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Luciana Di Nino al Mediamuseum con Di Febo e Paul Critchely

pubblicato il 25 aprile 2010 alle 12:09
scritto da Leo Strozzieri
tematiche affrontate: mostre d'arte, pittori

Dialoghi con l’ambiente: questo il titolo della mostra che Chiara Strozzieri presenta dal 5 al 15 maggio presso il Mediamuseum di Pescara. Una mostra del tutto singolare in quanto presenta tre artisti di indirizzo linguistico diverso: Massimo Di Febo impegnato in una ricerca iconica classica, Luciana Di Nino assai coinvolta dalla poetica informale con accenti evidenti di Action Painting, mentre Paul Critchley, artista di origine inglese, ma operante in Farindola, pare affascinato dal perimetro sempre originale delle installazioni, pur con un’anamnesi iconica evidentissima. Ma andiamo per ordine presentando i tre artisti di questa singolare mostra ancora una volta proposta da questa attiva realtà museale pescarese diretta da Edoardo Tiboni, a difesa della quale nei giorni scorsi si sono mobilitati insigni personaggi della cultura internazionale, scongiurando così una diversa destinazione dei suggestivi locali. Ricordiamo solo alcuni firmatari di questo appello per salvare il Mediamuseum: Fo, Morricone, Tornatore, Delon, Comencini, Avati, Muccino,Camilleri, Cucinotta, Scola, La Capria, Minore, Virna Lisi, Franca Rame, e tanti altri.

Massimo Di Febo

opera di massimo di febo

nato a Castilenti nel 1956, risiede ed opera a Montesilvano. Pittore operante nell’ambito della figurazione con una tematica ricorrente, quella della donna, sintetizza la componente realistica e quella plastica della figura. Ha fatto parte come componente di diverse giurie per premi di pittura e ha tenuto numerose personali in città italiane a partire dal 1974, l’ultima delle quali al prestigioso Palazzetto dei Nobili della città de L’Aquila. Ricorrenti le sue presenze a rassegne internazionali come il Premio Sulmona, l’Expo Arte di Bari, l’Arte Fiera di Bologna, Padova Fiera e Fiera di Ancona. L’artista, che è anche eccellente incisore, ha prodotto diverse lastre all’acquaforte illustrando copertine di volumi. Nel 1999 ha preso parte alla IV Rassegna Nazionale di Arti Visive “Ricerche Contemporanee” a Pianella (PE) e nel 2002 all’operazione di Mail Art “Controguerra”, tenutasi a L’Aquila, con una sua opera entrata a far parte del Civico Museo Internazionale di Mail Art del capoluogo abruzzese. Sue opere sono altresì nella pinacoteca francescana di Falconara Marittima e nella pinacoteca “Corrado Gizzi” di Guglionesi. Sempre nel 2002 viene pubblicata un’ampia monografia sulla sua opera con saggio critico di Leo Strozzieri. Nel 2009 gli viene attribuito il premio Pennapiedimonte alla carriera per la ricerca nel campo della grafica, con una mostra omaggio. È in corso di preparazione una nuova sua monografia per la Motta editrice di Milano.

Come detto, il tema dominante della sua pittura è la figura femminile inserita in un ambiente fiabesco e direi paradisiaco: un lirismo, il suo, carico di energia luministica evocante atmosfere trasparenti e perimetri ideali dorati. È come se l’autore ci costringesse ad un rapidissimo percorso a ritroso nel tempo, quando l’opulenza della natura e soprattutto della donna avvalorava una visione ottimistica, che man mano la contemporaneità ha perduto nonostante il progresso scientifico e tecnologico. La pittura di questo artista molto apprezzata dai collezionisti a livello nazionale si rapporta in modo egregio al titolo della mostra, poiché il suo è un vero dialogo con l’anima delle cose. Che se all’apparenza l’impaginazione delle sue opere sembra dettata dalla componente fenomenica davvero straordinaria per armonia e raffinatezza, in realtà evidenti sono le sue proposte interiorizzate sia delle figure femminili che degli squarci naturalistici; come dire la percezione del reale si trasforma in meditazione del sentimento per la religiosità della natura e della persona.

