Bagni Andrea: luogo VIP? Che delusione!

C’è uno chalet a San Benedetto del Tronto, il Bagni Andrea, che secondo le cronache mondane e le voci di popolo nottambulo sarebbe luogo eccelso per la notte estiva, ritrovo preferito di VIP e bella gente, meta ambita di gran parte del “popolo della notte” della riviera medio adriatica e in particolare di quello abruzzese. Siamo andati a verificare di persona e vi raccontiamo la nostra delusione.

Spinti da tanto rumore attorno a questo luogo, ai primi di agosto siamo andati a vedere cosa offra davvero questo declamatissimo Bagni Andrea. Ecco la cronaca semiseria, ma reale, di quella serata da dimenticare. Dimenticare non tanto per quel che abbiamo trovato, ma soprattutto per la delusione di così poca cosa a fronte di tanta attesa e tanto rumore.

Parcheggio: questo sconosciuto

Arriviamo a San Benedetto verso le 11 di sera. La ricerca del parcheggio (in una cittadina di mare, votata quindi al turismo ma che di parcheggi non ne ha) richiede buona mezz’ora. Troviamo finalmente un buco dove lasciare l’auto che non sia passo carrabile, posto bici, posto moto, posto disabili, strisce pedonali, spazio cassonetto, etc.

Dopo cena

Davanti al celebrato Bagni Andrea troviamo tre energumeni con la faccia seria, in abito nero: dicesi buttafuori. Ci bloccano e ci dicono che dentro stanno cenando per cui se si ha un tavolo prenotato si entra, altrimenti no. Forse, al limite, dopo cena. Andiamo a prendere un gelato in centro. Torniamo verso mezzanotte. Davanti all’ingresso si è formata una piccola folla. Tutti bloccati come noi in attesa della fine della cena. Accadono però cose strane. Ogni tanto arriva qualcuno, si accosta al buttafuori enorme e dalla faccia impassibile, sussurra un nome, lui si china con fare paziente e confabula, poi esamina un pezzo di carta che ha in mano, conta le persone e lascia passare il postulante seguito da altri fortunati che il primo della fila indica personalmente. Immagino sia gente che ha prenotato un tavolo, anche se cenare dopo mezzanotte mi sembrerebbe tardi anche per uno spagnolo, chissà, saranno le eccentriche abitudini dei VIP.  Altri invece arrivano con fare sicuro, lanciano un cenno al buttafuori, salutano, ammiccano e lui apre subito il cordone. Tutti dentro: l’ammiccante appena arrivato e i suoi amici. Saranno sicuramente dei VIP, anche se dalle facce non si direbbe. VIP in incognito? Forse più semplicemente gente del posto amica del buttafuori, amica dell’amico e via dicendo alla solita italiana maniera.

Lei non sa chi sono io

La folla cresce, saremo oltre cento e inizia la calca. Arriva sempre più gente e continua il rito dei “prenotati” e degli “ammiccanti” che scavalcano tutti ed entrano. La calca è ormai insopportabile, la gente pressa da matti, tutti schiacciati, sudati, chi fuma, chi impreca, chi, più italianamente, telefona a qualcuno “amico” per cercare di saltare la fila. Come sempre l’italiano medio in queste occasioni da il peggio di se, o forse da solo tutto quello che sa dare. Ci si raccomanda, si inventano fantomatici tavoli, amici, conoscenti, scuse di ogni genere pur di entrare. C’è anche il mattacchione che ascolta il nome dato da un gruppo e tenta di usare lo stesso nome per cercare di passare. Manca solo l’italianissmo “lei non sa chi sono io”. Ma il buttafuori, Caronte impassibile, traghetta solo alcuni; probabilmente conosce bene i VIP. E loro entrando ti lasciano di traverso un’ultima occhiata di compassione prima di essere ingoiati dal paradiso del Bagni Andrea. Loro VIP, tu sudi.

VIP di campagna

Qualcosa però mi sfugge. Nella calca capita di cogliere le conversazioni vicine (per forza, sei così stretto che ti parlano dentro le orecchie!); quelli che entrano ti passano prima accanto (quasi sopra, per la verità) e dal modo di comportarsi, dall’accento, dai discorsi, e persino dal nome dei tavoli che dichiarano non mi sembrano poi tanto VIP, eppure entrano…mah, misteri della notte. “Tavolo IPER” (gruppo di commesse di uno store del centro commerciale), marcati accenti basso marchigiani o campagna abruzzese, discorsi da mercato rionale del giovedì mattina: che VIP alla mano che sono, dico tra me e me. Loro entrano, noi siamo in fila come sardine da oltre un’ora.

