C’è uno chalet a San Benedetto del Tronto, il Bagni Andrea, che secondo le cronache mondane e le voci di popolo nottambulo sarebbe luogo eccelso per la notte estiva, ritrovo preferito di VIP e bella gente, meta ambita di gran parte del “popolo della notte” della riviera medio adriatica e in particolare di quello abruzzese. Siamo andati a verificare di persona e vi raccontiamo la nostra delusione.
Spinti da tanto rumore attorno a questo luogo, ai primi di agosto siamo andati a vedere cosa offra davvero questo declamatissimo Bagni Andrea. Ecco la cronaca semiseria, ma reale, di quella serata da dimenticare. Dimenticare non tanto per quel che abbiamo trovato, ma soprattutto per la delusione di così poca cosa a fronte di tanta attesa e tanto rumore.
Parcheggio: questo sconosciuto
Arriviamo a San Benedetto verso le 11 di sera. La ricerca del parcheggio (in una cittadina di mare, votata quindi al turismo ma che di parcheggi non ne ha) richiede buona mezz’ora. Troviamo finalmente un buco dove lasciare l’auto che non sia passo carrabile, posto bici, posto moto, posto disabili, strisce pedonali, spazio cassonetto, etc.
Dopo cena
Davanti al celebrato Bagni Andrea troviamo tre energumeni con la faccia seria, in abito nero: dicesi buttafuori. Ci bloccano e ci dicono che dentro stanno cenando per cui se si ha un tavolo prenotato si entra, altrimenti no. Forse, al limite, dopo cena. Andiamo a prendere un gelato in centro. Torniamo verso mezzanotte. Davanti all’ingresso si è formata una piccola folla. Tutti bloccati come noi in attesa della fine della cena. Accadono però cose strane. Ogni tanto arriva qualcuno, si accosta al buttafuori enorme e dalla faccia impassibile, sussurra un nome, lui si china con fare paziente e confabula, poi esamina un pezzo di carta che ha in mano, conta le persone e lascia passare il postulante seguito da altri fortunati che il primo della fila indica personalmente. Immagino sia gente che ha prenotato un tavolo, anche se cenare dopo mezzanotte mi sembrerebbe tardi anche per uno spagnolo, chissà, saranno le eccentriche abitudini dei VIP. Altri invece arrivano con fare sicuro, lanciano un cenno al buttafuori, salutano, ammiccano e lui apre subito il cordone. Tutti dentro: l’ammiccante appena arrivato e i suoi amici. Saranno sicuramente dei VIP, anche se dalle facce non si direbbe. VIP in incognito? Forse più semplicemente gente del posto amica del buttafuori, amica dell’amico e via dicendo alla solita italiana maniera.
Lei non sa chi sono io
La folla cresce, saremo oltre cento e inizia la calca. Arriva sempre più gente e continua il rito dei “prenotati” e degli “ammiccanti” che scavalcano tutti ed entrano. La calca è ormai insopportabile, la gente pressa da matti, tutti schiacciati, sudati, chi fuma, chi impreca, chi, più italianamente, telefona a qualcuno “amico” per cercare di saltare la fila. Come sempre l’italiano medio in queste occasioni da il peggio di se, o forse da solo tutto quello che sa dare. Ci si raccomanda, si inventano fantomatici tavoli, amici, conoscenti, scuse di ogni genere pur di entrare. C’è anche il mattacchione che ascolta il nome dato da un gruppo e tenta di usare lo stesso nome per cercare di passare. Manca solo l’italianissmo “lei non sa chi sono io”. Ma il buttafuori, Caronte impassibile, traghetta solo alcuni; probabilmente conosce bene i VIP. E loro entrando ti lasciano di traverso un’ultima occhiata di compassione prima di essere ingoiati dal paradiso del Bagni Andrea. Loro VIP, tu sudi.
VIP di campagna
Qualcosa però mi sfugge. Nella calca capita di cogliere le conversazioni vicine (per forza, sei così stretto che ti parlano dentro le orecchie!); quelli che entrano ti passano prima accanto (quasi sopra, per la verità) e dal modo di comportarsi, dall’accento, dai discorsi, e persino dal nome dei tavoli che dichiarano non mi sembrano poi tanto VIP, eppure entrano…mah, misteri della notte. “Tavolo IPER” (gruppo di commesse di uno store del centro commerciale), marcati accenti basso marchigiani o campagna abruzzese, discorsi da mercato rionale del giovedì mattina: che VIP alla mano che sono, dico tra me e me. Loro entrano, noi siamo in fila come sardine da oltre un’ora.
