Ricorre oggi il triste, primo, anniversario delle vittime innocenti del terremoto che un anno fa distrusse la nostra bella città delle 99 cannelle e gli altri paesi del cratere sismico. Ho partecipato, come faccio spesso quando riesco a saperlo, con spirito di vicinanza e profonda commozione alle manifestazioni che si sono susseguite dal pomeriggio di ieri e per tutta la notte, ad Onna e all’Aquila, in ricordo dei 308 martiri del terremoto. A loro penso sovente in tanti momenti della giornata, quando sono solo con i miei pensieri,ed un sentimento di tristezza infinita mi assale con un groppo alla gola. E’ in questi momenti particolari che appare Giustino Parisse il padre – buono, riservato e generoso – cui una sorte avversa ha rapito quanto di più bello aveva: i suoi due rubini della vita ed il padre.
Un destino rìo, avverso, comune a tanti altri che oggi piangono chi non cè più, fatto di lacrime ed un sordo dolore che sconvolge l’anima e la mente. In queste condizioni è difficile continuare ad essere persone normali mantenendo ben saldo il controllo di se stessi e della ragione per non cadere in una depressione che altro non fa se non aggravare la situazione. Tante vite, tante famiglie, tante case demolite in una manciata di secondi segnano per sempre il destino di una città dei suoi borghi e di un popolo: quello Abruzzese, forte e generoso per tradizione. Il terremoto ha cambiato per sempre il volto e la vita di tanti padri e madri di famiglia i quali non si rassegnano ad un destino atroce che gli ha tolto i figli: quelle speranze dell’umanità e della famiglia periti nell’affacciarsi alla vita.
Purtroppo uno di questi è Giustino Parisse padre di due splendidi ragazzi, Domenico e Maria Paola, speranze dell’umanità come tanti loro coetanei, deceduti nella maledetta notte del 6 aprile nella propria casa di Onna. Egli ha il senso della famiglia e vedeva, come tutti noi, nei figli la continuazione della vita; si trova a fare i conti con una solitudine che non da pace. Un vero dramma umano, da cui non si intravedono bagliori di luce, che nessuno riuscirà mai a cancellare nonostante tanta vicinanza e solidarietà. Passiamo ora a parlare di Giustino giornalista, Caporedattore della redazione aquilana, di una gloriosa testata Abruzzese amata e rispettatala tutti per il prezioso contributo di informazione al servizio del territorio e della sua gente: Il Centro.
Quest’uomo dalle tante possibilità e dalle mille risorse culturali ed umane ha da sempre messo a disposizione dei lettori la sua capacità di dialogo e di comprensione rappresentando con lungimirante obiettività le diverse situazioni di cui si è sempre occupato. Oserei dire che in lui è presente un serbatoio di umanità sempre pronto ad esplodere. In questo anno ha incontrato una miriade di scuole di associazioni delle varie regioni italiane dove si è recato a raccontare, come fa con i lettori del suo giornale dal giorno della tragedia, i tanti volti della disperazione della gente terremotata. Egli mi ha raccontato di aver giurato a se stesso di essere presente in tutte quelle situazioni dove si parlava di terremoto in nome dei tanti caduti del 6 aprile.
Insignito di tante onorificenze non temo di sbagliare se scrivo che è uno dei giornalisti più popolari
nel variegato mondo della carta stampata. Autore di alcune pubblicazioni tra cui “Quant’era bella la mia Onna”, che ha avuto un successo strepitoso, ed il “ Frate Volante “ i cui ricavati delle vendite sono stati devoluti alla Onna Onlus un’associazione che si occupa della ricostruzione del Paese.
