Comunicato stampa, oggetto misterioso

Come redazione riceviamo un numero enorme di comunicati stampa e col passare del tempo, esaminandoli tutti per decidere di volta in volta cosa farne, mi sono accorto che gli “uffici stampa” rappresentano un mondo a parte, un universo parallelo che vive secondo sue leggi non scritte e composto da diverse entità ripartite in maniera abbastanza eterogenea; ma che è soprattutto un mondo i cui comportamenti sfuggono molto spesso alle comuni regole del buon senso e persino a quelle della grammatica italiana.

Ho usato il termine “uffici stampa” tra virgolette non per mancare di rispetto ai seri professionisti - pochi ahimè – che fanno davvero questo lavoro con serietà, dato che di un lavoro si tratta, ma per sottolineare come questo mestiere sia oggi divenuto un classico refugium peccatorum, una sorta di area di collocamento per tanta gente che altro mestiere non ha. Negli anni passati questa fascia di esseri umani dalle sfortunate vicende professionali trovava il suo posizionamento ideale nella categoria “rappresentanti”; poi fu la volta dei “promotori finanziari”. Accadeva infatti che chiunque non avesse altro mestiere dichiarato, o dichiarabile, si armava di buona volontà e faccia tosta, ripartite in proporzione 20-80%, e si lanciava sul mercato. I risultati li abbiamo visti tutti, soprattutto con l’infornata di promotori finanziari, alcuni dei quali sono ancora latitanti.

Oggi l’intramontabile refugium reca sull’insegna dell’ingresso incisa la magica parola “ufficio stampa”. Li senti dire con enfasi: “sai, sono nel settore della comunicazione”, un po come aggiornare il morettiano “faccio cose, vedo gente” mutandolo in “scrivo cose, mando email”. Cosa accidente scrivano, perché lo scrivano, a chi mandino le email e soprattutto cosa ottengono da esse resta un mistero, in primis per gli stessi “addetti stampa”, così come un mistero glorioso sembra essere il concetto stesso di “comunicato stampa”. Di lui è noto solo il nome, tutto il resto permane avvolto nella nebbia dell’ignoranza; dalla nebbia fuoriesce fior di mostri.

E mi sembra anche normale dato che una larga fetta dei sedicenti “addetti stampa” altro non è che una selezione – i meglio o i peggio non è dato saperlo – estratta dalla pletora di disoccupati che ritiene di saper addomesticare una testiera di computer e, avendo letto le prime 6 pagine del manuale di Office, si arroga il diritto di fregiarsi del titolo di “comunicatore”. Spesso non sono neppure giornalisti, ma anche quelli che sono riusciti – Dio solo sa come – a iscriversi all’Ordine non mostrano elementi fattivi che li distinguono dagli altri. Esclusi i professionisti seri, una sparuta minoranza purtroppo, gli altri “addetti stampa” si differenziano solo per comportamenti, a fasce: vediamoli, con un po di ironia.

Ansiosi

Mandano il comunicato ad aprile per un evento che si tiene in luglio e ti scrivono in testa alla mail: “Pubblicazione urgente”, oppure “Da pubblicare immediatamente”. Un po di valeriana no?

Sbadati

Arriva il comunicato, lo leggi e arrivato alla fine riparti da capo. Arrivi alla fine di nuovo e pensi di essere stupido. Ma siccome non lo eri ieri e non credi nelle demenza senile precoce e fulminante, ti arrendi all’evidenza: si sono dimenticati di scrivere dove e quando si terrà l’evento! A me la sfera di cristallo…

Misteriosi

Nell’oggetto della mail c’è scritto “comunicato stampa”; apri e scopri che il testo della mail è uno spazio bianco da agorafobia; che diavolo sarà? Vai a vedere l’allegato è ti accorgi che il titolo laconico è “comunicato stampa”. Di regola nei gialli a questo punto la curiosità diventa irrefrenabile e il furbo addetto stampa, certo di aver creato la giusta suspence, immagina che tu apra subito il file per svelare il mistero. Ma noi direttori siamo esseri anomali: il “comunicato stampa” finisce quindi sempre nel cestino col tutto il suo mistero non svelato.

