La notorietà è arrivata con il G.F. trasmissione televisiva di grande audience che lo ha reso famoso a tutto il pubblico. Come sempre accade gli si è cucita addosso l’etichetta di personaggio un po’ rozzo e grossolano, con espressioni tipiche dialettali e corpose. Ma con il tempo, alleato di chi sa utilizzarlo nel modo migliore, è venuta alla luce la vera natura di Pietro: un animo dagli aspetti teneri e bambini ma anche la capacità di interrogarsi sulle grandi questioni del vivere sociale.
Forse per questo motivo la iniziale superficialità del suo ingresso nel mondo dello spettacolo è stata soltanto una presentazione del personaggio “Taricone” che in seguito ha maturato un percorso di vita diverso dagli altri compagni del G.F., questi infatti hanno mantenuto la perfetta aderenza al cliché costruito all’interno della casa. Chi ha l’animo bambino continua a coltivare interessi e desideri anche da “grande” e il paracadutismo era una sua passione. Una tragica fatalità lo ha fatto precipitare al suolo e purtroppo è deceduto durante la notte all’ospedale di Terni.
Negli anni il G.F. ha continuato a mostrare i suoi aspetti più grevi e futili, aggressioni verbali e fisiche, il peggio del peggio a cui i telespettatori sembrano abituati e divertiti, come gli antichi romani al cospetto dei gladiatori che dovevano vendersi cara la pelle. Una lotta per la sopravvivenza anche nella casa del grande fratello dentro la quale ognuno liberava istinto e aggressività per riuscire ad essere il migliore (?!) di tutti. Pietro Taricone è uscito indenne dal G.F., anzi ha mostrato il lato più vero del suo personaggio dimostrando a tutti che la popolarità è soltanto un biglietto da visita, il resto è una scelta di vita che fortunatamente porta anche a cercare di essere, comunque e sempre, sé stessi. Ricordiamolo con affetto definendolo come il giornalista Aldo Grasso: un “gieffino” diverso dagli altri, mai banale.