Luciana Di Nino

opere di luciana di nino

è nata nel1958 a Pescara dove risiede e ha compiuto gli studi, prima al Liceo Scientifico, poi all’Università “G. D’Annunzio”, laureandosi in Economia e Commercio. Ha coltivato fin da piccola la passione per l’arte, iniziando a dipingere da autodidatta e frequentando poi lo studio di Gabriella Capodiferro a Chieti. Fa parte del “Gruppo Forme Aperte” di Pescara con il quale ha esposto in diverse collettive. La sua ricerca rappresenta un’interazione della poetica informale di accentuato materismo con l’espressionismo astratto d’impianto segnico. È del 2000 la prima personale nella sua città natale in occasione della manifestazioneIl fiume e la memoria, mentre l’anno successivo espone sempre in una personale presso l’ex Chiesa Baronale di Roccamorice. Rilevante altresì la sua attività espositiva in spazi di prestigio come la casa natale di D’Annunzio a Pescara,il Castello di Nocciano, Palazzo Sirena di Francavilla al Mare e il Museo Civico Mastroianni di Marino (Roma) dove ha esposto in una mostra omaggio a Giuseppe Ungaretti. Anche la sua pittura risulta ben appropriata all’assunto dialogico del titolo della mostra. A stipulare questa vis comunicativa dell’opera con l’ambiente circostante è il fattore luce incessantemente fluttuante tra segni e colori riconducibili questi ultimi agli elementi primordiali ovvero acqua, aria, terra, fuoco, esternando così quel meraviglioso e miscelato mistero che ammanta la natura. Il registro costante delle sue superfici che potremmo definire reportage di impressioni improvvisate o ancora meglio mappa spirituale della natura è proprio questa inesauribile mobilità, o se si preferisce cinetismo della luce, atomizzata, avviluppata con trama anarchica alla materia che altro non è che pigmento cromatico. La vibrazione di questi minimi neumi luministici dalle tonalità mai violente, bensì mediterranee, è somma, direi labirintica: sinfonia di astrazione oggettivata come riflesso di un mondo interiore fatto di stratificazioni di luce. Chi conosce l’artista ritrova nella sua pittura un legame associativo con la grazia del suo animo non disgiunta dalla fermezza di carattere. Di Nino è artista d’avanguardia e al tempo steso attratta dall’armonia classica per cui, sebbene nelle sue tavole prevalgano le pulsioni emotive di matrice esistenziale, mai l’esperienza retinica abiura la vitalità rigenerativa della cultura umanistica. Come infatti non registrare nell’enfatizzazione della sua gestualità astratta l’apologia della casualità in interazione con il controllo, ed ancora la spontaneità in sintonia con il calcolo, o l’anarchia sottoposta alla misurazione? Una forza visionaria evocativa di un personalissimo meriggio è mise- en-scène di immaterialità e trasparenza interattiva tra luce naturale e luce artificiale. Si vedano a questo proposito le sue lampade denominate “Anime luminose”, attrazione/astrazione fatale tra luce/colore e strutture. Nella pittura della brava artista abruzzese alla luce, non disgiunta, si affianca la spazialità le cui sonorità culturali affondano le radici nel pensiero filosofico rinascimentale di Giordano Bruno, il cantore dell’infinità del mondo, tesi per la quale ogni punto diventa centro e periferia allo stesso tempo.

Paul Critchley

opera di paul critchley

è nato nel 1960 in Inghilterra dove ha compiuto gli studi artistici, per poi trasferirsi in Germania dove nel 1987 tiene la sua prima personale. Dopo una serie di viaggi in diverse città europee, si stabilisce a Barcellona, città nella quale cresce artisticamente collezionando successi a livello internazionale con importanti esposizioni. Va ricordata soprattutto la personale tenuta a New York al Broadway Windows. Da cinque anni vive in Italia, a Farindola, piccolo centro dell’entroterra pescarese, luogo dal quale gestisce la sua attività espositiva. La sua ricerca è documentata in una esaustiva monografia pubblicata dalla Sammer editore di Madrid.

