La Rotta dei Fenici, ambiente e cultura nel turismo di ricerca
Scritto da Romano Maria Levante il 26 aprile 2010
Il programma del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell’associazione internazionale “La Rotta dei Fenici”, presentato il 4 dicembre 2009, entra nel vivo con la stagione turistica, anche degli abruzzesi così legati al mare per ragioni geografiche e alle tradizioni per mentalità e cultura, indicando gli itinerari di storia e arte, archeologia e costumi di un popolo di marinai e mercanti, la cui antichissima civiltà ha lasciato segni da riscoprire in 80 città di 18 nazioni in tre continenti.
Gli incontri formativi e di coordinamento tra le 18 nazioni interessate svoltisi a fine marzo 2010 hanno dato il via a un programma annunciato da tempo e accuratamente preparato che trova nella stagione turistica il suo tempo più adatto, anche se le motivazioni culturali sono permanenti. Ma l’ambiente ha un ruolo fondamentale, perché gli scenari mediterranei sono di incomparabile bellezza e rappresentano il fondale suggestivo nel quale si è espressa una civiltà antichissima.
Una rivista culturale non può non ripercorrerne i momenti salienti, ma prima è necessario presentare i contenuti del programma quali sono stati illustrati dal direttore generale del ministero Maurizio Fallace e dal direttore dell’associazione Antonio Barone al Palazzo dei Dioscuri a Roma.
Il filo conduttore nella ricerca delle radici culturali
Si tratta di ripercorrere itinerari storici alla riscoperta dei reperti e segni lasciati dai progenitori della nostra civiltà mediterranea. Che portano in tante nazioni e città dove si trovano tracce profonde dei Fenici, un popolo pacifico non di conquistatori ma di mercanti e marinai, dedito ai traffici e agli scambi da tempi remotissimi. Ricercare le loro impronte tutte da decifrare attraverso i reperti archeologici e le tracce nella cultura e nelle tradizioni, nei costumi e nella memoria popolare può dare stimoli aggiuntivi all’interesse turistico mosso dalle bellezze ambientali e dalle altre attrazioni.
Un filo conduttore che colleghi le diverse tappe rappresenta un valore aggiunto in termini di motivazioni e di appagamento. Anche perché nelle varie tappe è come se si fosse attesi con le manifestazioni ispirate al tema: c’è un cospicuo investimento, “140 mila euro ben spesi”, ha detto il direttore generale Maurizio Fallace aggiungendo significativamente “un impegno oneroso ricco di soddisfazioni”. E le proveranno soprattutto coloro che seguiranno il programma predisposto.
Gli amanti della “Rotta dei Fenici” daranno un contenuto più ricco alla loro vacanza che appaga sempre meno se limitata all’aspetto ludico, pur importante. Le difficoltà dei servizi turistici ad enucleare, nella miriade di offerte stereotipate ed omologate, qualcosa di nuovo e di stimolante è una prova della necessità di dare al turismo un’impronta diversa, che soddisfi le vere esigenze dell’individuo. In fondo ogni viaggio è la ricerca di qualcosa, e se non si trova lascia un senso di vuoto e di irrealizzato: non si è riusciti a leggersi dentro, si è perduta un’occasione preziosa.
Ha detto bene il direttore Antonio Barone citando una bella espressione di Proust: “Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi per vederle”. E si possono avere se si sa cosa cercare, a questo serve il programma presentato: a ricercare i primordi, le radici nei luoghi dove la civiltà è nata e si è sviluppata per poi irradiarsi nel Mediterraneo.