Un passo in paradiso

Il buttafuori forse si commuove, fatto sta che ci lascia passare senza essere dei VIP, degli “ammiccanti” o senza un tavolo prenotato. Finalmente si entra. Superiamo l’ingresso, guardiamo con compassione le altre sardine meno fortunate e muoviamo un agognato primo passo nel paradiso. Paradiso? Una piccola scalinata porta all’atrio, sulla destra un camminamento si perde nel buio costeggiato da alcuni divanetti che scopriremo poi essere molto preziosi. Mentre studiamo il luogo non ci accorgiamo subito della prima trappola: sulla sinistra un passaggio conduce al retro cucina (dal quale esce appunto un orribile odore di cucina). D’improvviso un treno di camerieri e cameriere esce come un direttissimo carico di vassoi, secchielli di ghiaccio e fuochi d’artificio, e ci piomba addosso sgomitando e spingendo. Non un cenno di “scusi”, “permesso”. Solo uno spintone infastidito e via. Della serie: “levati di mezzo, che ci fai qua davanti, non vedi che devo lavorare”. Forse sono stranieri e non parlano italiano? Inutile spiegargli che noi siamo i clienti e loro prendono lo stipendio per servirci, previo nostro versamento di denaro al titolare. Mi viene il dubbio che non siamo abbastanza VIP da essere rispettati e trattati quali clienti.

Il baretto

Entriamo. Sulla sinistra un piccolo bar affollatissimo. Tentiamo un caffè. La temperatura è torrida, quasi equatoriale. Optiamo per una Coca Cola. Il barista si fa ripetere l’ordinazione tre volte, mi assale il sospetto che sia sordo, poi capisco che qui chiedere qualcosa che non contenga almeno il 50% di alcool puro è ritenuto una sorta di evento. Insisto. Per la modica cifra di 8 euro cash mi danno un bicchiere colmo di ghiaccio e con tracce di Coca alla spina, ossia acqua di rubinetto miscelata con anidride carbonica della bombola ed estratto di Coca Cola. Un cambio vantaggioso, non c’è che dire! Almeno ti fanno lo scontrino. Arriviamo nella sala. Anche qui il caldo è quello di Città del Messico. Sulla destra, barricata dietro una specie di postazione da trincea, una avvenente quanto arcigna e algida fanciulla è incaricata di riscuotere il conto dei clienti. La fortificazione massiccia della sua postazione non lascia presagire nulla di buono a proposito di consistenza del costo di una cena. Le chiedo una informazione. Non brilla per simpatia e disponibilità. Mi confermo quindi che serve solo a riscuotere e non ha altre funzioni.

Fine della corsa

La musica del DJ è assordante, il caldo africano. Proseguiamo rapidi verso mare per uscire dalla sauna ma una marea umana ci blocca. Scopriamo così che lo spazio vitale termina li. Oltre c’è solo gente accalcata. Un delirio. Una massa di teste che riesce solo a ondeggiare perché lo spazio per ballare non esiste ormai più da quasi un’ora. A destra e sinistra di questa specie di aia di una fattoria post moderna, ci sono due bar. Li esploriamo, novelli Livingstone. Le bariste sembrano fatte con lo stampo: belle, slanciate e quasi tutte unite da una antipatia assoluta. Sembrano quasi infastidite del fatto che tu stia chiedendo loro qualcosa da bere in cambio di una banconota. Le evitiamo avendo già donato l’obolo al baretto dell’ingresso. La gente però non sembra farci troppo caso. Ci appostiamo in osservazione: i bicchieri volano, le bottiglie di superalcolici, vodka e rum in testa, si esauriscono al ritmo di una ogni pochi minuti. Sembrano tutte bucate sul fondo. Ogni tanto si sente il rumore del vuoto che finisce nel secchio del vetro da riciclare. Ma chi riciclerà il fegato degli avventori? Poi la gente che non vive la notte si stupisce degli incidenti del sabato sera. Ma qualche questore-commissario-politico-cronista-buon cattolico-perbenista ci sarà mai stato in un posto come questo? Da quel che leggo direi di no. E invece farebbe bene a venirci prima di sparare sentenze e varare leggi staliniane: tra poco prevederanno la fustigazione per chi supera il limite di velocità. Ma non lo hanno ancora capito che il 98% del “popolo della notte”, ossia quelli che frequentano i locali da 14 a 90 anni, non riesce a divertirsi se non si da la carica almeno con un paio di bicchieri di superalcolico? E che c’è tanta gente che si scola 3, 4 anche 6 consumazioni in una sera? Cin cin!