Un passo in paradiso
Il buttafuori forse si commuove, fatto sta che ci lascia passare senza essere dei VIP, degli “ammiccanti” o senza un tavolo prenotato. Finalmente si entra. Superiamo l’ingresso, guardiamo con compassione le altre sardine meno fortunate e muoviamo un agognato primo passo nel paradiso. Paradiso? Una piccola scalinata porta all’atrio, sulla destra un camminamento si perde nel buio costeggiato da alcuni divanetti che scopriremo poi essere molto preziosi. Mentre studiamo il luogo non ci accorgiamo subito della prima trappola: sulla sinistra un passaggio conduce al retro cucina (dal quale esce appunto un orribile odore di cucina). D’improvviso un treno di camerieri e cameriere esce come un direttissimo carico di vassoi, secchielli di ghiaccio e fuochi d’artificio, e ci piomba addosso sgomitando e spingendo. Non un cenno di “scusi”, “permesso”. Solo uno spintone infastidito e via. Della serie: “levati di mezzo, che ci fai qua davanti, non vedi che devo lavorare”. Forse sono stranieri e non parlano italiano? Inutile spiegargli che noi siamo i clienti e loro prendono lo stipendio per servirci, previo nostro versamento di denaro al titolare. Mi viene il dubbio che non siamo abbastanza VIP da essere rispettati e trattati quali clienti.
Il baretto
Entriamo. Sulla sinistra un piccolo bar affollatissimo. Tentiamo un caffè. La temperatura è torrida, quasi equatoriale. Optiamo per una Coca Cola. Il barista si fa ripetere l’ordinazione tre volte, mi assale il sospetto che sia sordo, poi capisco che qui chiedere qualcosa che non contenga almeno il 50% di alcool puro è ritenuto una sorta di evento. Insisto. Per la modica cifra di 8 euro cash mi danno un bicchiere colmo di ghiaccio e con tracce di Coca alla spina, ossia acqua di rubinetto miscelata con anidride carbonica della bombola ed estratto di Coca Cola. Un cambio vantaggioso, non c’è che dire! Almeno ti fanno lo scontrino. Arriviamo nella sala. Anche qui il caldo è quello di Città del Messico. Sulla destra, barricata dietro una specie di postazione da trincea, una avvenente quanto arcigna e algida fanciulla è incaricata di riscuotere il conto dei clienti. La fortificazione massiccia della sua postazione non lascia presagire nulla di buono a proposito di consistenza del costo di una cena. Le chiedo una informazione. Non brilla per simpatia e disponibilità. Mi confermo quindi che serve solo a riscuotere e non ha altre funzioni.
Fine della corsa
La musica del DJ è assordante, il caldo africano. Proseguiamo rapidi verso mare per uscire dalla sauna ma una marea umana ci blocca. Scopriamo così che lo spazio vitale termina li. Oltre c’è solo gente accalcata. Un delirio. Una massa di teste che riesce solo a ondeggiare perché lo spazio per ballare non esiste ormai più da quasi un’ora. A destra e sinistra di questa specie di aia di una fattoria post moderna, ci sono due bar. Li esploriamo, novelli Livingstone. Le bariste sembrano fatte con lo stampo: belle, slanciate e quasi tutte unite da una antipatia assoluta. Sembrano quasi infastidite del fatto che tu stia chiedendo loro qualcosa da bere in cambio di una banconota. Le evitiamo avendo già donato l’obolo al baretto dell’ingresso. La gente però non sembra farci troppo caso. Ci appostiamo in osservazione: i bicchieri volano, le bottiglie di superalcolici, vodka e rum in testa, si esauriscono al ritmo di una ogni pochi minuti. Sembrano tutte bucate sul fondo. Ogni tanto si sente il rumore del vuoto che finisce nel secchio del vetro da riciclare. Ma chi riciclerà il fegato degli avventori? Poi la gente che non vive la notte si stupisce degli incidenti del sabato sera. Ma qualche questore-commissario-politico-cronista-buon cattolico-perbenista ci sarà mai stato in un posto come questo? Da quel che leggo direi di no. E invece farebbe bene a venirci prima di sparare sentenze e varare leggi staliniane: tra poco prevederanno la fustigazione per chi supera il limite di velocità. Ma non lo hanno ancora capito che il 98% del “popolo della notte”, ossia quelli che frequentano i locali da 14 a 90 anni, non riesce a divertirsi se non si da la carica almeno con un paio di bicchieri di superalcolico? E che c’è tanta gente che si scola 3, 4 anche 6 consumazioni in una sera? Cin cin!