Le manifestazioni d’arte tendono sempre più ad essere vissute con un filo conduttore che unisca le singole espressioni, esaltate individualmente solo nei casi di eccellenze assolute. E anche in questi casi vanno inquadrate nel contesto. Ne danno conferma le mostre legate a un filo conduttore tematico, e possiamo ricordare quelle che abbiamo commentato su questa rivista nel corso di un anno: dalla mostra riminese “Contemplazioni” sul tema della bellezza a quella teramana sul “Novecento” a quella di Illegio in Carnia sugli “Apocriri”; alle innumerevoli mostre tematiche romane: da “Mitografie” sul mito, a“Il Potere e la Grazia” arte sacra per temi; dal “Futurismo” a “Dada e il surrealismo”, fino a “Africa una nuova storia”. Le mostre incentrate su un nome o lo declinano per tema come per De Chirico, sulle copie e i d’après “De Chirico e il Museo”, sul disegno “La magia della linea”; oppure lo utilizzano come richiamo o riferimento di un tema più generale, così da “Giotto e il Trecento” a “Da Rembrandt a Vermeer la pittura civile dei fiamminghi e degli olandesi nel ‘600”, alla mostra in corso al Vittoriano “Da Corot a Monet” sull’ecologia per sezioni ambientali; fino alla mostra di Perugia “Federico Barocci e la pittura della maniera in Umbria”.
Perché questo excursus? Lo scopo è sottolineare l’importanza del filo conduttore offerto per rafforzare la motivazione della scelta turistica collegando le tappe in modo molto stimolante. Vi si trova tutto quello che può appagare , dalle bellezze ambientali all’attrazione delle antichità archeologiche ed artistiche, il tutto unito dal collante della cultura che porta a interrogarsi sulle origini e sulle derivazioni, sugli influssi e sugli effetti in termini di assimilazione e originalità.
Un’iniziativa nella stessa direzione è stata quella della “Via Francigena”, ma con la “Rotta dei Fenici” si allargano di molto gli orizzonti geografici e ambientali ed anche quelli culturali.
Momenti particolari del programma per la Rotta dei Fenici
Indichiamo i momenti che ci hanno colpito maggiormente, perché il programma si sviluppa nei tanti itinerari possibili che si snodano per 80 città in 14 nazioni tra le quali c’è l’imbarazzo della scelta nel “ritagliarsi” il percorso preferito e più adeguato ai propri desideri e alle singole esigenze.
Lo si potrà fare avvalendosi delle possibilità offerte da Internet, che sul sito del Ministero per i Beni e le Attività culturali consente di seguire l’itinerario dei Fenici attraverso Google Earth, dove si trovano tutte le informazioni necessarie sui percorsi, i siti e i servizi disponibili.
Il mare è la cornice onnipresente nei diversi itinerari, e ci sono offerte particolari per gli appassionati che intendono provare le speciali emozioni dell’archeosaling. magari sulle barche a vela della “Rotta dei Fenici”; ai piccoli sono dedicati corsi di vela uniti all’archeologia. Si possono anche seguire con l’archeosub gli itinerari archeologici subacquei in Sicilia e Sardegna.
Ma non bisogna essere specialisti, la “Rotta dei Fenici” è per tutti, con il Museo del mare presso il castello di Santa Severa, e in agosto con lo spettacolo offerto dalla regata mediterranea “Route de Jasmin”, tra la Francia e la Tunisia, la Sicilia e la Sardegna: dal 1990 i 60 equipaggi toccano località dove approdarono i Fenici, citiamo le antichissime Tharros e Cartagine, Utica e Selinunte.
Dal mare alla terra, si può ripercorrere il cammino di Annibale fino a trovare a Tuoro sul Trasimeno la ricostruzione della battaglia del 217 avanti Cristo. La si potrà vedere anche nel video in 3D “Annibale sul Trasimeno”, un documentario che ne ripercorre in forma innovativa il cammino dalle Alpi a Canne passando per Trebbia e il Trasimeno. I ricordi scolastici incalzano.
Più in generale con l’archeotrekking, si può “camminare”, come dice il programma, “sulle orme della storia, tra natura, arte e cultura”. C’è un itinerario di 9 chilometri nel più grande parco archeologico d’Europa , a Selinunte, tra i ruderi dell’antica città greco-fenicia, distrutta nel 250 avanti Cristo dopo il fulgore raggiunto nel VI secolo, una data recente nella cronologia fenicia.