Il privè

Verso mare il locale termina in una sorta di piattaforma rialzata con l’ingresso vegliato da un buttafuori. Mi spiegano che è il privè, termine francese che indica l’area più riservata del locale, quella dove i VIP possono stare comodi senza prendere gomitate al fegato e pestate di piedi, senza vedersi rovesciare addosso il drink del cretino di turno che balla col bicchiere in mano, senza dover respirare le zaffate di aliti alcolici e le ventate mefitiche di ascelle che implorano sapone. Ovvio, i VIP sono tutti rifugiati nell’irraggiungibile privè, ecco perché non sono qui e non li vedo. Ma allora, mi domando, chi sono i mille e rotti avventori che mi pressano? Probabilmente ottimisti che come me hanno abboccato alla leggenda metropolitana di Bagni Andrea! Mentre penso questa cattiveria, forse per la legge del contrappasso mi scorre accanto un tale e mi ritrovo con il braccio zuppo: un gavettone? No, sudore. Che schifo.

Al bagno, basta che non sia urgente

Opto per il bagno, anche perché inizio ad avvertire una certa urgenza. Dopo aver scoperto dove sono i Wc, li devi raggiungere. La tragedia si svela in tutta la sua portata solo quando ci arrivi davanti. Un buttafuori è appositamente delegato a sorvegliarli, segno che sono una zona di guerra. La fila è biblica. Due bagni per le donne, altrettanti per gli uomini, a fronte di centinaia di clienti. Non ho scampo: mi metto in fila. Cosa accidente faccia la gente nei bagni è un mistero. Tenendo a mente il tempo medio che impiego io per fare pipi, provo a raddoppiarlo, triplicarlo, immagino con una certa pena che il poveretto abbia un attacco di dissenteria, ma non esce. Sarà svenuto? Sono tutti tranquilli, ma non esce. Poi, dopo un tempo sufficiente per un parto gemellare lui riemerge. Non odo rumore di acqua che scorre: zozzone, penso. Avanti un altro. Dopo quasi 20 minuti riesco a lavarmi il braccio allagato dal sudore e fare anche il resto. Proseguo poi lungo il budello buio dove sono i bagni e sbuco di nuovo all’ingresso. Non ho la forza di tornare nella bolgia e mi siedo sui divanetti accanto ad altri reduci con la faccia stravolta. Lo avevo detto all’inizio che sarebbero stati provvidenziali questi cuscini! Purtroppo un terribile miasma di fogna aleggia nella zona. Arriva a zaffate, quando meno te lo aspetti, e ti invita a fuggire. Poi pensi alla calca, al sudore, alle puzze della folla in pista e decidi che è meglio affrontare la naturale essenza di fogna.

Scatto di orgoglio

Dopo una decina di minuti faccio una nuova riflessione, più dignitosa: ma perché devo soffrire in questo luogo? Non sono un VIP, non so cosa farmene dei VIP, non voglio nemmeno sembrare un VIP; perché dunque dovrei restare a sopportare gli spintoni dei camerieri, l’antipatia delle bariste, il caldo, gli odori medievali del luogo e della gente, la calca e le file. A pro di che? Di “esserci”? Di vedere bella gente? Ho quello scatto di orgoglio che avrei dovuto avere mentre ero in fila fuori come un peones che aspetta il piatto di minestra alla mensa dei poveri: esco. Mentre varco alla rovescia lo sbarramento di pretoriani-buttafuori guardo fiero la folla che suda e implora di entrare. Ma non mi sento fortunato perché sono dentro, bensì perché me ne vado, e per non tornare mai più. Cento metri a nord incontro un altro chalet, il Pao. È carino, allegro, pieno di gente semplice e divertente. Non ci sono VIP? Meglio!

