Il 24 giugno 2008 si è svolta la II edizione della festa del Solstizio d’estate organizzata dall’Archeoclubs di Penne.
“Nel giorno del Solstizio, come per magia, il sole rientra in San Giovanni e tutto si rianima”, con queste parole, pronunciate nel discorso d’apertura, il dott. Antonio Di Vincenzo, presidente dell’Archeoclub di Penne, ci ha introdotti nel cuore di una manifestazione culturale che ha voluto restituire, seppure per un solo giorno, un gioiello dell’architettura barocca abruzzese alla cittadinanza nella speranza di promuoverne la riapertura permanente ed il necessario intervento di restauro.
Nata dall’idea di un giovane studioso di storia dell’arte, Paolo Di Simone, la manifestazione è alla sua seconda edizione e rispetto alla precedente il programma si è presentato più articolato, anche grazie alla presenza dei Cavalieri dell’Ordine di Malta, il cui cappellano Granpriorale ha celebrato la messa nella chiesa di San Domenico.
Una partecipazione che è segno della crescente collaborazione tra l’Ordine di Malta e l’Archeoclub di Penne, come aveva già palesato il sei aprile scorso il dott. Baldassar Castiglione, delegato regionale dell’Ordine, in occasione della mostra documentaria delle incisioni concernenti “La Passione di Cristo”.
Dopo la messa, l’indulgenza plenaria ed il saluto delle autorità, la chiesa di San Giovanni Battista è divenuta scenario di un evento che ha visto per protagoniste assolute l’arte, la poesia e la musica. Come da programma, si è inaugurata l’esposizione delle opere di tre artisti commentate dal critico Luigi Mincione, il quale ha sottolineato la volontà unanime “di recuperare la memoria, di rallentarne il disfacimento” attraverso la rete “cattura cristi”, capace di trattenere nelle sue maglie i segni e le epifanie del trascendente, di Mario Costantini, le trasfigurazioni dei volti che erodono gli angusti confini della tela di Carlo Pilone o i colori vitali e luminosi di Alessandro Rietti, che mettono in risalto la spiritualità sottesa alla materia.
A seguire si è svolto il recital delle liriche dei poeti abruzzesi Vito Moretti e Benito Sablone. Il prof. Moretti ha letto alcuni frammenti estratti dal suo poema “Da parola a parola”, in cui la poesia si fa ineludibile desiderio di confessare “l’ardito segreto della coscienza”, di osare il riassunto in versi del proprio cammino esistenziale anche se questo non può aderire “ad una chiusa verità”, ad un concetto in sé definitivo ed esaustivo, carico com’è “di infrante certezze”.
Le composizioni di Sablone sono, invece, un appassionato interrogarsi sul mistero della propria vita che galleggia sopra le acque della storia come una bottiglia, fortunata se non si rompe sulle spiagge, eterna se non si incaglia, giacché “solo ciò che fugge/ eternamente dura.”
In chiusura, si è passati dall’incanto delle parole a quello delle note con le intense e vibranti
musiche di Bach eseguite, con uno Stradivari del ’600, dal valente maestro violinista Franco Mezzena.
Così, anche quest’anno, per un giorno la chiesa di S. Giovanni Battista, tolta la patina di polvere e di oblio, è ritornata ad avere l’attenzione e lo splendore che merita.
Ora l’augurio è che per gli angeli ed i santi di stucco del Gianbattista Gianni, gli affreschi settecenteschi ed il mosaico pavimentale possa risplendere il sole, al più presto, tutto l’anno.