Enzo Campi è nato a Caserta nel 1961. Vive e lavora a Reggio Emilia dal 1990. Autore e regista teatrale, videomaker, critico, poeta, scrittore. È presente in alcune antologie poetiche e collabora con riviste letterarie on line. È autore del saggio filosofico Chaos : Pesare-Pensare scaricabile sul sito della compagnia teatrale Lenz Rifrazioni di Parma. Ha pubblicato per i tipi di Liberodiscrivere edizioni (Genova) il saggio filosofico-sociale Donne – (don)o e (ne)mesi nel 2007 e il saggio di critica letteraria Gesti d’aria e incombenze di luce nel 2008. Nel 2009 ha pubblicato per BCE-Samiszdat (Parma) il volume di poesie L’inestinguibile lucore dell’ombra. Sempre per lo stesso editore ha curato una postfazione in Collezione di piccoli rancori di Lara Arvasi. Di prossima pubblicazione il poemetto Ipotesi Corpo (maggio 2010) per i tipi delle Edizioni Smasher (Messina).
La scrittura di Enzo Campi con un filo invisibile ricuce e sorveglia i movimenti del tempo senza avvelenare le vere emozioni. Un grande artista dei nostri tempi con una voce robusta e matura. In questa intervista parliamo del suo percorso artistico:
Quando ha cominciato a scrivere e quando ha pubblicato il suo primo libro?
<<Dai 18 anni almeno fino ai 30 scrivevo prevalentemente per il teatro, o meglio per gli spettacoli che realizzavo. Poi sono passato a scrivere le sceneggiature dei miei cortometraggi. Ad un certo punto mi sono reso conto che scrivevo in pratica da sempre e non avevo mai preso in considerazione di farlo sul serio, voglio dire per pubblicare. Così ho cominciato a frequentare il web, i siti di scrittura e i blog. Poi nel 2007 ho fatto il salto dal virtuale al reale e ho pubblicato, per i tipi di Liberodiscrivere (Genova), il mio primo libro, un saggio filosofico-sociale sulla donna come “evento”. Poi, al ritmo di un libro all’ anno, ho pubblicato nel 2008, sempre con lo stesso editore, un altro saggio, questa volta di critica letteraria su sei poeti contemporanei e nel 2009, per Samiszdat (Parma), un volume di poesie>>.
Che autori ha letto durante il suo percorso?
<<Sarebbe un po’ come chiedere ad un appassionato di cinema quanti film ha visto? Potrei produrre un elenco interminabile, ma non mi sembra questo il luogo. In ogni modo, leggo prevalentemente filosofia, saggistica e poesia. Leggo poca narrativa, ma se proprio devo fare dei nomi direi : Manganelli, Beckett, Genet, Nancy, Derrida, Jabès, Rilke, Bigongiari, Bene, Nietzsche, Goethe, Baudelaire, Proust, Joyce, Villa, e ancora Platone, Bergson, Deleuze, Barthes, Rimbaud, Lautreamont, Celan, Luzi Blanchot, Bataille e, tra i contemporanei, vorrei ricordare almeno Francesco Marotta, Marica Larocchi, Rosaria Lo Russo, Flavio Ermini>>.
Un libro prezioso per lei?
<<Vale lo stesso principio appena espresso a proposito degli autori. Mi conceda di citarne almeno una decina: Succubi e supplizi di Antonin Artaud, Memorie di cieco di Jacques Derrida, ‘l mal de’ fiori di Carmelo Bene, Corpus di Jean-Luc Nancy, Nostra signora dei fiori di Jean Genet, il Faust di Goethe, la Divina Commedia di Dante, Ulisse di Joyce, Così parlò Zarathustra di Nietzsche, Elegie Duinesi di Rilke, Mal visto mal detto di Beckett>>.
Che cos’è la poesia per Enzo Campi?
<<Penso alla poesia come un magma incandescente. La proprietà del magma è l’informe. E l’informe è la natura prima e precipua della “cosa” e delle cose. Configurare il magma è come configurare l’informe, ovvero: configurare una molteplicità di forme. Così come il magma e l’informe, la poesia è – in sé – molteplice. In tal senso per configurare la poesia bisogna frequentare l’alea della promiscuità. Parlerei di costruzione e decostruzione che fanno parte del rischio, dell’urgenza e del gioco in cui ci si cancella scrivendosi (de-scrivendosi) e drammatizzandosi. È inevitabile e naturale che sia così. Questo è il “luogo” della poesia. Un luogo molteplice, e quindi già accogliente in sé; nel senso che diverse e svariate sensibilità soggettive potrebbero trovarvi un’ospitalità affine alle loro interrogazioni, urgenze, esigenze. Un luogo o un non-luogo ove mettere “al lavoro” le azioni (dal significato primo della parola drammaturgia: drama-ergon, opera delle azioni, azioni al lavoro). Perché la poesia è anche azione, danza delle parole, messa in opera dei significanti, eco e risonanza >>.