77 commenti

  • Direttore scrive:

    Egregio Asso, alias S.A.,l’articolo contiene solo fatti verificati personalmente, come la puzza di fogna, di cucina, la cattiva qualità del cibo, la fila, le ragazze che parlano lingue straniere come il russo ad esempio. Se i fatti vengono narrati in maniera ironica piuttosto che asettica è del tutto ininfluente. Forse il problema sta nel fatto che qualcuno ha detto che il re è nudo e il popolo se ne è accorto? La questione di fondo di questo articolo e del polverone che sta sollevando sta nel fatto che il titolare del locale ha spesso ospiti a cena giornalisti e direttori di giornali locali (visti con i miei occhi), e in questo non c’è nulla di male ovviamente, ma si sa che la riconoscenza è un legame molto sentito ed è umanamente difficile dire cose vere ma scomode su chi ti tratta con tanto calore. Il sottoscritto invece è sempre andato da Andrea come semplice cliente pagante, e non è mai stato invitato a cena dal titolare, non ha mai avuto la tessera del locale, non gli è mai stata offerto neppure un drink, per cui non si sente legato da obblighi di riconoscenza ed è libero di raccontare la realtà di quel posto così come l’ha vissuta in prima persona, senza rimorsi di coscienza di aver detto l’amara verità su un “caro e ospitale amico”.

  • Asso scrive:

    MA PERCHE’ LA GENTE NON SI LIMITA A CAMBIARE ARIA ANZI CHE GETTARE FANGO SUL LAVORO ALTRUI?
    TIPICA MENTALITA DI PERSONE OTTUSE…

  • Asso scrive:

    VOLEVO RICORDARE AL REDATTORE DEL PEZZO CHE L’ARTICOLO DI GIORNALE, IN QUANTO TALE, DOVREBBE ASTENERSI DA OGNI TIPO DI CONSIDERAZIONE PERSONALE E RIPORTARE SOLO I FATTI REALE DI QUANTO ACCADUTO. SE INTENDEVA REALIZZARE UN SAGGIO BREVE E’ COMUNQUE UN TENTATIVO MAL RIUSCITO POICHE BASATO SU SUPPOSIZIONI E DESCRIZIONI ABBASTANZA INFANTILI E DI SCARSO VALORE INTELLETTUALE (MA QUANTI ANNI HA LO SCRITTORE 5???). INVITO PERTANTO TUTTI I LETTORI A CONSIDERARE L’ARTICOLO, ABBASTANZA RIDICOLO, COME LETTURA LEGGERA, DA SALA DA BAGNOM PER FARSI DUE RISATE PER QUALCHE SECONDO.

  • Elisa scrive:

    Condivido con Elena.. e’ un genio perche’ vende fumo e ne ricava oro…anche nell’altro locale che ha aperto al centro….Solo aperitivi..adesso e’ diventato un ristorante….che classe!!!!!!!
    E’ un genio e lo ripeto….con tanti Angeli custodi.

  • mario scrive:

    Sono anni che frequento Bagni Andrea.Non mi piace,effettivamente si mangia male,
    e’ dozzinale,ecc..ecc…
    poi pero’ il sabato puntualmente ci vado.
    il perche’? boh ci vanno tutti..e io mi aggrego.

  • Gianni scrive:

    Siete mai stati nei veri posti vip? cos’ha di vip bagni andrea? E’ uno stabilimento balneare alquanto dozzinale frequentato da brutta gente, ma non per questo tutti dovrebbero criticarlo o scriverci articoli. Si respira una punta d’odio in certi interventi, tipica di persone provinciali. Io evito il più possibile di andarci, perchè c’è gente con la quale non ho alcuna intenzione di essere considerato, si mangia male e non mi fa divertire per niente, ma se capita non mi sono mai tirato indietro. Più locali aprono in questa città e meglio é, per cui meglio che questo stabilimento balneare ci sia piuttosto che se decidessero di chiuderlo.

