Mafia, inchieste, legge bavaglio: intervista a Lirio Abbate

Lirio Abbate

A Roseto degli Abruzzi, in occasione del Premio Giuseppe Fava, abbiamo intervistato Lirio Abbate, scrittore e giornalista de L’espresso, unico inviato presente – nel 2006 – all’arresto del boss Bernardo Provenzano. Minacciato di morte dalla mafia, ritenuto scomodo perché dice la verità, ci racconta fatti eclatanti che in molti fingono di non vedere.

La mafia è cambiata, è diventata impresa, stringe rapporti con la politica. Secondo lei, la società è indifferente a tutto ciò o tende solamente a dimenticare troppo in fretta?

«Sì, siamo un popolo che dimentica in fretta. Ci lasciamo travolgere dal momento, dal clamore, dall’emozione di un fatto eclatante per poi rimuoverlo negli anni successivi. Abbiamo rimosso la terribile stagione stragista del ’92 -‘93; abbiamo rimosso il periodo di Tangentopoli e adesso viviamo un periodo di corruzione; con la mafia inabissata sempre più dai colletti bianchi e non capiamo che la nostra democrazia e la nostra libertà sono in pericolo».

Oggi, in Italia, si fa poco giornalismo d’inchiesta, sembra appartenerci sempre meno. Con la norma sulle intercettazioni rischia di sparire completamente o ci sono delle speranze?

«Io lavoro a L’espresso, un settimanale che fa giornalismo d’inchiesta, va avanti in questo modo perché l’editore è disponibile a mettere sul campo squadre di giornalisti che indagano e tirano fuori notizie originali: non partono necessariamente da notizie giudiziarie. Tutto ciò, ha comunque un prezzo e non tutti gli editori in Italia sono disponibili a fare inchieste. Molti: sfruttano i precari, i giovani giornalisti, pagandoli pochissimo o non pagandoli affatto per avere un ingombro per la pubblicità – su cui puntano aggiungendo poi qualche notizia d’agenzia molto superficiale-. Il giornalismo d’inchiesta, nel nostro paese non è più di moda, non viene portato avanti perché costa tanto e non conviene. Le inchieste puntano sempre su poteri forti, gruppi imprenditoriali che fanno pubblicità e quando questa viene a mancare su un giornale, crea problemi».

Come continuare a lavorare con l’imminente legge bavaglio?

«Ci saranno molti problemi e difficoltà, ma siamo pronti: ci candidiamo a violare questa legge incostituzionale in tutti i modi per un’informazione libera: continuando a raccontare i fatti – provabili documentalmente – nel più democratico modo possibile».

Angela Mongia

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