Confesso che questa ipotesi mi era balenata in mente molto tempo fa, come si suol dire “in tempi non sospetti”. Però una notizia letta sul giornale ieri me l’ha fatta tornare alla mente, prepotente. Mi sbaglierò, ma credo che il presidente Chiodi potrebbe entrare nell’attuale Governo nazionale. Ripeto, è solo una mia impressione, non ho elementi fattivi o “voci di corridoio” che confermino o suggeriscano, però mi piace condividere con voi lettori questa riflessione.
Da dove nasce? Vediamo alcuni fatti.
Gianni Chiodi è stato proiettato alla ribalta regionale (e poi nazionale), da “semplice” sindaco di Teramo, grazie a un gioco fortuito di eventi, ossia l’arresto di buona parte della precedente amministrazione regionale. Quindi non si era preparato da prima per tentare l’impresa, ma lo ha dovuto fare in gran fretta nel momento in cui è stato candidato. Si, perchè come sappiamo le candidature le decide il vertice nazionale del partito, e in questo caso le ha decise il vertice romano del PDL. In particolare, sembra sia stato lo stesso Berlusconi a scegliere, ma anche a sostenere in maniera davvero rilevante, Chiodi, affermando il suo nome contro proposte alternative che giungevano dai ranghi abruzzesi del suo stesso schieramento, alcune anche di peso notevole. Questo indica che il nostro presidente godeva di particolare favore presso il premier.
Una squadra contro tutti
Una volta vinte le elezioni, nel breve volgere di qualche giorno Chiodi ha scelto la sua squadra e lo ha fatto con decisione, creando vari malcontenti a livello abruzzese, ossia tra i suoi stessi alleati, che ovviamente sgomitavano per un posto al sole. Sfogliando i quotidiani di quei giorni si coglie chiaramente questo stato di cose. Se Chiodi è andato avanti per le sue scelte, nonostante le frizioni e le mozioni contrarie presenti all’interno dello schieramento PDL, evidentemente lo ha fatto forte di solide convinzioni e di un appoggio…elevato.
Svolta terremoto
Il terremoto ha cambiato le carte in tavola per molti, ma in definitiva ha “aiutato” politicamente il nostro Presidente in maniera rilevante. Quando mai un presidente di regione italiana avrebbe potuto aspirare a essere presente in televisione per mesi, su tutte le reti mondiali? Essere fotografato accanto a Obama e ai premier di tutto il mondo? Avere il Presidente del Consiglio ospite in casa sua per quasi un anno? Direi quasi mai, non trovate? Quindi il terremoto è stato una straordinaria occasione di promozione per Chiodi e lo ha proiettato di peso sulla scena, se non mondiale, sicuramente nazionale. Questo naturalmente nulla toglie alla drammaticità dell’evento, al terribile carico di responsabilità che gli ha portato e alla discrezione con la quale egli ha affrontato la situazione e i successivi sviluppi.
Basso profilo
Gianni ha mantenuto un basso profilo, viaggiando nell’ombra del sovraesposto premier; un comportamente ineccepibile dal punto di vista tattico, ma incomprensibile in un mondo come questo votato all’apparie. Una realtà dove quasi tutti venderebbero la madre in cambio di una manciata di secondi di popolarità, dove i politici e gli amministratori si inventano l’impossibile pur di avere qualche istante di esposizione mediatica. Chiodi no, non ne ha approfittato, anzi, si è tirato indietro. Sicuramente frutto del suo carattere riservato e schivo, ma anche di una tranquillità dovuta forse – è una mia idea – alla consapevolezza che ciò che tutti cercano attraverso l’apparire, ossia avere un riconoscimento delle proprie capacità, era già avvenuto.
Guarda altrove?
Sulla stampa, in questi mesi, sono apparsi molti segnali interessanti. La rarefazione della presenza di Chiodi sui media locali è certamente frutto di una sorta di biocottaggio operato dalle testate che gli sono politicamente avverse (in pratica la quasi totalità di quelle abruzzesi), ma forse è anche riflesso di un suo interesse che prevalentemente mirato altrove. Gianni sa – o auspica – che il suo futuro sia fuori dai confini regionali, dove è molto più apprezzato e valorizzato che non nella sua regione. Certamente è palese che vi sia un legame stretto con il premier e la sua squadra, tessitura che si è rafforzata con il passare del tempo.
Via un ministro, se ne fa un altro
Poi un evento inatteso: le dimissioni di un ministro. Scajola. Ora sarà necessario trovare il nuovo. Inoltre, da tempo si parla di rimpasto nel governo, di “aggiustamenti”, come vengono definiti. “Aggiustare” un governo significa cambiare ministri, ma soprattutto sottosegretari.
Effetto Brambilla
Ieri la spia rossa si è infine accesa. Stando a quanto ho letto su un quotidiano, Chiodi e parte della sua squadra hanno aderito a quella sorta di “partito nel partito” che è stato creato dalla Brambilla; una vera e propria forza politica operativa assolutamente fedele, e legata personalmente, a Berlusconi. Per una persona come Chiodi, che non aveva mai aderito a un partito e che si è iscritto al PDL, se non erro, solo tempo dopo essere stato eletto, questa scelta – peraltro così palese e pubblica – non può certamente essere un gesto fatto a cuor leggero. E sicuramente un segno così forte, una ammissione di “vicinanza” al premier così impegnativa, non potrà restare senza gratitudine da parte di Berlusconi.
Chiodi ministro? Forse “solo” sottogretario? In bocca al lupo!

Berlusconi ha una salute di ferro e Chiodi è legato a lui a doppio nodo. In effetti, dopo Gaspari, l’Abruzzo non ha più avuto persone di rango politico in grado di aspirare a diventare ministri.