  • Direttore scrive:

    Vogliamo ricordare a tutti gli amici lettori, che quando si inseriscono o commenti è necessario evitare parolacce, insulti e affermazioni poco corrette; questo sia per non sminuire il senso stesso del vostro commento, sia per la necessaria correttezza dell’informazione. Non possiamo consentire di inserire commenti con frasi che sostengono tesi del tipo “gli alcolici non sono di marca” o il “locale ha avuto denunce” se queste tesi non sono poi supportate da documenti certi, quali appunto verbali delle forze dell’ordine o articoli precedenti di altri quotidiani che riportino esplicitamente tale notizia. Quando i vostri commenti contengono simili affermazioni, o insulti, o parolacce, senza entrare nel merito, siamo costretti a eliminarle. Spero che tutti voi comprendiate come la correttezza dell’informazione imparziale passa appunto attraverso la correttezza di quello che si scrive. Grazie. Il direttore

  • Daniele scrive:

    Io non ci sono mai stato ai bagni Andrea, ti posso solo dire che me ne vanto. Che mi frega dei VIP, mica mi danno da mangiare… anzi me be sbatto alacremente di questa gente.

    Ciao!

  • Elena scrive:

    “Molti nemici molto onore”? ….ma mi faccia il piacere,lei prende in giro la gente..altro che onore. Io sono di san benedetto, so bene le sue leggende….Il suo gruppetto di illusi che continuano a girare intorno al mito,per la verita ‘ sbiadito come loro….la famosa puzza che c’e’ quando si varca la soglia del tempio non e’ sintomo di pesce fresco…. la vodka arriva dall’africa?… per non parlare del servizio….da trattoria. E’ vero pero’ che se le persone vestite in modo volgare,di buon gusto ne ho visto poco vogliono questo ….Signo Assenti lei e’ un genio perche’ vende fumo e ne ricava oro.I miei piu’ vivi complimenti….le auguro che gente cosi’ si moltiplichi sempre di piu’.

  • Marco scrive:

    In risposta ad Andrea: sono un ristoratore, quello che lei denuncia dimostra quanto poco professionale lei sia.
    Se si fà bene il proprio mestiere la qualità è costante sia la domenica sia il lunedì sia per i banchetti altrimenti se non sono capace di questo, cambio mestiere.
    Quello che dice è vero “gli altri non sono meglio”: si parte dal presupposto che ognuno di noi che offre un servizio lo deve fare nel migliore dei modi, con correttezza e professionalità senza dire mai “si ma lo fanno tutti”.
    Io non ho invidia per quel locale è un sentimento troppo grande per una cosa così, l’invidia la proverei per chi lavora pulito e con grande professionalità e mi sarebbe di stimolo a far meglio.
    Il problema è molto a fondo anche se questo fondo lo conosciamo tutti!

  • Sharpei 1974 scrive:

    Innanzitutto voglio fare i miei complimenti al giornalista e anche all’acutissimo commentatore giorgio (fantastica la sua disamina). Al gionalista ancora di più, perchè ci ha messo nome, cognome e faccia, a differenza di tanti giornalisti lacchè che scrivono puntualmente di questo locale come fosse chissà quale tempio del divertimento. Se una persona che non c’è mai stata legge quello che scrivono sui giornali s’immagina si tratti di un locale meraviglioso e ultra rinomato. Mai immaginerebbe che si tratta esattamente del contrario, che c i si trovi di fronte alla capitale internazionale della tristezza; e questo per mille motivi. Citiamone solo alcuni: il cibo (assolutamente imbarazzante sotto tutti i punti di vista, chi si è permesso di scrivere che c’è pesce fresco e roba fresca vuole prendere in giro la gente, tutti sanno che il cibo è di qualità molto molto scadente); il bere (manca in toto una cantina dei vini, e gira addirittura una la voce popolare che racconta che le bottiglie dei distillati siano rimboccate da roba economica e di bassa qualità a me convince, perchè mi è capitato di berci qualcosa, l’ultima volta forzatamente invitato 2 settimane fa da un gruppo di amici, ed era assolutamente uno schifo quella roba che c’era nei bicchieri; ho rimediato con una bottiglia di birra, 10 euro); la musica (sempre la stessa, sembra usino un mangianastri del 1979, totale mancanza di proposte di livello); ma soprattutto la gente, eheheheh… (imprenditori calzaturieri sessantenni imbacuccati pieni di debiti, ballerine di alcuni night malandati della zona che tentano di sbarcare il lunario, operaie truccate da finte vip, persone vuote di tutto, di cultura, di vita, e di denaro, ragazzotti dell’entroterra pescarese e teramano che parcheggiano la loro auto modificata sui marciapiedi del lungomare); il mobilio improvvisato alla “nascondiamo tutto sotto al tappeto”. E tutto questo a prezzi assolutamente sconsiderati rispetto a ciò che viene consumato. Poi lasciamo perdere i bagni quanto meno indecenti e insufficienti, i buttafuori, le critiche di cui gode il locale di tutti i tipi da sempre, lasciate cadere così, puf, col menefreghismo di chi sbeffeggia il prossimo e pensa sempre e solo al proprio tornaconto personale. Per cui gli ultimi complimenti voglio farli proprio a lui, il proprietario, Sandro Assenti, perchè è scientificamente impossibile capire come possa attirare ancora qualcuno a portargli denaro in un posto così. Tanto vi dovevo come contributo alla discussione. Sharpei (provincia di ap)

