e ne pubblica una lettera nel suo frequentatissimo blog.
Girolamo Melis, scrittore e giornalista molto noto a livello nazionale, gestisce un popolare blog che si occupa di politica e società. Frugando nel web ha scoperto la figura e il lavoro di Gianni Chiodi e ne è rimasto colpito al punto da….
… pubblicare sul suo spazio virtuale l’accorata e sincera lettera che il SIndaco uscente ha indirizzato ai suoi concittadini per metterli al corrente della sua scelta politica di candidarsi alla Regione Abruzzo.
Il pezzo scritto da Melis per presentare la lettera di Chiodi inizia così: “Noi non ci conosciamo, ma ho letto la tua asciutta lettera di dimissioni da Sindaco di Teramo. Hai scritto: “Mi dispiace lasciare il Comune…”
Questo è il link alla pagina del blog di Melis dedicata a Gianni Chiodi.
http://girolamo.melis.it/2008/08/gianni-chiodi-presidente-della-regione.html
Da abruzzese, e soprattutto da teramano, sono molto lieto di questo prestigioso riconoscimento di politica culturale che giunge a Chiodi. Ma lo scritto di Melis mi rallegra perchè con lo stesso incipit avevo iniziato un articolo (pubblicato su questa rivista online) dedicato al sindaco di Teramo in tempi assolutamente non sospetti (ossia molto prima che si parlasse di elezioni regionali). In quel pezzo mi permettevo di suggerire di lasciar lavorare in pace una persona che finalmente, dopo decenni di politici abili solo nella chiacchiera e nelle scenografie, tentava di applicare un modo nuovo e operoso di fare politica. La politica dei fatti e dei progetti realizzabili. Lasciamolo lavorare e stiamogli vicini. Poi giudicheremo, ma lo faremo in base ai fatti. Davvero un modo nuovo, il suo, di fare politica; una strada innovativa rispetto al vecchio (ma ancora applicato) politicheggiare, dove la fiducia veniva chiesta sulle promesse e si rifiutava poi di essere sottoposti a giudizio sui fatti (o misfatti) compiuti.
Anche Melis si è ben accorto del fatto che Chiodi rappresenta davvero un elemento di spicco della nuova classe dirigente abruzzese, ma ben anche nazionale, e questo ci rallegra. Speriamo ora che se ne accorgano anche altri “ciechi”, veri e finti, che popolano la nostra scena politica regionale.
Grazie Gabriele!
Detto fatto…ecco il link all’articolo di cui sopra:
http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/teramo-ex-teatri-moderni-teatrini-chiodi-efficenti-exex
Ciao Giovanni. Sono contento che il nostro orgoglio abruzzese sia ancora forte. Perché non pubblichi di nuovo l’articolo in cui facevi riferimento a Gianni Chiodi?
Questo è quello che ho scritto e che Melis ha voluto riprendere sul suo blog.
CHIODI PRESIDENTE D’ABRUZZO, PERCHE’ E’ UN BENE.
Perché legge libri e ti sa raccontare – con entusiasmo – l’ultimo che ha letto (cosa più importante che leggerli!), perché ha una “testa ben fatta”, la sua mente è ospitale, “riesce a sognare e a non fare del sogno il suo padrone”, è umile, ha una visione, ha il senso della squadra, del gruppo. Non sa lavorare da solo.
Collabora con gli altri, si confronta lealmente. Sa che per un politico una delle virtù più importanti è il discernimento.
Non è un maratoneta che vuole che gli altri perdano per vincere lui solo perché non ha la mentalità tipica delle vecchie nomenclature partitiche, ma ha un profondo senso della disciplina politica e di partito e non è contaminato dalle sottoculture antipartitiche che tanto male fanno alla democrazia nel nostro Paese: gli calzerebbe a pennello, infatti, l’abito di un nuovo partito. Perché è un politico nato.
E’ un borghese ma è amato dal popolo perché è percepito bene e “non si sforza di sembrare troppo buono”. Non confonde il consenso con la competenza, e questa con la conoscenza; ha un temperamento sportivo: non è avido, né di potere, né di denaro.
E’ consapevole che l’autorità è un dono che bisogna meritarsi. E lui sa stare al suo posto senza scalpitare.
Non è solo un bravo amministratore con un serbatoio pieno di voti, è un uomo che ha una buona formazione culturale ed una educazione alla socialità che gli conferiscono una visione d’insieme e, quindi, la capacità di pensare un progetto per l’Abruzzo.
Se chiude gli occhi è in grado di immaginare l’Abruzzo di domani che non costringerà i nostri figli ad emigrare. Poi, riaprendoli, è capace di aprire un cantiere con i suoi collaboratori – una vera e propria classe dirigente – per contribuire a fare l’Abruzzo che ha immaginato.
Tra le ultime ragioni, ma non meno importante, Chiodi possiede una buona comunicativa che dalla provincia teramana gli dà la forza di arrivare a parlare a tutta la gente d’Abruzzo perché ama davvero – senza retorica – questa terra e il suo popolo.
E’ consapevole che la sua leadership è un’opportunità per governare bene. E lo ha dimostrato per anni come sindaco di una delle quattro città abruzzesi.
Padroneggia se stesso con una buona dose di autoironia e intelligenza. Da bravo politico sa dissimulare, ma non ha un’indole menzognera. Sarebbe orgoglioso di un riconoscimento da Roma non dico a tutto, ma almeno alla metà di quanto ho scritto di lui.
Credo che Gianni Chiodi sarebbe rappresentativo di un Abruzzo giovane, europeo, in grado di ridefinirsi e riposizionarsi con la propria unica e straordinaria identità perché… l’abito fa il monaco.