Si è appena conclusa al Museo Civico Archeologico di Teramo e il suo titolo era “L’uomo…e il cibo. Dal Paleolitico all’Impero romano tra realtà e immaginario”. Il pubblico l’ha premiata, e così anche la stampa, rendendo merito al fatto che è stata davvero una bella mostra. Intelligente, interessante e in grado di lasciare qualcosa al visitatore.
L’Abruzzo ha bisogno di mostre come questa ed essa dimostra come nella nostra regione vi siano musei in grado di realizzare belle iniziative, pur nelle limitazioni strutturali, contingenti e finanziarie in cui versano. Il merito va senza dubbio allo staff, visto che sono sempre le risorse umane e la dirigenza a fare la differenza oggettiva in tutte le strutture pubbliche. Al Museo di Teramo evidentemente le risorse umane sono valide e lavorano in sinergia come i meccanismi di un orologio. Certamente anche li vi saranno le normali difficoltà che animano ogni rapporto umano, ma evidentemente vengono superate in nome di un risultato collettivo che gratifica tutti.
La mostra sul cibo è stata ben pensata, esplorando un’argomento avvincente e di grande impatto sul pubblico, ben allestita, sfruttando al meglio spazi e strutture espositive disponibili, ben illustrata, creando (cosa alquanto rara nelle mostre) pannelli chiari e comprensibili a tutti, ben divulgata, creando una comunicazione stampa mirata e capillare, e un catalogo bello e leggibile.
Il pubblico ha gradito, segno che risponde positivamente a stimoli culturali vivaci e ben progettati. E questo dovrebbe fare scuola nei confronti di altre realtà espositive abruzzesi che intendono organizzare mostre o eventi. Quando ci si trova dinnanzi a un bel successo come questo vale la pena di domandarsi cosa abbia funzionato, per trarne utili insegnamenti in vista di future iniziative.
Sicuramente, nel caso della mostra sul Cibo al Museo Civico Archeologico di Teramo, si è rivelata importante la capacità organizzativa e propositiva della dirigenza, e quella operativa del personale, ma anche la scelta di uno gruppo di lavoro che, a tutti i livelli, ha saputo fare il suo mestiere. Un comitato scientifico in gradi di selezionare reperti e oggetti consoni al tema scelto è la base per una mostra di successo. Ma fondamentalmente quello che ha, secondo il mio parere, costituito la vera dfferenza è che la mostra è stata pensata e progettata per il grande pubblico. Si è creato un evento proteso all’esterno del museo, in grado di catturare l’attenzione e la curiosità della gente comune, ben lontano da quei simposi asettici, cervellotici e autocelebrativi che spesso finiscono per passare inosservati nell’indifferenza generale (nonostante i soldi spesi).