  • siria scrive:

    Come mai il martedi’ sera le belle donnine dei nights hanno serata libera? Forse vanno ai bagni Andrea?

  • magnacacio scrive:

    Complimenti per l’articolo, ogni locale ha i suoi pregi e difetti.
    L’ultima volta sono stato 2 anni fa,con una decina tra amici ed amiche. Al momento di prenotare mi hanno chiesto quanti uomini e quante donne eravamo. C’erano poche donne e non mi hanno prenotato il tavolo. ho dovuto far chiamare una mia amica dicendo che erano più donne che uomini. Assurdo! mica pago con i soldi falsi? Cmq per quanto riguarda la cucina poco male i miei amici dell’umbria poco ne capiscono di pesce fresco, il problema i miei amici locali ..diciamo che mi hanno insultato per il rapporto qualità/prezzo. Il conto quindi ripensando alla qualità servità è stato alto. Pagare di più per vedere belle ragazze ultra firmate? e che ragazze! vabbè ci sono quelle che fanno parte dello staff, vabbè è ovvio, poi ci sono quelle che vogliono somigliare e si acchittano allo stesso modo. Al’ingresso c’è una selezione se non hai la borsa di Gucci o Louis Vuitton non entri,se fai l’operaio non e non ti puoi permettere abiti firmati non entri ma più che firmati devono essere vistosi con loghi ben in vista, se sei una brava ragazza che ama vestirsi semplice non entri, o velina in cerca di imprenditori o……….
    Se c’è la fila perchè chi ci va sono tutti fessi,che vogliono farsi vedere…per divertirsi non serve questo…
    Per quanto riguarda l’ingresso non è colpa dei buttafuori ma di chi impartisce loro ordini. Loro poi pensano che lavorando in un locale del genere diventano potenti….certo un pò di più di umiltà non farebbe male..
    Per chi impartisce loro ordini la qualità non la conosce…pensa di conoscerla ma è solo apparenza che vende…..

    magnacacio

  • siria scrive:

    Come mai da anni tutti hanno controlli,chiusure,divieti….Invece Bagni Andrea no?
    C’e’ del marcio in Danimarca?

  • ANDREA scrive:

