“Frames 2 – Totem, disinformazioni e crisi spirituali”: mostra a Penne (Pe)

Tre artisti espongono sugli altari della Chiesa di San Giovanni Battista a Penne (Pe) nell’ambito della rassegna “Frames 2

Frames 2
Opera di Simone Anzini

Un titolo complesso, quello relativo alla manifestazione “Frames 2 – Totem, disinformazioni e crisi spirituali” – ospitata, dal 3 al 17 luglio 2010, nella Chiesa barocca di San Giovanni Battista a Penne (Pe) e a cura del critico Antonio Zimarino.

L’edificio (che accoglie ormai dal 2005 alcune interessanti rassegne d’arte contemporanea) si apre quest’anno al lavoro di tre artisti – Vincenzo Marletta, Fabrizio Tridenti e Simone Anzini - dal linguaggio intenzionalmente eterogeneo. “Frames” – cornici – sono sia quelle monumentali dei tre altari principali della chiesa, sia le decorazioni a stucco che costituiscono “la storia artistica e umana” dell’antica struttura in cui sono materialmente collocate le opere.

Ma “cornici” sono anche le logiche interpretative che dobbiamo attuare e sviluppare dentro di noi per poter accedere al senso della ricerca artistica contemporanea, quale è quella presentata attraverso questa mostra. “La distanza visuale, logica e temporale tra l’antico e l’attuale ha per noi una valenza primaria”, scrive il curatore Zimarino: essa serve ad esprimere una differenza, che – per essere interrogata e compresa – deve necessariamente manifestarsi con chiarezza.

Frames 2
Opera di Fabrizio Tridenti

I diversi e moderni linguaggi artistici possono facilmente disorientare, e per questo farci rifugiare nel “passatismo”, cioè nella tendenza a preferire l’antico (storicamente per noi più decodificabile) al contemporaneo. Tuttavia questa differenza pone l’accento sulla necessità di capire il presente: non è infatti sufficiente escluderlo dalla nostra riflessione. Non è invece forse il caso – dato che l’attualità si rivela comunque in certe forme – di prestargli attenzione?

Prestare attenzione e lasciarsi interrogare sul senso dell’arte presente, pur nella difficoltà dei linguaggi, rappresenta un “atto etico fondamentale”: abbiamo cioè il bisogno, sostiene ancora Zimarino, di capire le cose in accadimento, per discernere e recuperare così una dimensione critica quotidiana. Il presente è infatti una costruzione perenne “che rimette continuamente in discussione principi e assiomi, non per negarli ma per ampliarli”: esso è da intendere dunque come luogo dell’esercizio dell’immaginazione creativa.

Ecco perché l’arte contemporanea trova in questo edificio – la Chiesa di San Giovanni Battista – il suo “luogo naturale”, forse più efficace di qualsiasi altro museo dal carattere neutro ed asettico tipico di molte odierne strutture espositive.

Frames 2
Opera di Vincenzo Marletta

È infatti dentro la Storia che vivono le “contraddizioni naturali” del tempo, dove il gioco dell’interpretazione si fa più profondo e denso.

Da questo punto di vista i tre artisti in mostra pongono delle belle sfide: Vincenzo Marletta ha attraversato le vicende artistiche degli anni Ottanta e Novanta prima di approdare alle monumentali tele e strutture di oggi, ricche di “riverberazioni cromatiche che creano efficaci illusioni di solidità”. Si tratta di monumenti offerti alle pretese razionaliste e scientiste, tuttavia contraddette dal cromatismo e dall’effetto continuo di illusione ottica: immagini in tre dimensioni che sono “totem”, figure simboliche in grado di illuminare e costruire lo spazio, che attirano l’attenzione grazie al gioco delle illusioni ottiche e cromatiche delle superfici.

Fabrizio Tridenti è un artista che, se da un lato con la sua ricerca specifica sul gioiello d’arte riesce a costruire monumentalità e complessità semantica nella piccola dimensione, nei suoi interventi su grandi spazi mostra una sensibilità concettuale e una notevole attenzione critica rivolta alle problematiche attuali. Il foglio di un giornale schierato per la libertà di stampa – distorto, pixelato, illegibile – diventa l’emblema della ‘sofferenza’ culturale dell’Italia di oggi, una specie di nuova “immagine sacra”: posta su un altare, l’opera amplifica il senso tanto del decadimento politico del Paese quanto della sua voglia di riscatto.

Simone Anzini presenta invece “Spiritual Market”, installazione realizzata con il grafico Alessandro Basso, che prende di mira il “mercato dello spirito”, cioè l’abitudine di commercializzare la spiritualità attraverso la produzione seriale di oggetti devozionali al limite del buon gusto. Le immagini sono tratte dai “reportage” fotografici che l’artista ha realizzato in noti santuari: gli oggetti “kitsch” dei souvenir nei luoghi di fede diventano allora gli strumenti rivelatori di un condizionamento ideologico con cui la religione costruisce il suo potere sulle coscienze. Gli orpelli di questo mercato sono cioè “l’immagine grottesca della dissoluzione che le spiritualità subiscono nella società contemporanea del consumo e della banalizzazione”, nonostante la ricerca di senso e di profondità resti per l’uomo un’istanza esistenziale.

Qual è allora il luogo del contemporaneo? È il luogo della discussione, della presa di posizione, della presenza nel proprio tempo. È il luogo dove si pongono questioni a cui si cercano delle risposte, dove ci si confronta con il presente e con la storia.

La mostra offre in conclusione vari spunti di riflessione e discussione (a livello sia tematico che formale) per godere di un’idea di bellezza esemplificata da una forma estetica complessa, che “si amplifica” non più in quanto autoreferenziale, ma “perché investe l’intelligenza e l’impegno”.

Info

  • dal 3 al 17 luglio 2010
  • Corso Alessandrini, Penne (Pe)
  • orario: dalle 16.00 alle 20.00