Il privè
Verso mare il locale termina in una sorta di piattaforma rialzata con l’ingresso vegliato da un buttafuori. Mi spiegano che è il privè, termine francese che indica l’area più riservata del locale, quella dove i VIP possono stare comodi senza prendere gomitate al fegato e pestate di piedi, senza vedersi rovesciare addosso il drink del cretino di turno che balla col bicchiere in mano, senza dover respirare le zaffate di aliti alcolici e le ventate mefitiche di ascelle che implorano sapone. Ovvio, i VIP sono tutti rifugiati nell’irraggiungibile privè, ecco perché non sono qui e non li vedo. Ma allora, mi domando, chi sono i mille e rotti avventori che mi pressano? Probabilmente ottimisti che come me hanno abboccato alla leggenda metropolitana di Bagni Andrea! Mentre penso questa cattiveria, forse per la legge del contrappasso mi scorre accanto un tale e mi ritrovo con il braccio zuppo: un gavettone? No, sudore. Che schifo.
Al bagno, basta che non sia urgente
Opto per il bagno, anche perché inizio ad avvertire una certa urgenza. Dopo aver scoperto dove sono i Wc, li devi raggiungere. La tragedia si svela in tutta la sua portata solo quando ci arrivi davanti. Un buttafuori è appositamente delegato a sorvegliarli, segno che sono una zona di guerra. La fila è biblica. Due bagni per le donne, altrettanti per gli uomini, a fronte di centinaia di clienti. Non ho scampo: mi metto in fila. Cosa accidente faccia la gente nei bagni è un mistero. Tenendo a mente il tempo medio che impiego io per fare pipi, provo a raddoppiarlo, triplicarlo, immagino con una certa pena che il poveretto abbia un attacco di dissenteria, ma non esce. Sarà svenuto? Sono tutti tranquilli, ma non esce. Poi, dopo un tempo sufficiente per un parto gemellare lui riemerge. Non odo rumore di acqua che scorre: zozzone, penso. Avanti un altro. Dopo quasi 20 minuti riesco a lavarmi il braccio allagato dal sudore e fare anche il resto. Proseguo poi lungo il budello buio dove sono i bagni e sbuco di nuovo all’ingresso. Non ho la forza di tornare nella bolgia e mi siedo sui divanetti accanto ad altri reduci con la faccia stravolta. Lo avevo detto all’inizio che sarebbero stati provvidenziali questi cuscini! Purtroppo un terribile miasma di fogna aleggia nella zona. Arriva a zaffate, quando meno te lo aspetti, e ti invita a fuggire. Poi pensi alla calca, al sudore, alle puzze della folla in pista e decidi che è meglio affrontare la naturale essenza di fogna.
Scatto di orgoglio
Dopo una decina di minuti faccio una nuova riflessione, più dignitosa: ma perché devo soffrire in questo luogo? Non sono un VIP, non so cosa farmene dei VIP, non voglio nemmeno sembrare un VIP; perché dunque dovrei restare a sopportare gli spintoni dei camerieri, l’antipatia delle bariste, il caldo, gli odori medievali del luogo e della gente, la calca e le file. A pro di che? Di “esserci”? Di vedere bella gente? Ho quello scatto di orgoglio che avrei dovuto avere mentre ero in fila fuori come un peones che aspetta il piatto di minestra alla mensa dei poveri: esco. Mentre varco alla rovescia lo sbarramento di pretoriani-buttafuori guardo fiero la folla che suda e implora di entrare. Ma non mi sento fortunato perché sono dentro, bensì perché me ne vado, e per non tornare mai più. Cento metri a nord incontro un altro chalet, il Pao. È carino, allegro, pieno di gente semplice e divertente. Non ci sono VIP? Meglio!