La regia teatrale è un’altra passione molto importante per lei? E’ vero?
<<Diciamo che lo è stata in passato. Nasco, artisticamente parlando, proprio con il teatro. Dieci anni di attività più o meno costante tra il 1982 e il 1992. Due diverse compagnie in cui ricoprivo i ruoli di autore e regista. Cercavo di portare avanti un discorso di ricerca e sperimentazione non disdegnando di varcare le linee di confine dei vari generi. Oggi, invece, forte delle esperienze acquisite al tempo del teatro e di quelle successive riguardanti il video e l’utilizzazione di strumenti multimediali, cerco di caratterizzare in senso spettacolare i reading e le presentazioni dei libri con installazioni, proiezioni e performance>>.
Qual è per lei il ruolo della cultura oggi?
<<Io cambierei la domanda in quale “dovrebbe essere” il ruolo della cultura oggi? Spesso si confonde la parola cultura con nozionismo o, tanto peggio, informazione. Il nozionismo è un continuo accumulo di elementi, ma spesso ciò che si sovrappone finisce con l’annullare ciò che soggiace. Il rischio è che le ultime nozioni sostituiscano quelle assimilate in precedenza. L’informazione è solo un tenersi al corrente di ciò che accade. La cultura è altra cosa, è un approfondimento continuo, una ricerca, non dico per forza di cose una specializzazione specifica, ma comunque la questione verte sul “porsi all’ascolto” e sul cercare di penetrare il cuore delle cose. La cultura è formazione, crescita, e pretende un approccio critico e costruttivo. Oggi come oggi, tranne alcuni casi, per così dire, patologici, non esiste cultura. Informazione (spesso di parte) e nozionismo (spesso effimero) imperano e dettano le leggi che la maggior parte degli uomini osservano per comodità e per quieto vivere>>.
Di che parla il suo ultimo libro?
<<Il mio ultimo libro, che uscirà a metà maggio per le Edizioni Smasher di Messina, è un poemetto. Il titolo è Ipotesi Corpo. E’ un testo che ha a che fare con la dimensione orale – e quindi originaria – della poesia. Un testo costruito per essere “dettato” e in cui le parole, giustapponendo assonanze e allitterazioni, sembrano generarsi l’una dall’altra creando una sorta di flusso ininterrotto. Per avere un’idea più precisa basta estrarre due passaggi dalla prefazione curata da Natàlia Castaldi: “Tutto verte sul corpo e sulle sue posizioni, sulle ex-posizioni e sulle esposizioni, su ciò che genera i movimenti del corpo e su ciò a cui il corpo rinvia. A priori una ex-posizione, originaria e sorgiva, innata e, in un certo senso, dovuta. A fortiori un’esposizione fortemente legata al senso della gettata, dell’estroiezione, del portarsi in fuori”; “Il corpo è qui tema dell’indagine e palcoscenico in cui l’io mette in opera un monologo questionante che – poematicamente e teatralmente – si incarna nel corpo del testo e della parola cercando di risolvere l’unicità di senso di un doppio movimento che oscilla incessantemente tra il dispendio (come ragione di vita) e il ricominciamento (come unica possibilità di proiezione verso l’a venire). Ciò avviene attraverso la scissione drammatizzata tra forze centripete (pulsione, desiderio, istinto-carne) e forze centrifughe (ragione, indagine e ricerca-alterità)”>>.
La scrittura coinvolge di più l’amore, la realtà o i sogni?
<<La scrittura coinvolge quella che, in quel dato momento, è l’urgenza più viva dell’autore. Non esistono regole fisse. Anzi, un autore che scrive sempre delle stesse cose, prima o poi, finirà col ripetersi ed esaurire il suo ciclo letterario. Dal punto di vista del lettore tutto dipende da cosa si cerca in un libro. Se si cerca il semplice intrattenimento può andare bene la cosiddetta narrativa di consumo, spesso costruita sull’amore e sulle sue declinazioni. La realtà investe il “sociale” e l’approccio presuppone anche la formulazione di un pensiero, per così dire, civile e ideologico. I sogni invece rappresentano le aspirazioni segrete, i desideri repressi. Qui l’approccio è diverso, magari si cercano nei sogni degli altri le risposte ai propri sogni>>.
