizione, piccola ma preziosa, raccoglie libri, documenti, oggetti, fotografie storiche appartenenti ai componenti di questa famiglia d’arte, il cui capostipite, Gabriele Rossetti, emigrò esule patriota da Vasto a Londra, ma soprattutto sarà possibile ammirare l’opera più rappresentativa di Dante Gabriele Rossetti, la “Beata Beatrix”, permanente alla Tate Gallery di Londra.

Il dipinto, realizzato tra il 1864 ed il 1870, fa parte del ciclo pittorico raffigurante la “Vita Nova” di Dante, che inoltre D. G. Rossetti tradusse in inglese, e si inserisce tra le opere meglio rappresentative della Corrente Preraffaellita, fondata in età Vittoriana da William Hunt, John Everett Millais ed i fratelli Rossetti. Il nome scelto dalla Confraternita indicava il rifiuto delle opere tarde di Raffaello e del manierismo nonché la riscoperta dei pittori primitivi (come Botticelli, Mantegna…), più sensibili e diretti nel ritrarre la natura, senza nozionismi accademici. Gli artisti preraffaelliti, infatti, vagheggiarono un ritorno mistico e leggendario al Medioevo, attraverso le storie e le simbologie tramandate dal romanziere Walter Scott e soprattutto i drammi di William Shakespeare (esempio memorabile ne è l’ “Ofelia” di J. E. Millais).

La rottura con la coeva pittura ufficiale si palesa, innanzi tutto, mediante l’uso dei colori, accostati in maniera ardita ed intensa, e nella fedeltà ai dettagli della natura, ai quali si riconosce una intrinseca liricità ed un arcano messaggio divino.

In particolare, la “Beate Beatrix” rappresenta la Beatrice dantesca in uno stato d’estasi, nel momento estremo del distacco dalla vita terrena, quale viatico della prima visione paradisiaca.

La fanciulla, seduta su un balcone, è colta nell’atto del trapasso, circonfusa di luce e contornata da un’atmosfera evanescente e metafisica. Alle sue spalle vi sono Dante e Amore che si guardano in modo enigmatico, mentre sullo sfondo la città di Firenze appare desolata, sospesa in un tempo che sembra essersi fermato all’ora nona segnata dalla meridiana, numero mistico che rimanda alla perfezione di Beatrice.

In primo piano, una colomba rossa posa tra le sue mani un papavero bianco, allegorie (l’una dello Spirito che scende su di lei, l’altra dell’oppio che provoca la morte) del connubio fatale ed ineludibile tra Eros e Thanatos.
Molti critici hanno visto nelle sembianze angelicate ed eteree di Beatrice Portinari le fattezze ed i tratti di Elisabeth Siddal, moglie dell’artista, morta suicida nel 1862 per una overdose di laudano dopo aver perso una bambina.

In seguito al dolore ed al rimorso per la fine tragica dell’amata, in effetti, l’artista si dedicò alle opere dantesche e al tema della morte di Beatrice. L’impressione di una affinità tra le due vicende gli ispirò in special modo questo malinconico e suggestivo soggetto, anche perché vita ed arte in Dante Gabriele Rossetti furono spesso strettamente connesse, tanto che alcuni suoi versi manoscritti furono seppelliti con Lizzie e pubblicati in volume soltanto nel 1870, anno in cui terminò di dipingere la “Beata Beatrix”.

Quasi che l’arte dovesse suggellare ogni momento importante della propria esistenza, come nel dipinto suddetto, il passaggio dal passato al futuro, dalla morte alla Vita Nuova.

La mostra è curata da Jan Marsh, una delle più importanti studiose della famiglia dei Rossetti e della Corrente Preraffaellita nonché responsabile del periodo vittoriano presso la National Portrait Gallery di Londra; non casuale è la collocazione della mostra all’interno del Palazzo d’Avalos, in quanto il Marchese d’Avalos fu il primo mecenate del capostipite Gabriele Rossetti, il quale, grazie al suo sostegno, poté studiare presso la prestigiosa università di Napoli.

Notizie Utili:
“I Rossetti tra Vasto e Londra” fino al 16 novembre, Palazzo d’Avalos, piazza Lucio Valerio Pudente, Vasto (Ch). Orari: tutti i giorni 9,30-12,30/ 17-24. Prezzo biglietto: intero ? 8, ridotto ? 6. Per ulteriori informazioni: 0873/367773; e mail: irossettivasto@gmail.com.