La cucina di bagni Andrea e’a dir poco da denuncia,la gente ordina e poi lascia tutto sui piatti..la luce molto soffusa aiuta a non vedere cosa ci sia dentro,ma l’odore…mio Dio quello e’ nauseante. sono andata una sera per una festa di compleanno ho bevuto un rum e coca e il ghiaccio sapeva di pesce….ho visto gente bere gin caldo perche’verso le due il ghiaccio era finito.Mi hanno detto che la musica che ho sentito quella sera e’ identica da 5 anni…il personale…diciamo arrabbiato,forse Pagato poco? Far da mangiare e’ una cosa seria,e se di serieta’ vogliamo parlare allora il discorso cambia.La porta della cucina del Pao noto che sta quasi sempre aperta,come quella di Federico,come quella di Lacche’e di altri stimati chalet e ristoranti della zona,sintomo che non c’e’ nulla da nascondere.Andare li’ dare i soldi per farsi trattare da imbecilli con sottofondo di maracaibo,mangiare cose di dubbia provenienza…e’ cio’ che si merita chi pur di mostrare un vestito nuovo lascia che si calpesti la sua dignita’:
Beh, a dire il vero, da che mondo è mondo, tutti i locali sono così. Quindi, o esci poco o hai scoperto l’acqua calda. Io non sono un VIP e me ne fotto degli altri. Vado da Andrea per divertirmi con i miei amici. Troppo comodo fare di tutta l’erba un fascio. Dicono che hai scritto un articolo coraggioso. Scrivere robetta del genere sui Bagni Andrea è come sparare sulla croce rossa. Sandro Assenti, checché se ne dica, ha fatto centro. Questo è indiscutibile.
Dalle parti mie si dice “Il culo che non ha mai visto le mutande”.
Almeno è confortante sapere che certi individui il sabato sera si ghettizzano volontariamente in una specifica area, evitando così di portare a spasso la loro “vipperia” per la Riviera.
Credo che il giudizio sia adeguatissimo…pochi giornalisti riescono ad avere questo tipo di lucidita’ e coraggio critico…sono moltissimi a pensare cio ma pochi si prendono la responsabilita’ di renderlo pubblico…
Complimenti per l’articolo …
spero solo che non si faccia confusione avendo nominato Pao,xche di locali migliori di bagni Andrea ce ne sono moltissimi…ditelo anche a Lucignolo…
x Caterina. Gentilissima, prima di fornire suggerimenti per iscritto al prossimo impari bene a scrivere in italiano, o forse devo arguire che lei è straniera? Vede, il problema fondamentale della serata è stato trovare la fila per andare in quel posto ma, come lei mi conferma, ci sono molte persone disposte a soffrire, faticare, pagare per godere del nulla assoluto, del banale assurto a importante, dell’apparire fine a se stesso, del sedere accanto a un tale che ha come unico merito della sua vita di saper tirare calci a un pallone o di andare spesso in tv, o accanto a una tizia che ha il solo merito di essere bella e appariscente….sorvolo su altri meriti. Il fatto che lei mi dica, temo in buona fede, che in tale luogo si mangia “benissimo” mi fa presumere che il suo piatto forte quotidiano siano surgelati e precotti; provi ad andare a cena in qualcosa che rassomigli almeno a un ristorante, o magari anche un agriturismo, e vedrà che il suo parere cambierà radicalmente. So che esiste una sindrome alquanto rara che rende le papille gustative del tutto atrofiche, mi auguro che lei non ne sia affetta. Comunque il suo amore per tali luoghi esprime il suo essere molto meglio di qualsiasi test QI. Buon divertimento accanto ai VIP
da ciò che hai scritto capisco che il problema di quella serata è stato trovare fila all ingresso,fila nei bagni e tanta tanta gente accalcata dentro bè io penso che se c è cosi tanta gente e sempre un motovi ci sarà…prova ha capirlo da solo…ma sopratutto hai provato ha risolvere il prpblema standotene a casa li sicuramenta la fila per andare in bagno non la trovi. io amo bagni andrea sono 3 anni che lo frequento e ogni anno è sempre piu bello e si mangia benissimo i vip ci vengono e non sono pagati perchè a differenza di altri locali che vengono annunciati un mese prima con striscioni e robba varia li puoi ritrovarteli vicini di privè senza sapere nulla como spesso mi è capitato e sono li per divertirsi come noi non per lavoro
mi sono divertito …. anche se tutti un po’ se la tirano!!!!saluti
concordo con quanto riportato nell’articolo. quel posto è una delusione su tutti i fronti! altro aspetto non trascurabile: la musica fa pena.