Non si deve pensare, tuttavia, che l’offerta culturale faccia passare in secondo piano tutto il resto. E’ un ingrediente raffinato in un “menu” ricco di tutti i gusti e i sapori che possono dare la natura e l’ambiente, la tradizione e il costume. Quindi momenti pittoreschi e coinvolgenti, nei quali un ruolo non secondario lo ha l’archeogastronomia, che mantiene la sollecitazione della cultura fenicia ma la coniuga con i sapori veri e attuali dei cibi e delle bevande di Sicilia e Sardegna e anche Umbria. A tali stimoli si aggiunge il dibattito sul tema con archeologi e pescatori, ristoratori e agricoltori.
Va riscoperta la “passeggiata a piedi”, che la vita moderna ha fatto quasi dimenticare, anche se è la base dello “stile di vita” che viene sempre raccomandato: quello che viene sollecitato dal programma non è soltanto il moto benefico ma il modo di riscoprire arte e cultura nei luoghi dove nacque e si diffuse per opera dei popoli e della loro civiltà antichissima.
Breve storia dei Fenici, un popolo pacifico e indomito
E’ un popolo che aveva raggiunto un elevato livello di civiltà già nel terzo millennio avanti Cristo nella terra di Canaan, poi acquisì i caratteri fenici attraverso la fusione con i siriani seminomadi invasori intorno all’anno 2000; i sovrani semiti nel secondo millennio avanti Cristo appartennero a questa stirpe, gli amorrei, e data la ristrettezza e frammentazione del territorio compreso tra le attuali Hama e Gaza si crearono delle città-Stato: invece di un unico popolo abbiamo i sidoni e i tiri, rispettivamente delle città di Sidone e Tiro. Dopo il 1200 avanti Cristo sopraggiunsero i filistei a Sud e i gli israeliti ad ovest del Mar Morto, mentre i Cananei rimasero circoscritti all’attuale Libano, e dopo tale data dai classici vengono chiamati Fenici ma le loro origini, come si è visto, sono ben più antiche. Il nome significa “purpurei” e deriva dal fatto che l’attività prevalente degli abitanti di Canaan era la produzione di stoffe colorate con la porpora.
Il frazionamento in città-Stato in contrasto tra loro le rese deboli ed esposte all’influenza straniera, in particolare egiziana, anche se nei primi cinque secoli restarono indipendenti; gli stretti rapporti di Biblo con l’Egitto ne fecero il più importante centro di Canaan nel secondo millennio. Poi, nei secoli XVII e XVI tale influenza si attenuò, e l’Egitto assunse il controllo della parte meridionale, l’attuale Palestina; da un lato si ebbe una maggiore indipendenza, dall’altro un’esposizione ad invasioni di popoli come gli indoiranici.
Gli Egiziani ripresero forza con il Nuovo Regno del 1570-80 estendendo l’influenza all’intera costa mediterranea e all’entroterra, fino all’Anatolia, e siamo al 1500-1450 sempre avanti Cristo. A questo punto , però, sono costretti dagli ittiti a ritirarsi da una parte dei territori, tuttavia continuano a tenere soggetta Canaan. Le città-stato di Biblo e Berito, Sidone e Tiro, Hazor e Gaza continuano ad avere dinastie locali ma soggette da una sorta di vassallaggio agli egiziani che le controllavano con proprie guarnigioni. Finché all’inizio del XII secolo l’Egitto dovette abbandonare i possedimenti asiatici ma, come si è accennato, sopraggiunsero i filistei a Sud e gli israeliti ad Ovest e nei secoli successivi occuparono anche le città costiere.