La garanzia di un valore per Enzo Campi?
<<Il “libro”, come oggetto da possedere e luogo di crescita e conoscenza. Alla fine del Faust di Goethe possiamo leggere: “ogni cosa che passa è solo una figura”. Basta aggiungere che solo il libro può preservare ad aeternum le tracce di quei passaggi>>.
Sta lavorando a dei nuovi progetti?
<<In questo periodo ho altre due opere in giro per concorsi e editori. Un poema, Dei malnati fiori e una silloge, Il Verbaio – Dettati per (e)stasi a delinquere. Sto curando inoltre, per Samiszdat, un’antologia con gli autori del blog collettivo “Poetarum Silva” e, nei ritagli di tempo, cerco di ultimare il mio primo, vero libro di narrativa: Picasso’s frame>>.
Ritornando alla poesia, il poeta siriano Adonis, in un saggio scrive: “Il futuro appartiene alla poesia, è la poesia. Il tempo che vedrà morire la poesia sarà anch’esso un’altra morte. La poesia non ha tempo: è il tempo”. Quanto si riconosce in questa definizione?
<<Vorrei rispondere citando un passo di Flavio Ermini: “Il tempo in cui siamo annidati non è quello lineare della successione, bensì quello complesso e inestricabile della simultaneità, dove ogni battito temporale convoca, ogni volta, l’irruenza della contesa e le figure coinvolte nello slancio: l’arco e la vita. Eppure è chiara la nostra incapacità di abbracciare orizzonti onnicomprensivi, pur sentendo di appartenervi”. La poesia aspira a una bellezza, ma non credo che aspiri alla verità. Per una semplice ragione: la verità non esiste, almeno non una verità universale che possa andar bene per tutti. Esistono tante piccole verità individuali costrette a riplasmarsi e rinnovarsi di volta in volta a seguito degli avvenimenti e delle incidenze esterne. Allo stesso modo il tempo non è una verità, ma solo una convenzione, un’abitudine che ci costringe, per comodità, a una scansione ordinata e consequenziale dei nostri momenti interiori. Così per un poeta o un artista non può esistere un tempo univoco, ma tutta una serie di istanti da cogliere e di cui disfarsi. Il tempo deve essere continuamente costruito, decostruito e ricostruito>>.
Intervista interessante, con alcuni spunti per riflessioni decisive a proposito della poesia, del tempo e dei tempi della poesia. Ho letto alcuni testi poetici di Enzo Campi e, pur apprezzandoli, li ho trovati troppo infarciti di frammenti autocoscienziali, esistenzial-teoretici, introspettivi-estroflessivi…, insomma un armamentario verbale-mentale-sperimentale che, in sostanza, offusca quei nuclei lirici dotati di potenza “naturale”. La poesia è sempre artificio, certo, ma gli artifici non si devono vedere. Il grande attore è colui che, mentre recita, dimentica e fa dimenticare l’arte di recitare e tutti i patemi cerebrali per giungere alla “pura” naturalezza. Grazie.
ciò che ho letto, trasuda d’amore, oltre che di spessore.
“danza delle parole”…condivido appieno.
non sapevo tante cose, ma a pelle, non dubitavo.
ho provato piacere, nel leggere smasher, ché è una conferma di.
è stato bello, questo passaggio d’occhi.
grazie.
con stima
simonetta
intervista interessante, ottime domande e circostanziate risposte.
ho potuto conoscere meglio il poeta e l’uomo ricercatore, instancabile, proteiforme.
grazie.
Grazie per avermi reso partecipe di questa significativa e arricchente intervista. Sentiti complimenti a te e pure a Natalia Castaldi.
Un caro saluto
Gianna
Intervista molto interessante e aiuta molte persone ad apprezzare ancora di più lo spessore e la splendida sostanza di Enzo.
Vorrei solo aggiungere che la poesia vive oltre il tempo e il suono che ne deriva musica pensieri ed emozioni destinati a rimanere nei cuori e nella cultura futura.
Complimenti davvero. Maurizio Alberto Molinari
un ringraziamento particolare alla redazione di AbruzzoCultura e ad Antonietta Gnerre che ha voluto e curato questa intervista
grazie a tutti i lettori per presenze, commenti e apprezzamenti.
Leggendo l’intervista a Enzo Campi mi pungola
un interrogativo: come leggere la poesia?
Perché è così difficile andarne a capo?
Una risposta potrebbe essere: la rapidità
dell’occhio e la lentezza della parola.
Credo che Campi l’abbia ben compreso…
(Scusate la ripetizione ora chiara, spero!)
Ipotesi di corpo, poemetto dal titolo intrigante!