ma che articolooo! bellissimo
me lo ha mandato una mia amica fan di bagni andrea in email, e non ho potuto fare a meno di morire dal ridere nel leggerlo! Io sono stata alcune volte ai bagni andrea, e spesso perchè mi ci hanno portata. E sinceramente se ora la proposta è quella di andare là io gentilmente rinuncio. La fama negativa del ristorante, è inutile ribadirlo, è nota a tutti dai…. si mangia male (tutto congelato), si spende tanto rispetto a quello che si mangia, e a volte ti arrivano anche le gomitate sul viso. L’unico motivo per cui la gente va a mangiare è per avere accesso senza fare la fila a mezzanotte. Nessuno poi ha scritto che ora si è riempito anche di “donnine felici” che lavorano al night e fanno la cresta a quello che fanno bere agli uomini che le corteggiano, me lo aveva detto un mio amico e lo scorso anno l’ho notato, che tristezza ragazzi; infatti quella è stata l’ultima volta che ci sono andata, ma che schifooo…
Però non è neanche vero che il Pao è così diverso… Si mangia sicuramente meglio e il personale è decisamente migliore in tutti i sensi, ma poi quando arriva la ressa non si riesce nemmeno a camminare da un bar all’altro. E anche lì facevano la selezione e funzionava per amicizie ed ammiccamenti all’italiana! Secondo qualcuno hanno fatto un accordo, bagni andrea ha il sabato e pao il venerdì. Però, l’importante è che questi locali ci siano, altrimenti dove andiamo la sera? Comunque, complimenti al giornalista! ciao
IL 90 PER CENTO DEI PERSONAGGI NON SONO STATI PAGATI..CM BEN SAPRAI INFATTI,QUANDO LE DISCO ORGANIZZANO COSE SIMILI,FAN PUBBLICITà PRIMA,CON TANTO DI VOLANTINI IN GIRO E NON DOPO..CHE POI LUI DECIDA D OFFRIRGLI LA CENA O DELLO CHAMPAGNE NON è UNA SUA LIBERA SCELTA…SO BENE CIò CHE DICO ,CREDIMI..HO UTILIZZATO QUESTI NOMI,PER SOTTOLINEARE SOLO CHE SI STA PARLANDO DI PERSONAGGI PUBBLICI, E NON DI MERI “VIP “DELLA ZONA..
Ma di che parli Sara? Valeria Marini? Sgarbi? E chi sono? Che valore umano hanno? Che me ne frega se in un locale ci vanno loro a ballare o mangiare? Ma che non lo sai che quelli li invita la direzione di Andrea quando capitano in zona, gli offre tutto gratis, li tratta come divinità (che sicuro non sono!) ma ti pare che rifiutano? Me che ti pensi che ci vengono apposta a SBT per andare da Andrea? ma dove l’hai visto questo film??? Ma lo sanno tutti che quello che gestisce Andrea è un furbo che sa come promuovere il locale. Campa alle spalle dei fessi che ci vanno perchè li “uhhh..ci mangia il calciatore o la valletta”. Strappati i capelli perchè sei nel tavolo dove ha mangiato Sgarbi….capirai. Che pena che mi fate….
SONO TOTALMENTE D’ACCORDO CON TE,CARO GABRIELE…AGGIUNGO CHE SE IL PAO NON SI ATTEGGIA DA VIP E BAGNI ANDREA SI,è ABBASTANZA PALESE IL MOTIVO..SGARBI è FORSE STATO AL PAO?VALERIA MARINI?E MOLTI MOLTI ALTRI,SFIDO IL PAO AD AVERE ANCHE SOLO UN PAIO DI QUESTI CLIENTI A CENA..CI FA PIACERE CHE GENTE COME LEI,CHE NON è IN GRADO DI COGLIERE IL VERO SPIRITO DEI LOCALI ED IL PERCHè DI TANTA FAMA,SI DIRIGA IN ALTRI POSTI…SALUTI..