Indecisi

Alle 15.00 arriva un comunicato stampa; alle 15.10 arriva la smentita del comunicato stampa delle 15.00; alle 15.20 arriva l’errata corrige del comunicato stampa delle 15.00; alle 15.25 arriva un nuovo comunicato stampa che sostituisce il precedente delle 15.00. Un attimo di riflessione prima di mandarlo, no ?

Opprimenti

Scarichi la posta e trovi 5, 6 anche 10 invii dello stesso comunicato, fatti nel giro di pochi secondi. Fatica inutile, tanto se non arriva il primo non arriveranno neppure gli altri; e se ho deciso di cestinare il primo, il secondo lo cestino ugualmente, il terzo anche e in aggiunta mi urto, il quarto finisce nel cestino e l’indirizzo email nella lista nera dei bannati. Peggio ancora quelli che fanno invio, poi inoltra, inoltra, inoltra…..opprimenti e anche sfaticati!

Ritardatari

Alle 16.00 del giorno x arriva un comunicato stampa per un evento che si tiene alle 20.00. Con la velocità della rete si fanno prodigi, ma per la miracolistica i giornali devono ancora attrezzarsi.

Immaginari

Controlli la posta con il programma killer dello spam e vedi che ci sono due email, due comunicati stampa. Avvii lo scarico e ti metti a fare altro; dopo 10 minuti ti accorgi che Outlook sta ancora li a sbuffare. Ti preoccupi, vai a vedere: scarico del primo messaggio è al 60%. Ancora li? Imprechi contro la lentezza delle linee, il gestore, il sovraccarico, quelli che intasano la rete con le idiozie, etc. Poi quando - dopo molti e molti minuti - il malloppo è finalmente sulla scrivania virtuale di Outlook ti accorgi che una delle email pesava oltre 100 mega. Cento mega? E che diavolo è, ti chiedi, la Treccani? No, un comunicato stampa con delle foto. Peccato che chi te le ha inviate, pur sapendo che sei una rivista online, ha ritenuto opportuno allegare 8 immagini in formato TIF, dimensioni da stampa A3, di una decina di mega ciascuna…troppa grazia Sant’Antonio!

Martellatori

Il comunicato per un evento che si tiene domenica ti arriva lunedì, martedì, mercoledì, giovedì due volte, venerdì due volte, sabato due volte….pietà!

Raccomandanti

Mandano il comunicato e scrivono “si prega di dare la massima diffusione”, o “con preghiera di pubblicazione integrale”, o ancora “si richiede la pubblicazione”. Istruzioni per l’uso: attivare una propria testata, creare la redazione, posizionare e affermare la suddetta testata, fidelizzare i lettori; a quel punto vi potrete pubblicare integralmente tutti i vostri comunicati e dargli la massima diffusione.

E qui, dopo i Raccomandanti, esco dall’ironia e divento per un attimo serio: non posso esimermi dal confessare pubblicamente che questo tipo di atteggiamento mi offende e mi irrita, perché vi colgo un palese disprezzo verso il lavoro della redazione, quasi essa fosse in dovere di pubblicare qualsiasi cosa solo perché un addetto stampa l’ha inviata. Non accetto questo rovesciamento dei ruoli. La redazione e il direttore hanno il pieno diritto di pubblicare solo quello che ritengono interessante per i lettori e meritevole di attenzione, e hanno altresì il diritto di pubblicarlo nella forma e nel taglio più idonei per la loro testata. L’ufficio stampa può solo proporre e lo dovrebbe fare sempre con la dovuta cortesia, senza ovviamente mendicare, ma senza ritenere di avere diritti verso chicchessia.

Questo atteggiamento naturalmente è figlio dell’ignoranza e impreparazioni di molti tra coloro i quali si inventano “addetti stampa”, convinti che per gestire un ufficio stampa sia sufficiente scrivere due note in riga e mandarle a martello via email. E questo è talmente vero che basta osservare il comunicato scritto da veri professionisti: completo e stringato, ricco di informazioni ma essenziale nel testo, cortese e professionale, inviato quando serve, a chi deve riceverlo e senza smarginature spazio-temporali.