Bacugno è un ridente paesello situato a 750 metri s.l.m. nell’Alta Valle del Velino ai piedi del monte Boragine. Ultimo lembo Laziale si disloca lungo la Salaria tra il Terminillo ed i monti Sibillini nel tenimento del Comune di Posta ai confini tra Marche, Umbria e Abruzzo. Il suo nome deriva dalla dea Vacuna, divinità di origine romana, protettrice della caccia e del raccolto. Come tutti i paesi allocati nell’Alta valle del Tronto, del Velino, dell’Aterno la sua economia era prevalentemente agro pastorale; sebbene le condizioni di vita e di lavoro siano nettamente cambiate in questa località, autentico gioiello di bellezze naturali incontaminate, un vero paradiso, sembra respirare i ritmi e l’atmosfera di un’epoca lontana. Qui il cinque agosto di ogni anno c’è l’immancabile appuntamento con una delle tradizioni più antiche e suggestive:la festa in onore di S. Maria della Neve.
Essa trae le origini in coincidenza con la ricorrenza liturgica dalla leggenda secondo cui, nel 352 d.C., papa Liberio assistette al miracolo della nevicata sul colle Esquilino di Roma dove subito dopo fece edificare la storica e famosa basilica di S. Maria Maggiore . L’aspetto principale della a festa consiste nella processione e nella triplice genuflessione del toro di fronte alla statua della Madonna nel sagrato della Chiesa.
Tale tradizione ha origini millenarie di stampo pagano e si innesta nel contesto cristiano con altri elementi rituali ma di grande spettacolarità: il Manocchio, il Solco e i Ciammellitti. Le origini della Tradizione del Toro risalgono, secondo gli studiosi , all’epoca precristiana e fa riferimento all’influenza culturale dei Sabini. E’ un momento di grande suggestione che rappresenta, il passato, la storia, i valori di questa piccola Comunità con i suoi usi e costumi. Il toro, di nome Azeglio, viene curato dalla gente del paese ed addestrato per tutto l’anno. Il Mannocchio ,un grande covone fatto di piccoli mazzetti di grano raggruppati tra loro e legati da una grande treccia di spighe, viene portato in processione per le vie del paese dai suo abitanti con casacche rigorosamente rosse.
Il solco dritto viene tracciato alle prime luci dell’alba dai solcatori, partiti dal paese alle 0.30alla volta del monte Boragine,che fissano un palo di faggio quale punto di riferimento per l’inizio della tracciatura che da lì raggiunge l’ingresso del paese in corrispondenza dell’ingresso della chiesa. Esso simboleggia il lavoro campestre e l’auspicio di un abbondante raccolto. I Ciammellitti ,dolci tradizionali fatti in casa dalle donne del Paese, il tre agosto in uno slancio di umanità le ragazze in abiti tradizionali li recapitano a casa degli anziani; successivamente il 5 vengono lanciati alla folla, dal muro della chiesa, al termine delle celebrazioni.
Tutti si accalcano, in un momento di grande euforia, per prenderli. Anche quest’anno nello splendido e suggestivo sagrato della chiesa di S. Maria della Neve, a Bacugno, nel contesto dei festeggiamenti si è svolta come da programma, il 3 agosto a partire dalle ore 21:00, la tradizionale rassegna di poesia a braccio giunta alla 23° edizione .Una manifestazione molto viva ed apprezzata in tutta l’Alta Valle del Velino: terra di tratturi, di fatiche, di lavoro, di pastori e di poeti. Parliamo di un territorio che da sempre ha dato i natali ai migliori poeti a braccio. Uno per tutti il grande maestro Checco Calabrese genitore di Marco che ha magistralmente presentato la serata dilungandosi anche in un paio di terzine.
Davvero uno stuolo di poeti di alta elevatura oratoria,culturale e sentimentale si sono esibiti dando il meglio di se stessi ed intrattenendo il numeroso pubblico intervenuto fino alle ore piccole. Erano, i più alti interpreti di un’antica tradizione popolare di tre regioni a confronto: Lazio, Abruzzo, Toscana. Rispettivamente Pietro De Acutis, Runci, Santini,Valentini, Vanni, Perilli, Meliani e Mastacchini. L’esibizione, iniziata con due ottave di saluto al Paese e alla festa, si è articolata in vari temi a contrasto decisi sul momento che hanno avuto il suo massimo splendore quando il poeta abruzzese Berardino Perilli ha concluso un contrasto tra l’Abruzzo e la Toscana dicendo “ La speranza che rimane / è che non si prolunghi la ricostruzione.”