    Come disse un certo Benito Mussolini..molti nemici,molto onore..pretendete di mangiare bene il martedì e sabato quando il locale è stra colmo,nessun bar,pizzeria,ristorante puoi giudicarlo nel giorno di punta…perchè non ci andate a mangiare i giorni infrasettimanali?
    la pizza è fatta dai pizzaiolo del fornaccio ed è la migliore di san benedetto,ma direi del piceno,la pasta è fresca e fatta in casa,il pesce è assolutamente fresco in quanto lo prende mio padre tutti i martedì e venerdì mattina al porto di san benedetto del tronto ed è una persona che commercia pesce da 30 anni…
    Sta fama dello chalet dei vip,l’hanno appellata i clienti e non certo Sandro Assenti,non l ho mai sentito dire in un intervista ” venite gente qui ci sono i vip” anzi i vip vogliono il riservo e quando vengono è quasi sempre una sopresa,come fabrizio corona che è entrato così come un normale cliente a luglio,o flavia vento poche settimane fa’,in 15 anni di anorata cariera il da andrea ha ospitato tanti personaggi famosi,ma non ha mai fatto pubblicita’ dicendo venite perchè qua ci sono i vip,la fama lo chalet ” dei vip” è nata dai clienti o meglio da quelli che non sono mai entrati,perchè chi è un cliente fisso sa benissimo che i vip raramente ci sono,capitano 6-7 a stagione e se li vuoi vedere al massimo te li guardi sulla bacheca fotografica all’entrata….per quanto riguardal’articolo :x che negli altri locali quanto costa il drink?negli altri locali forse la coca alla spina è diversa di quella del da andrea?negli altri locali,i buttafuori sono meglio di quelli del da andrea?le file al bagno negli altri locali sono piu’ gradevoli rispetto a quelle del da andrea?.questo è un articolo satirico che cerca di fare homur su tutto…
    i locali sono tutti uguali…spendi i soldi e hai il tavolo?allora ti diverti,balli,hai spazio e sei in buona compagnia…per il resto se non spendi,stai in mezzo alla marmaglia,stretti come le sardine,sudati e puzzolenti….xche al bbeach il mercoledì è diverso?al nina il giovedì è diverso?al pao o al medusa cambia qualcosa?tutti i locali migliore hanno questi problemi…i locali che sono mezzi vuoti di solito hanno vita breve…..sono contentissimo di questa grande invidia che c’è perchè piu’invidia c’è e piu’ il locale andra’ avanti e fara sempre meglio…mi preoccupero’ il giorno che non ci sara’ piu’ l’invidia….Boicottiamo Bagni Andrea…yeahhhh….

  • serena scrive:

    esperienza proprio di ieri sera..con amiche al bagno andrea , tavolo prenotato e fila all’ngresso in attesa del nulla osta per entrare…arriva ok finalmente, gorilla ci si para davanti indicando la via di accesso.
    Meraviglioso dopo qualche divanetto e tavoli ci si imbuca in una specie di budello e meraviglia delle meraviglie ci ritroviamo bagni sulla sinistra e sulla destra con relativa fila per potervi accedere.
    si va avanti solito gorilla che ci fa accomodare al tavolo e da lì osservo il campo di battaglia
    gente accalcata al centro che parla (come facciano a sentirsi lo devo capire )bibita alla mano , musica assordante, gente varia (gorilla poco attenti?… ), qualcuno che ha alzato un po troppo il gomito e sgomitando e spintonando si aggira tra la calca (due spintoni sono riuscita a riceverli anche io mentre finalmente mi accingevo ad uscire).
    Insomma una marea di pali fissi ristretti come sardine
    ma tutto questo gia’ lo si sa…
    Cosa ci sia di così fantastico lo dovrò scoprire… forse la presenza di personaggi pubblici rende splendida la serata?..mah

  • Enzo scrive:

    Leggendo l’articolo ho rivissuto la mia prima volta a Bagno Andrea….identica…il problema si risolve non andandoci più…..lasciando il locale vuoto….dopo vorrei vedere la faccia dei tre personaggi in sovrappeso che selezionano i buoni e i cattivi…o dello stesso Andrea…..mha!

  • Giorgio scrive:

    nel frattempo iniziavano le interviste ai VIP. Per primo veniva sentito un tale il cui accento non faceva certo pensare a una origine VIP e la sua esposizione risultava sgrammaticata e lacunosa. Dopo qualche frase di rito e dopo aver presentato la sua bellissima e giovanissima fidanzata, veniva congedato dalla presentatrice. Era ora la volta del Patron, Sandro Assenti. Stesso discorso, due frasi di rito e sfoggio del suo bel Patek-Philippe (costo circa 17.000 eurini), lui si che di orologi ci capisce e non porta le pacchianate ributtanti targate D&G o Cavalli tanto alla moda. Tra una chiacchiera e l’altra intanto, mi accorgevo che quelli che sedevano ai tavoli, per la maggior parte, anche se agghindati come degli impagliati, VIP certo non erano. Nessun professore o studioso, nessuno insomma che campava con il cervello invece che a forza di braccia o altro. Altro giro di modelle, tra un pezzo e l’altro di tale Paolo Zinno, presentato come tenore che, col microfono che si sentiva a tratti, rimedia un timido applauso dalla folla troppo impegnata a quardarsi l’un l’altro, onde trovarsi a vicenda dei difetti fisici e di abbigliamento/abbinamento. Verso l’una e trenta, ormai saturo ma con una fame da lupo, faccio per uscire e m’incanalo in un budello che magicamente mi porta all’ingresso. Lo scenario lì era davvero patetico. Stavano due energumeni a scrutare gli aspiranti clienti dalla testa ai piedi, controllando che ogni minimo capo di vestiario corrispondesse al “livello” della serata. Inflessibili, avevano la facoltà di decidere chi entrava e chi no. Dall’aspetto e dai modi poteva sorgere la domanda su quale grado di istruzione avessero conseguito, ma si riservavano il diritto di far entrare chi volevano. Loro non ridevano mai, auricolare collegato, di nero vestiti sembravano davvero persone importanti, al punto che centinaia di sprovveduti si lasciavano analizzare e scrutare. Ho avuto un po’ di timore nel passare tra i due energumeni, ma finalmente ero fuori, finalmente ero atterrato sulla terra ferma e respiravo aria pura. Vedevo ragazzine in short e maglietta, anziani con la consorte sotto braccio che si avviavano a casa dopo una passeggiata, gente in bicicletta. Sembravo uscito da un sogno, mi sembrava di essermi destato da un incubo che difficilmente, per quanto mi riguarda, si ripeterà di nuovo
    Giorgio