Io credo che Lei faccia il Suo mestiere di giornalista e perciò può scrivere quello che vuole ma sia ben chiaro che Bagni Andrea ha fatto la storia della movida sanbenedettese e, come scrive Sara, si privilegiano di certo i clienti fissi (che perciò vengono fatti entrare ammiccando al buttafuori) piuttosto che altri, una sorta di fidelizzazione del cliente assolutamente giusta. il cibo non è assolutamente dozzinale e pessimo e non si spendono cifre esorbitanti, da quello che scrive Lei non è stato a cena e quindi la prego di provare per poi giudicare. Senza dubbio non sarà un ristorante noto per la sua cucina ma da qui a dire che sia pessima mi sembra davvero troppo.
Comunque sono felice per LEi che ha deciso di non venire più ed ha trovato il coraggio di prendere una decisione. E di questa decisione ha voluto rendere partecipe un pò tutti. Bravo il giornalista! Saluti
il giornalista ha ragione non ne vale la pena, comunque non è stato sempre cosi, 5-6 anni fa aveva un suo perchè si passavano belle serate, ma le cose cambiano e chi è del luogo lo sa!!.. l’unica cosa è che sono bravi a farsi pubblicità fuori e chi viene da fuori dopo aver fatto tutti quei chilometri un modo per farselo piacere lo trova
a) vado in discoteca dai tempi del whynot e non ho ho mai smesso. Lei conosce il whynot?
b) se avesse letto l’articolo con attenzione, avrebbe notato che il senso del discorso è che il Pao non si atteggia a locale di chissa quale livello VIP, e si comporta da normale locale, con pregi e difetti di tutti.
c) io non muovo critiche. Faccio il giornalista e racconto i fatti. Se non ci sono più tornato in quel posto, lo so io non lo devo ovviamente certificare a lei.
d) il giudizio su quel locale poteva essere più pesante se avessi voluto solo esprimere un parere sulla cucina. Un sedicente ristorante dove si pagano cifre esorbitanti per mangiare in una maniera che definire pessima e dozzinale è dire poco.
e) domanda: lei è cliente abituale? Vip? socia? Parente dei titolari?
Grazie
certo…perchè il pao è molto diverso..si vede che non ci siete stati nell’ora di punta,probabilmente non siete persone abituate ad uscire la sera,proprio per questo mi domando come mai siate voi a scrivere articoli in proposito…quanto all’alcool non vedo differenza rispetto agli altri locali notturni..la gente ubriaca si trova nei bar,nelle discoteche ,nei ristoranti ed anche (incredibile ma vero) al pao!!!!!!lì è sicuramente più facile entrare ma poi la massa di gente è la stessa ,dato che frequentemente si passa da un locale ad un altro in quei periodi..poi naturalmente non ci sono file al bagno e quant’altro vero????da bagni andrea come in qualsiasi altro posto che funga da ristorante-discoteca si privilegiano i clienti fissi : non quelli che si presentano solo il sabato o il martedì..ed è normale..ognuno agevola il suo mercato..per il resto magari è sceso un po’ di livello..meno “vip” rispetto al passato,ma ha davvero fatto la storia degli chalet di san benedetto..molte persone muovono critiche come voi,ma puntualmente ci tornano…chissà perchè…………….!!!
ragazzi, potete scrivere quello che volete ma sono 20 anni che Bagni Andrea è Bagni Andrea, sempre pieno, sempre affollato… forse alla gente piace perchè altrimenti sarebbe stato uno dei soliti locali che nascono, durano 2/3 anni eppoi svaniscono… e ce ne sono tanti. Le bariste son belle gnocche, la musica ok. Io nn ci vado per i Vip ma solo xchè è un posto dove c’è bella gente, se cercate i VIP dovete andare in Sardegna, al Billionaire, ma magari chi ha scritto l’articolo si troverebbe a disagio pure lì quindi…
Mitico Bagni Andrea!!!
Ciao
I miei complimenti! Cronaca perfetta a parte un piccolo particolare… Le bariste sono antipatiche, improvvisate e soprattutto ATTEMPATE!!!! Sono le più incartapecorite di tutta la riviera!
Fortunato te che non ti sei fermato anche a cena………
che ridere! proprio cme rivedere un film. Sono d’accordo del tutto con chi scrive. Quel posto sembra una specie di mito e poi quando ci vai ti accorgi che è veramente una delusione. ci ho visto anche tante straniere e tanta gente ubricaca. ciao!