Oppure Runci nella conclusione dell’ottava di saluto alla festa :” Madonna ti prego non scordarci mai / liberaci dai dolori e dai tanti guai”Un’altra ottava molto apprezzata e stata quella rivolta alle nuove generazioni. Poi il suono melodioso della ciaramella accompagnata dal canto a quartine e terzine ha infiammato il pubblico .L’intramontabile strumento montanaro per eccellenza : l’organetto, la chitarra e gli stornelli hanno galvanizzata l’attenzione di tutti. Sul finir della serata sono saliti sul palco un grande poeta a braccio autore di vari testi poetici della vicina Nommici di Amatrice: Blandino Cesarei e le giovani promesse di continuità per il futuro dell’arte del bel canto a braccio. Alcuni sono degli affermati figli d’arte come Donato De Acutis – figlio di Pietro che io amo definire con la famosa frase di Giotto:” L’allievo che ha superato il maestro” – Alessandro Vanni figlio di Felice, Matteo Mencattini, Alessandro Calabrese,Venanzio Rosata, Giampiero Giamocante ed il toscano Enrico Rustici.
Subito dopo la conclusione queste nuove leve animati da sprint giovanile sono partiti per Monte Boragine ove all’alba iniziano il taglio di un palo di faggio. Alcuni di loro, Donato de Acutis e Matteo Mencattini sono membri del Comitato organizzatore della festa ed è proprio una cosa bella poiché si da spazio ai giovani alla loro cultura e alla voglia di fare oltre che ad un ricambio generazionale. Un conclusione un caloroso ringraziamento ed i migliori auguri perché chi ha a cuore la sopravvivenza e la continuità delle nostre tradizioni si adoperi in prima persona per non disperdere un simile potenziale di enorme portata. Storica e culturale. Questa mi pare sia e debba essere la sfida del futuro. Un’ultima notizia che dobbiamo dare per dovere di informazione e di correttezza con gli utili della festa si realizzano opere per il Paese al servizio della collettività .Quindi la festa di S. Maria della Neve a Bacugno oltre agli aspetti civili e religiosi ha un grande fine sociale. Complimenti agli organizzatori ed a tutti coloro che in qualche modo collaborano alla sua riuscita.

Emozionante!Ieri ho visto il documentario su questa tradizione su Geo&Geo…il rispetto della natura, dell’uomo e dell’animale; mi sembrava di sentire il profumo di quelle spighe!E poi la saggezza della signora:solo grazie ai consigli, allo stare a vedere, ad ascoltare un anziano,che il giovane impara e continua la tradizione; bravi e buona continuazione!
Non conoscevo questa splendida tradizione di Bacugno e fa molto piacere sapere che in molti paesi, fortunatamente, ancora esistono, tramandate di generazione in generazione, tutt’oggi. Complimenti Nando per come è stato descritto tutto ciò, nell’ articolo.
Azeglio al centro dell’attenzione! Quante volte prima di lui Urrago! Un pensiero ed un ricordo a quell’animale che per tanti anni ha rappresentato la tradizione e, senza mancare di rispetto, una forma di comunicazione con il Divino. Un bell’articolo veramente e spero ne sia contenta la gente di Bacugno.
Ciao pofessore; sicuramente non ti ricorderai di me, ero la tua segretaria al seggio elettorale di Accumoli durante le consultazioni comunali. La tua incredibile conoscenza della legge elettorale che dentava la tua voglia di conoscere, di sapere non si è fermata. Esprimi con linguaggio scorrevole e comprensibile concetti molto profondi e sentiti. Le tradizioni,oserei affermare, sono il sale della vita e bisogna farne tesoro.Nel caso dei poeti a braccio, che mi piacciono particolarmente,sono quanto di più importante la gente sa conservare nel tempo poichè rappresntano un pò le loro radici. Complimenti a lei ed al direttore del giornale per la bellezza e la completezza degli articoli.
Soplendida notte.
Bellissimo questo articolo, che spiega benissimo una storia che non conoscevo.E’ bello vedere che esistono ancora ragazzi che portano avanti “vecchie” tradizioni…un applauso anche a te che ci delizi ogni volta con queste “chicce” di storia quotidiana..
Complimenti per l’articolo! Certe tradizioni fortunatamente sono ancora patrimonio vivo di queste comunità, anche grazie al ricambio generazionale che è fondamentale per continuare a celebrarle anche in futuro.