Nella Conferenza di Stoccolma del 1972 si sottolinea l’importanza dello sviluppo sostenibile in questi termini “La terra come capitale da preservare, nella considerazione del rapporto critico tra crescita ed ecosistema e del processo irreversibile costituito dallo sfruttamento delle risorse non rinnovabili”. Da queste parole traspare la preoccupazione di ciò che sta accadendo nel mondo intero: crescita esponenziale della popolazione e sfruttamento esagerato delle risorse che l’uomo ha a disposizione.
La stretta relazione tra l’uomo e l’ambiente è diventata negli ultimi anni una questione dibattuta e spinosa perché pone in evidenza le problematiche dell’inquinamento ambientale, un boomerang che negli anni futuri avrà conseguenze gravose e forse irreparabili per l’intera popolazione mondiale. Nel protocollo di Kyoto ( 1997) 167 nazioni si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra per rimediare ai cambiamenti climatici. Gli obiettivi chiave individuati dagli accordi internazionali riguardavano sia il risparmio energetico che lo sviluppo delle fonti alternative di energia, temi di fondamentale importanza per cercare di rallentare o almeno contenere il disastro ambientale già in evoluzione. Il concetto di sviluppo sostenibile è contemplato negli atti del rapporto “Our Common future” ( 1987): “Sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”. In questa ottica vengono sottolineati sia i bisogni delle generazioni attuali ma soprattutto le prospettive di quelle future che riceveranno, amplificati, gli effetti degli interventi negativi dell’uomo sull’ambiente.
Una visione panoramica di ciò che lo sviluppo sostenibile si prefigge è racchiusa nella definizione del MACED ( Mountain Association for Community Economic Developement): “ Lo sviluppo sostenibile di una comunità risiede nella capacità di prendere decisioni legate al proprio sviluppo che sappiano rispettare le relazioni tra le tre E: Economia, Ecologia; Equità”). E’ chiaro come l’uomo sia al centro di questo importante cambiamento perché può orientare, pianificare e monitorare una politica di intervento efficace i cui obiettivi rappresentano il miglioramento della qualità della vita in senso generale. Il diritto-dovere di salvare il salvabile ci porta a guardare oltre il presente in una dimensione etica e meno materialistica, nella quale lo sviluppo sostenibile diventa la misura di una coscienza ambientale ed ecologica delle popolazioni del mondo intero. La ridistribuzione delle ricchezze, il controllo dei consumi nei paesi industrializzati è il primo passo verso una migliore coscienza ecologica globale. In ambito educativo, nel luglio 2009, il ministero dell’ambiente e quello della pubblica istruzione hanno avviato un programma di sensibilizzazione rivolto alle scuole ( “ Scuola Ambiente Legalità ). Gli ideali sono possibili e realizzabili se sostenuti da una politica di promozione sociale capace di informare ed educare alla legalità e al rispetto dell’ambiente, un territorio vitale condiviso da salvaguardare e costruire per un futuro migliore.