Eden, primo romanzo di Alessandro Cortese

Eden Alessandro Cortese

È uscito in questi giorni per conto di una giovane casa editrice milanese (ARPABbook) un delizioso quanto impegnativo ed originale romanzo di Alessandro Cortese, scrittore siciliano di nascita (Palermo 1980), ma ormai abruzzese a tutti gli effetti essendo residente a Pescara dove vive ed opera in qualità di ricercatore. Pur provenendo da studi scientifici (è laureato in chimica), Cortese ha coltivato da sempre la passione per la letteratura, scrivendo già diversi romanzi. Questo che ora vede la luce si intitola “EDEN” ed è il primo che abbandona ufficialmente (aggiungiamo noi: finalmente) il cassetto.

Singolare è l’opera innanzitutto perché tipograficamente è composta in lettere capitali, ma poi anche perché tratta un argomento biblico quindi con chiari riferimenti teologici che a dir poco nel nostro mondo secolarizzato sono anacronistici.

Il romanzo è già stato presentato, suscitando grande interesse, a Milano presso lo Spazio ARPANet in via Sterpa, e sarà prossimamente illustrato al pubblico pescarese alla presenza dell’autore.

Confesso di non essere un critico letterario, ma da una fugace lettura delle 173 pagine del prezioso volumetto si evince una padronanza dei testi biblici, una fantasia ed una inventiva invidiabili e perché no, un’aura di misterica e medioevale congiura che ho ritrovato ad esempio nel film “Il nome della rosa”. In pratica i personaggi del romanzo sono gli angeli che sappiamo essere spiriti anche propensi al tradimento, alla ribellione e alla ricerca della libertà piena. In tal senso la fa da padrone il portatore d luce per eccellenza, quel Lucifero a cui hanno guardato sempre con molto interesse gli apologeti del superamento delle colonne di Ercole.

Il linguaggio è forbito, le risonanze dottrinali fondate sull’eterno conflitto tenebra-luce, alias bene-male, ben evidenti, così come suggestivi gli agganci con le visioni apocalittiche di Giovanni e con certe pagine buie della storia della chiesa, in primis il periodo delle inquisizioni.

Opera che si legge tutto d’un fiato per la stupefacente capacità che il lettore sperimenta di essere trasferito in una realtà “altra” in un periodo in cui le superstizioni riuscivano a spezzare le ultime resistenze della ragione. Spesso nelle pagine s’incontra il termine maschera: penso sia quello più appropriato non tanto in riferimento al pensiero pirandelliano, quanto per la forza evocatrice dei bagliori d’una adunanza di adepti d’una setta segreta con un proprio linguaggio in codice.