Ha scritto Chiara Strozzieri nel suo testo critico in catalogo dell’artista inglese: “Prima di tutto egli cerca di stanare la finzione delle cose, dimostrando come spesso la linea di confine tra apparenza e realtà sia davvero sottile; e infine propone una propria finzione, che potremmo definire “positiva”, in quanto volta a recuperare il rapporto con l’ambiente.” Ecco, Paul è quasi assiso sulla linea di demarcazione. Da un lato contempla la natura con il suo fascino fenomenico, dall’altro si lascia sedurre dalla concettualizzazione di questi brani figurativi che poi per la verità riesce a dipingere in modo egregio con una tecnica davvero ragguardevole, inserendoli in strutture architettoniche assai ardite. Anche questo, come recita il titolo della mostra, è un porre in essere un dialogo con l’ambiente. È forse un’eresia evocare nel suo caso, almeno a livello progettuale, l’Environmental Art?

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3
  • 1

    Come sempre l’analisi critica dell’amico Strozzieri è lucidissima e molto puntuale. Lo ringrazio anche a nome degli altri due colleghi, così come ringrazio Abruzzo Cultura per il prezioso contributo che offre alla nostra regione nel campo delle arti visive. Occorre soltanto precisare la data di inaugurazione della mostra fissata non per il 5 maggio comme erroneamente riportato, ma per sabato 8 maggio.
    Grazie. Massimo Di Febo.

    Massimo del 26 aprile 2010
  • 2

    Nel ringraziare l’amico pittore Di Febo per le parole di stima che sempre nutre nei miei confronti, voglio davvero congratularmi con i tre artisti in mostra alla cui inaugurazione ho partecipato con vivo interesse. Stupende le opere di Massimo che peraltro ben conoscevo sul tema femminile; geniale la ricerca di Paul tesa a scandagliare il tema pirandelliano della finzione nel mondo contemporaneo. Sorprendenti le opere informali di Luciana Di Nino che io definirei talebana del materialismo. Come i talebani si resero famosi per la distruzione di monumenti millenari, lei compie la stessa operazione nei confronti del materialismo che la civiltà occidentale ha reso monumento da abbattere quam citius. In tal senso va letta la sua volontà di spiritualizzare la materia attraverso la luce. Verrà un’epoca in cui il processo darwiniano imporrà la dittatura della luce sulla materia. Questa l’essenza della pittura di Luciana.
    Leo Strozzieri

    leo del 9 maggio 2010
  • 3

    Devo confessare che da tempo speravo di conoscere il critico Prof. Leo Strozzieri e sua figlia Chiara.
    Ieri 8 maggio all’inaugurazione della Mostra “Dialoghi con l’ambiente” ho verificato di persona la loro professionalità e la loro bravura.
    Chiara ha presentato le nostre opere (oltre le mie quelle di Massimo Di Febo e di Paul Crtchley)con un livello di analiticità, troppo spesso, inconsueto nel mondo artistico. Pur conoscendomi da poco tempo ha messo a fuoco con estrema disinvoltura la mia ricerca, di oltre un ventennio, svelando i reconditi segreti, a me stessa in parte ancora celati.
    Poi il Prof. è intervenuto cogliendo altre sfaccettature delle nostre ricerche e, per me è stato sorprendente sentirmi definire una “talebana della materia”. La definizione spiega la mia volontà di elaborare “trasparenze materiche” con il fine, finora inconsapevole, di “spiritualizzare la materia attraverso la luce”.

    Ringrazio entrambi dal profondo del cuore.

    Luciana Di Nino

    Luciana Di Nino del 9 maggio 2010

 

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