Abbiamo mai riflettuto seriamente sul concetto di “partenza”? Sembra così banale come argomento eppure la “partenza” è uno degli episodi che la persona è portata a temere di più nella vita: non a caso essa può essere concretizzata sottoforma di un semplice “arrivederci” ma in alcuni casi può essere anche un “addio”e proprio questo secondo esempio porta ad equiparare la partenza addirittura alla morte perché purtroppo può rappresentare un “non ritorno”.
La nostalgia per la propria terra, che viene celebrata ampliamente in questa lirica, è un tema molto ricorrente in letteratura : basta far riferimento a poeti del calibro di Salvatore Quasimodo, Ugo Foscolo, o anche Giovanni Verga che unisce il timore del non riuscire a realizzarsi fuori dalla sua Sicilia al dolore per l’allontanamento dalla sua terra.
La Partenz’
(A mia Madre)Sapiss’ quand’ a vot’ cià r’pènz’…
M’ sì bbracciat’ e t’ sì mèss’ a piagn’,
Sì dètt’: fij’ me Ddì t’accumpagn’…
Gna fu trist’ p’ mmè ch’ la partènz’!A lu r’còrd’ m’ c’ sènd’ mal’,
A Cap’d'ann’, ngh nu frèdd’ can’,
So lassat’ l’Abruzz’ p’ Milan
Ngh’ lu cappòtt’, Ma, d’ z’ Pasqual’|Mo fa trentann’ ch’ m’ n’ so it’,
Ma ch’ lu jorn’ n’n s’ pò scurdà…
P mme vulut’ dì cagnà la vit’!M’ n’ so it’ sol’ a fatijà
Lundan’ da sta tèrra’ pr’f'rit’,
A Cap’dann’ di tant’anni fa.
Felice Marcantonio
I commuoventi versi di questa poesia sono frutto del genio di Felice Marcantonio: egli ha scritto questa lirica nel dicembre del 1980 , quando ormai era da trent’ anni abitante del nord d’Italia; si era spostato lì per lavoro e dunque l’autore che ne viene fuori è fortemente nostalgico. Avendo imparato a conoscere il nostro amico e poeta Felice Marcantonio, non è stato difficile, per me, capire che questa è una composizione a cui tiene particolarmente in quanto figlia di un fortissimo disagio interiore che pur vedendolo parte integrante del contesto nazionale, lo teneva però lontano dalla sua amatissima terra facendolo sentire come un estraneo in territorio italiano.
E dunque proprio a questo punto si fa avanti la letteratura ed in particolare la poesia che anche in situazioni di disagio come in questo caso, cerca di “eternare” una realtà che si pensava fosse perduta o che prova a mantenere attivo il ricordo di una verità che non vorremmo mai accostare alla parola “fine”, in particolar modo nel nostro cuore e nella nostra mente.
Lo spunto per dare avvio alla poesia è il ricordo del distacco dalla madre che chiede la benedizione del Cielo per questa nuova esperienza del figlio : nonostante siano passati anni da questo suo allontanamento egli lo cita ancora come un tragico evento visto che anche la sua terra per lui è genitrice e nello specifico “madre”, quindi si può tranquillamente tracciare un parallelismo tra il distacco che si verifica tra la madre ed il figlio e l’allontanamento che si evidenzia tra il paese d’origine ed uno uomo che è nato in esso, ci ha vissuto ed ha versato lacrime nel momento in cui ha dovuto lasciarlo. Il legame con la propria terra natia infatti è un modo per non dimenticare le proprie origini e per tracciare le tappe della propria storia personale , talvolta essendole anche grati per averci dato tanto: basti pensare al fatto che ci ha dato l’ esistenza.
A questo punto è facile giustificare l’immenso dolore che egli ha provato durante il distacco, e sottolinea che per lui questo è un pensiero inalienabile , troppo difficile da rimuovere che si è protratto nel tempo, soprattutto perché è il risultato di una scelta che ha fatto affinché la sua vita potesse in un certo senso migliorare e perché i suoi studi potessero finalmente trovare una giusta collocazione; ancora una volta ci troviamo di fronte ad un uomo che ha avuto il coraggio di cambiare il percorso della propria vita facendo delle rinunce.
grazie a te Felice per le grandi emozioni d’Abruzzo che ci regali…
Sì, e vero,la nostalgia dell’esule è tema importante e per me è stato molto avvertito anche se nella mia sede del Nord ho trovato accoglienza piena, e del Nord sono mia moglie e i miei due figlioli. Manderò alla rivista un altro sonetto intitolato “LEmigrante”, in lingua questa volta, dove ricorre ancora il forte disagio di chi lascia la terra natia qualunque ne sia il motivo.
Grazie ad Alessandra che ne ha curato il commento e grazie al direttore Giovanni Lattanzi che ne ha permesso la pubblicazione.