Leggendo l’intervista a Enzo Campi che un pochino conosco attraverso fb mi pungola un interrogativo: come leggere la poesia? Perché è così difficile andarne a capo? Una risposta potrebbe essere: la rapidità dell’occhio e la lentezza della parola. Credo che Campi l’abbia compreso molto bene…
Grazie a questa bella intervista ho potuto conoscerti meglio, Enzo! Sei davvero “culturarmente” sorprendente.
Sì, una bella intervista…
Il panorama artistico-letterario attuale, a mio avviso, è abbastanza ampio e pieno di figure interessanti, ma non ho dubbi quando dico che Enzo, per coraggio, propulsione creativa, costante studio e quindi crescita, emerge come un colosso, un faro da seguire. Leggendo la bella intervista della più che brava Antonietta, mi sono reso conto che non mi sbagliavo quando pensavo di trovarmi di fronte ad un artista completo.
Grazie Enzo e grazie Antonietta
Il panorama artistico-letterario attuale, a mio avviso, è abbastanza ampio e pieno di figure interessanti, mas non ho dubbi quando dico che Enzo, per coraggio, propulsione creativa, costante studio e quindi crescita, emerge come un colosso, un faro da seguire. Leggendo la bella intervista della più che brava Antonietta, mi sono reso conto che non mi sbagliavo quando pensavo di trovarmi di fronte ad un artista completo.
Grazie Enzo e grazie Antonietta
http://poetarumsilva.wordpress.com/2010/04/30/segnalazione-antonietta-gnerre-intervista-enzo-campi/
Enzo Campi oltre ad essere un artista completo è una persona gentile e preparata.Apprendo qui delle prossime pubblicazioni..Ci sono molte cose in cantiere, leggo:-)Per fare Arte ci vuole coraggio,studio, sacrificio ed Enzo percorre questa strada da decenni,ormai.Il futuro è anche Poesia;è di chi ci crede.Enzo ci crede.Noi ci crediamo.Molto bella l’intervista!Saluti
Enzo è una miniera inesauribile di pensiero, attenzione e cura verso la parola e la sua traduzione in scrittura.
Leggere i suoi testi – siano essi poesia o prosa – equivale ad un immersione in un mondo di “rinvii” e “rimandi” che coinvolgono il lettore attivamente, pretendendo un doppio sforso: coglierne le connessioni ed -appunto- i rimandi testuali e filosofici, ed uno “teatrale” che lo renderà partecipe dello svolgersi del pensiero in immagini, suoni, oralità del testo. Non c’è testo di Enzo che non inviti ad una lettura scandita dal ritmo della voce, dalla gestualità involontaria degli arti: una recitazione inconscia che trascina, investe mimeticamente.
Molte delle risposte qui lette sono una conferma di tanto scambio collaborativo e per me di puro arricchimento-nutrimento, tuttavia, mi preme qui sottolineare la valenza che egli dà al ruolo che la cultura “dovrebbe avere” e cui tutti noi dovremmo tendere, superando le “nozionistiche infarinature” e la “pseudoinfomazione” per cercare di penetrare criticamente “il cuore delle cose”.
Restituire alla gente l’esercizio critico da contrapporre alla passiva fruizione del “bell’e servito”, credo sia oggi compito e dovere di chiunque voglia essere “attore culturali”.
Grazie ad Antonietta Gnerre e ad Abruzzo Cultura per questa splendida occasione di incontro, riflessione ed “ascolto”.
n.c.
enzo è uomo ideativo di grande complessità e sincera verve, ho gradito molto un “lavoro sinergico” su FB e lo ringrazio per aver aderito a “ex libris” per Autrici e Autori da ogni dove..
condiviso
Gran bella intervista,chiara e diretta…
io me la stampo e quasi quasi me la porto in classe…
ah se solo potessi fare lezione come voglio io…
potrei far capire dove stiamo andando…
oltre i soliti manuali che i maturandi devono leggersi e i bignami…
è questo che dovrebbero leggersi per fare la terza prova chiribbio!
Del dove stiamo andando con la narrazione e con la poesia…
di cosa significa il verbo “sperimentare” viaggiare…
PERCHE’ DAVVERO LA VERITà E’ IN CONTINUO MOVIMENTO
E I PAESAGGI CONTINUANO A CAMBIARE SEMPRE PIU’ VELOCEMENTE…
in effetti non esiste più un tempo orizzontale,
ma verticale come diceva Bergson se non erro…
ed io sono perfettamente d’accordo che i tempi debbano essere shakerati…
Grazie ad Antonietta e alla redazione per l’attenzione!