Abbiamo il piacere di proporvi un nuovo autore, un abruzzese che per motivi di studio e lavoro si trova a Londra e che fungerà da nostro corrispondente dal Regno Unito, per raccontarci gli eventi culturali e sociali di quel paese, ma anche per narrare la sua esperienza – comune a molti altri giovani – di abruzzese “emigrato” . Si chiama Giuseppe Rotundi e in questo suo primo articolo presenta se stesso e Londra, tra il serio e il faceto.
Cari amici, mi chiamo Giuseppe Rotundi e sono un Abruzzese trapiantato a Londra! Grazie alla redazione di AbruzzoCultura avrò l’opportunità di narrarvi questa grande città, che con il nostro Abruzzo ha molte cose in comune (strada facendo ve le racconterò una per una)…e che ci fanno molto apprezzare dai sudditi di sua Maestà.
Io Vivo e lavoro a Londra nel settore Fashion (L’italia in questo è maestra) e sto anche frequentando un Corso di Politica Internazionale alla LSE (London School Economics). Sono Abruzzese di Pescara. Cosa altro dirvi di me…vediamo:che sono un’appassionato di tante cose e forse troppe…amo l’Arte Contemporanea,la fotografia..la musica in generale mi piace…quella dei cantautori, la Rock e la jazz, come la pop non la disdegno. Qui a Londra cerco di Mangiare Italiano per quel che si può..perchè mi devo ancora sintonizzare sulla loro linea del Fish & chips in prima mattina!! ma che volete nessuno è perfetto. Sono un appassionato di tutte le cose non banali e non convenzionali.
Amo le persone che sanno dire e non patire solo. Mi piacciono le Idee coinvolgenti e le persone che le vomitano mi rendono consapevole di ciò che di grande l’essere Umano può partorire. Credo alla massima propensione ad una creatività libera e non convenzionale, che non si consideri attività economica puramente finalizzata al raggiungimento di profitto. Spero che ci siano persone che superino la logica del mercato della cultura delle sue regole ed imposizioni generalistiche e che quindi si adoperino per un’attività tendenzialmente ‘altra’ e istintivamente ‘contro’, questo in sintesi lo spirito che mi piacerebbe portare in questa rubrica/Giornale. Non è facile decidere di trasferirsi in una nuova città, in un luogo diverso da quello in cui si è nati e cresciuti. Staccarsi dagli amici di sempre, dai familiari, dal proprio quotidiano che si conosce perfettamente. Chi lo fa, prende in considerazione diverse cose: da come si troverà a vivere in un posto diverso, a quali opportunità di vita offre quel posto.Io ho scelto Londra o forse lei ha scelto me!!. Secondo le centinaia di migliaia di persone che ogni anno vi si trasferiscono, offre quelle opportunità che non si trovano da altre parti.
Perché? Forse sarà per il suo carattere unico. Nonostante la sua sregolatezza stilistica ed architettonica, Londra si è mantenuta fino ad oggi come centro di pensiero politico, culturale, finanziario ed economico. Tante altre città d’Europa e del mondo non hanno saputo tenere il passo. Ci provano, ma semplicemente non ci riescono. Questa città con i suoi 8milioni di residenti ed un indotto che vi gira intorno di circa 15milioni è molto meno difficile di tanto tempo fa. Proviamo ad analizzare la situazione.La prima cosa che salta all’occhio, per una persona che viene dall’Italia, è la facilità di inserimento che si ha trasferendosi in questa città, indipendentemente dal fatto si parli o meno la lingua inglese. Un forte senso di solidarietà accomuna chi parte alla ricerca di qualcosa di più, di migliore o semplicemente di formativo.