  • Giorgio scrive:

    Ieri sera, per la seconda volta in tutta la mia vita, poiché invitato, sono stato al “bagni Andrea”. Le premesse erano delle migliori: 14° compleanno della trasmissione per “bella gente” e “popolo della notte” week-end e dindorni. Presentatrice Barbara Chiappini e poi uno stuolo di VIPS, da Carmine di non so quale trasmissione televisiva a vattelappesca, passando per qualche gnocchetta agghindata a festa. L’odore al’ingresso effettivamente, come ha riferito l’autore di questo splendido post, era nauseabondo e credo di pesce rancido. Il caldo bestiale scioglieva il cerone dalle facce dei manichini imbalsamati (uomini e donne). Gli uomini poi, non so perché e solo in quei posti, amano indossare quelle camice coi colletti e polsini bianchi a righine celesti o addirittura rosa. E’ una sorta di divisa in quei locali, naturalmente corredata da un bell’orologio D&G o Cavalli e da infradito all’ultimo grido. Le donne invece amano indossare vestitini sgargianti che però mettono in risalto le tette appena fatte o gambe ottenute con un anno di palestra alle spalle. Stranamente su tutti gli avventori è stampato una sorta di sorriso finto a 32 denti appena sbiancati (che c’avranno da ridere, vallo a capire), che risaltano con l’abbronzatura uniforme ottenuta con creme costosissime dopo ore e ore passate al sole su qualche yacht di un amico VIP. Dopo una lunga attesa, quando la gente normale si prepara per andare a letto, finalmente arriva la prima portata: insalata di polipo (surgelato). La fame era talmente tanta che quella poltiglia puzzolente sembrava addirittura buona. Il vino era contenuto in un cilindro di alluminio ed era caldo come pipì. L’alluminio evidentemente doveva rappresentare l’ultima tendenza in fatto di vini. Vallo a capire perchè da secoli si usa il vetro, roba superata ormai. La seconda portata di antipasto era del salmone, quasi anemico e arrivato quasi al punto di non ritorno in merito a commestibilità. Si va avanti con delle portatine da fame per quasi un’ora e mezza e nel frattempo era partita la serata con la Chiappini che presentava. Io ho avuto la sfortuna di stare al tavolo vicino ai camerini dei modelli, dove si sentivano le grida dei coreografi o presunti tali, che non si raccapezzavano neppure in una serata semplice dal punto di vista organizzativo. Per farla breve, la cena è andata avanti fino a circa l’una e…..
    CONTINUA

  • Barbara scrive:

    Innanzitutto complimenti per il meraviglioso articolo, intelligente e divertente. Il problema dei VIP (o tali) locali verte sul fatto che mai hanno imparato la vera legge dell’essere “Signori”. L’eleganza è quella piccola particolarietà che poco si nota e la vera ricchezza (anche d’animo) di solito si tiene ben nascosta, si consuma in luoghi ameni dove nessuno ti conosce. Ecco il problema dei VIP nostrani, se non ostentano qui dove sono ben conosciuti gli acquisti e le conquiste, come faranno mai ad avere un valore? La personalità, lo charme e quant’altro, non sono in vendita…per fortuna.
    Ancora complimenti
    Barbara

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