La civiltà fenicia poté svilupparsi da tale data, con la crescita di Arado e Biblo, Sidone e Tiro, le due ultime in una alternanza di supremazia. Questo popolo pacifico fu poi assoggettato dagli assiri, e siamo intorno al 1000-1100; come avevano fatto gli egiziani, lasciarono sovrani locali politicamente abbastanza autonomi ma sfruttati sul piano economico. Vi furono continue ribellioni del popolo fenicio, anche vittoriose con la fine dell’impero assiro; nel 612. Ma sopraggiunsero i persiani ai quali i Fenici fornivano la flotta, avendo in cambio il riconoscimento delle dinastie locali e una certa indipendenza. Si ribellarono anche a loro, aiutati da greci ed egiziani, poi nel 333 si sottomisero ad Alessandro, tranne Tiro che si ribellò e fu sconfitta.
Dopo una fase di relativa autonomia in età ellenistica, tra il 200 e il 100 avanti Cristo, nel 64 furono assoggettati dai romani e inquadrati nella provincia di Siria; le antiche Tiro e Sidone e anche Tripoli mantennero una certa autonomia: Venne però a cessare la loro identità etnica perché furono assimilati dalle etnie ellenizzate, come gli aramei. Questo fu l’approdo di una vicenda tormentata nei millenni in cui tuttavia i Fenici furono costretti a subire ondate di dominazioni straniere alle quali ressero con orgoglio vedendo riconosciuta una certa indipendenza, pur nel vassallaggio economico al quale si ribellavano di continuo, con qualche successo.
Queste caratteristiche li portarono ad espandersi lungo le coste con le loro attività marittime e commerciali e non con la conquista militare. Nel 1100 fondarono città quali Lixus sulla costa dell’odierno Marocco, Gadir cioè Cadice in Spagna, Utica in Tunisia. Fino al IX secolo sempre avanti Cristo fornivano scali commerciali, alla metà dell’VIII secolo troviamo reperti archeologici in tutto il Mediterraneo occidentale e soprattutto nel secolo successivo si moltiplicano da Malta alla Libia, dall’Algeria al Marocco e alla Tunisia, dalla Sardegna alla Sicilia. Ecco i nomi delle località che troviamo nell’archeologia storica dei Fenici: Leptis e Cartagine, Lixus e Solunto, Cagliari e Nora, Sulcis e Tharros, Palermo e Mozia.
I segni rimasti sono di un’espansione coloniale, di natura commerciale non guerriera, ripetiamo, che dalle coste si irradia verso l’interno. Anzi fu la spinta delle conquiste straniere a portarli fuori dalla propria terra. Il rafforzamento di Cartagine li fece unificare per l’esigenza di difendersi dall’espansione greca, finché con le guerre puniche cessò la loro indipendenza in occidente e furono assimilati nell’impero romano. Sebbene divisi tra Fenici occidentali ed orientali non si differenziavano sostanzialmente sotto il profilo culturale.
E non va dimenticato che viene attribuita loro una scrittura antichissima, prima consonantica poi anche alfabetica, in particolare a Biblo; risale almeno al primo millennio, poi verrà diffusa presso i Greci, la Siria e la Palestina; alla dea Tanit un’antichissima iscrizione del VI secolo avanti Cristo .
Avevano una produzione storiografica e da alcune formule trovate in iscrizioni regali si è ritenuto vi fosse una produzione poetica anche ebraica; in prosa vi sono indizi di un’opera mitologica. Specialisti nei tessuti tinti di colore purpureo, in oggetti d’avorio ed oro, nelle ceramiche; maschere funerarie giunte fino a noi mostrano delle qualità artistiche, però furono piuttosto valenti artigiani.
Tanto altro si potrebbe dire, ci basta avere seminato qualche traccia dalla quale si può immaginare come la loro storia sia stata ricca di eventi e di influssi ricevuti o trasmessi tutti da riscoprire.