Trovare lavoro non è più l’odissea italiana che si era appena lasciata. Tutto, se comparato col nostro sistema, risulta più semplice, molto più semplice e meritocratico. Quasi (quasi) non ci si crede. Questo aspetto è un problema serio. Le ondate di ragazzi che ogni anno si riversavano a Londra, lo facevano per imparare qualcosa, per avere un’esperienza più internazionale, sapere un po’ di inglese, per staccarsi dalla famiglia italiana iperprotettiva. Ora, da un po’ di tempo le cose sono cambiate. Si assiste sempre di più a una nuova emigrazione fatta di tanti giovani talenti di casa nostra. Spesso parli con queste persone ti dicono che non hanno intenzione di tornare in Italia. Forse è uno sfogo, una ribellione alla precarietà e alle delusioni prese in un paese come L’Italia dove, purtroppo, regna ancora il Nepotismo che è parte integrante di un sistema malato alla radice. forse cambieranno idea, ma fa davvero impressione sentire tanto disagio e a volte amarezza. Persone che sono state “parcheggiate” ad aspettare un lavoro di qualsiasi genere che non arrivava mai, con il tempo che passava inesorabile, con la voglia di avere una vita normale.
Oserei anche banale ma vita da vivere in tranquillità e senza dover pensare che il domani non arriva mai ed il futuro è già passato. Ho conosciuto ragazzi in gamba con Lauree prese a pieni voti, con master e dottorati e in Italia si sentivano dire:Lei è troppo Qualificato per noi!! Qui, come in America, se sei qualificato, non ti lasciano scappare e se non sai la lingua ancora bene, non importa ti fanno studiare mentre ti danno il lavoro. Per loro sei una risorsa, un’ investimento da proteggere e mantenere. Io sono arrivato in questa città che non sapevo nemmeno dire un ciao in inglese e comunque, ho fatto la mia bella fatica ad ambientarmi e capire il modo di pensare e ragionare degli Inglesi. Ho trascorso anche periodi molto duri e stressanti. Tante volte sono stato li per mollare e tornarmene a casa mia in Italia ma, poi mi sono guardato indietro è ho visto da dove ero venuto e la strada che avevo percorso e che arrendermi non sarebbe stato proprio la cosa giusta da farsi. L’Italia manca? Certo che manca Nessuno è più italiano di chi abita all’estero, nessuno ama l’Italia con quella dolce nostalgia di chi non la vede da un po’, con le frasi che si sprecano perché come il sole dell’Italia, come il cibo dell’Italia, come le case, come le donne e gli uomini italiani si dice e si pensa che non ci sia niente.
Ma l’Italia, per quelli che vanno via quasi forzatamente, è assenza di opportunità, è inserimento nel mercato del lavoro, se va bene, quando ci si sente non più “giovani”, è precarietà, impossibilità di mettersi in proprio facilmente, di farsi dare soldi da una banca per investire su una propria idea imprenditoriale, di farsi dare un mutuo senza dovere impegnare anche le mutande, è vedersi sopraffatti tante volte dalla furbizia più che dal merito, dall’arroganza più che dal buon senso. Oggi vanno avanti i furbi e gli amici e se sai come truffare il prossimo e ci sai fare con le gomitate e la lingua, riesci a far pure carriera senza doverti preoccupare più di tanto. Qui le raccomandazioni esistono come da noi, con la differenza sostanziale che qui si raccomandano le persone che sanno fare il proprio mestiere e pochi si sognerebbero di raccomandare uno solo perché è il figlio di tizio, e via dicendo.
Il motivo?
Perché se il delfino non sa nuotare, anche chi lo ha “messo a mare” rischia il posto. La cosa che mi fa sempre ridere e far capire agli inglesi i Concorsi Italiani; non ci credono che da noi ci siano concorsi per poter lavorare negli ospedali, nelle scuola e nei comuni. Qui non si fanno e non si usano i concorsi. Per ogni lavoro ci sono annunci normalissimi che si trovano nei siti Web e, se ti interessa, porti o mandi il CV e se lo ritengono interessante verrai chiamato per un colloquio di lavoro. A posto preso, non pensare che hai la sedia sotto il sedere per tutta la vita..qui ogni sei mesi si usa fare il bilancio di ciò che hai fatto e se hai lavorato bene, fatto tutto ciò che ti è stato assegnato e non hai ricevuto critiche e missive varie sei ok altrimenti, sei fuori senza nemmeno pensarci su!! (il Ministro Brunetta dovrebbe passare da Londra per fare le sue leggi).
segue…