La riscoperta in un programma benemerito che merita un’ampia partecipazione
La riscoperta avviene ponendosi sulla loro rotta per terra e per mare nei paesi e negli itinerari dove se ne trovano i segni appellandosi alla storia e all’archeologia, ben sapendo che proprio l’atavica natura di marinai e commercianti è stata alla base della loro vasta influenza. In questa ricerca legata al viaggio e al passatempo ludico, si ha la certezza di trovare nella vastità del mondo che ne reca le tracce un campionario unico di usi e costumi, ed espressioni quanto mai pittoresche.
Basti pensare a cosa possono offrire 80 città in 18 paesi e tre continenti, Europa e Africa con una propaggine dell’Asia per avvertire quale varietà e ricchezza di tradizioni e di etnie si incontra nell’itinerario. Le 80 città fanno parte di un circuito dove alla naturale competizione tra località turistiche si aggiunge una sinergia costituita dall’unica matrice che le unisce nella diversità.
E’ una diversità anche culturale, che permette quel confronto e contaminazione dal quale, nella strategia del Ministero per i beni e le Attività culturali, ci si attendono effetti positivi per accrescere la visibilità dello straordinario patrimonio di ricchezze artistiche e ambientali del Paese. Si può dire che con questo programma il Ministero dà un contenuto concreto a tale strategia.
Mettere “in rete” tante località di nazioni così diverse richiede un notevole impegno, vuol dire mettere “in rete” istituzioni e centri ricettivi, “tour operator” ed esperti a vario titolo. Lo si è visto nella tre giorni” formativa di marzo richiamata all’inizio con l’incontro di operatori ed esperti e delle delegazioni dei 18 paesi nel “V Dialogo Euromediterraneo sulla Rotta dei Fenici”.
In questo modo, a parte le ricadute sul turismo anche in termini economici, si favoriscono gli scambi di conoscenze con effetti positivi sulla circolazione delle idee e sulla reciproca cooperazione. I paesi del Mediterraneo, collegati da rapporti a livello istituzionale, tra i quali la Conferenza intergovernativa, trovano nel programma uno strumento per intensificare i collegamenti tra i popoli, e non è poca cosa. Nello scoprire discendenze comuni e matrici culturali si possono valorizzare le identità nel rispetto reciproco che è la base della mutua comprensione.
E’ molto positivo che gli alunni delle scuole siano interessati a programmi di questo tipo, così si crea una mentalità aperta al confronto e alla comunicazione, premessa di un autentico arricchimento culturale. Qualunque sollecitazione è la benvenuta per rimuovere apatie e assenze.
Per la “Rotta dei Fenici” all’elemento culturale si aggiunge, ed è in qualche modo concomitante e spesso prevalente, il fascino ambientale e paesaggistico: ne è stato dato un saggio nella presentazione, con i video che sciorinavano immagini di sogno; diversità ambientali abbinate a diversità culturali, un vero caleidoscopio di emozioni condite, è il caso di dire, dai richiami gastronomici e folklorici anch’essi diversi e accomunati da una grande attrattiva.
C’è anche un “bollino blu” sul programma, se ce ne fosse bisogno. La “Rotta dei Fenici” è riconosciuto dal Consiglio d’Europa come “Itinerario dell’Interculturalità mediterranea”.
A questo punto crediamo che non manchi nulla per navigare sul sito del MiBAC, e anche dell’Associazione, valutare le possibilità offerte come itinerari e attrattive, accoglienza e servizi, e definire un proprio itinerario nel vastissimo programma offerto dai Beni culturali con un impegno in termini di risorse che merita di essere premiato da una partecipazione massiccia.
Al 1° Premio letterario “Viaggio in Italia”, il 25 settembre 2009, il ministro Sandro Bondi ha detto che “il grande viaggiatore segue le orme di apostoli e pellegrini, esploratori e mercanti, coloni e migranti”. Così seguendo la “Rotta dei Fenici” , aggiungiamo noi, tutti possono diventare grandi viaggiatori.
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