Infine ieri nel centro polifunzionale si è svolta una manifestazione in ricordo delle 40 vittime Onnesi del terremoto con la lettura di una favola scritta da Parisse – “Onna, il sogno di una notte d’aprile”- magistralmente letta da Raffaella Carpini ed accompagnata dalle musiche di un quintetto d’archi. Inutile dire che la commozione si palpava con mano in quella sala gremita e una serie di scroscianti applausi hanno salutato la conclusione. Solo dopo che la gente si è indirizzata verso l’uscita sono riuscito ad abbracciare il valente giornalista rincorso dai suoi colleghi di alcune televisioni presenti. Poi…..nella vita il grande sentimento che da sempre ha amalgamato genti e popoli pur diversi tra loro per fede, tradizioni ideologiche e culturali è l’amicizia. Essa è il collante della società e fortemente presente in persone che si rapportano tra loro in riferimento a tale sentimento. Conobbi Parisse alcuni anni fa allorché mi recai nell’allora redazione del Centro, in via XX Settembre, per farmi pubblicare delle notizie sulla festa di S. Rocco a Cabbia di Montereale.
La trafila si ripeteva immancabilmente ogni anno quando ad agosto puntualmente chiamavo la redazione per chiedere la solita pubblicazione che dapprima inviavo via fax, poi negli ultimi tempi per email. A seguito della sciagura del 6 aprile 2009 ho sentito la necessità ed il bisogno di raggiungere l’amico, il giornalista, la persona buona e generosa che, per quanto possibile, non dice mai di no a nessuno. Dopo alcuni tentativi riuscì a rintracciarlo e ci vedemmo presentazione del suo libro nell’allora tenda chiesa di Onna. Non ci siamo più persi di vista. A lui ed alle vittime innocenti del terremoto ho dedicato il mio libro di poesie sperando che possa apportare un minimo di sollievo nella sua difficile situazione fatta di un dolore vivo e lacerante. In conclusione rivolgo un saluto ed un analogo pensiero di stima ed amicizia a sua moglie Dina che condivide con lui questa terribile situazione.
Un abbraccio fraterno a questo padre, che ora vive nel caro ricordo dei figli, e a te Nando che ti fai portavoce e ci fai sempre partecipi con le tue cronache.
Bruno
Giustino Parisse un grande uomo di valori e sentimenti, un uomo che ha deciso di dedicare la propria vita, dopo quella maledetta notte del 6 aprile all’Aquila, da quel momento dedicata in modo quasi esclusivo per chi ha vissuto il suo dramma, partecipando ad ogni manifestazione che riguardi il terremoto dell’Aquila.
La sua vita poteva chiudersi lì e nessuno lo avrebbe condannato, perchè perdere i propri cuccioli è devastante per un genitore, ma lui no, lui prosegue nel suo lavoro rivolto oggi a tutti quelli che soffrono ogni istante come lui e la sua compagna di vita.Penso che la forza per andare avanti sia frutto dell’amore che aveva e che ha per i suoi due angeli, complimenti Nando è giusto elogiare chi merita solidarietà, comprensione e un abbraccio, per fargli capire che non è solo.. coraggio vi siamo vicini.
Tanto dolore,e tanta voglia di urlare la rabbia che ci portiamo dentro ormai da un anno.Forse sarebbe stato sufficente dire “fate attenzione” invece che “state tranquilli”e molte persone si sarebbero salvate.
La lettura della favola scritta da Parisse – “Onna, il sogno di una notte d’aprile” – con l’accompagnamento di un quintetto d’archi, deve essere stata davvero vibrante di emozione. Nando è stato in grado di descrivere asasi bene l’evento dell’anniversario del terremoto.
Un saluto.
Armando
Quanto un dolore atroce ti cela il fiato in gola o reagisci o impazzisci: non c’è altra alternativa. Bene ha fatto il giornalista Parisse, nei cui confronti lei ha giustamente espresse bellissime parole che mettono in evidenza il suo modo di essere e di fare,a reagire scrivendo e raccontando il terremoto alla tanta gente che ha incontrato. L’ho visto tante volte in Tv l’ultima mi pare ieri l’altro in cui rispondendo alle domande del suo collega che lo intervistava ha dato a noi tutti una lezione di vita. Ad un certo punto ha sostenuto che per lui non chiede nulla ma vuole la ricostruzione del paese quale comunità e per i tanti Onnesi che non ci sono più. Penso anche alla moglie al soffocante dolore che ha dovuto sopportare ed a tutti i parenti dei morti del terremoto. Che il Signore se li abbia in gloria. Complimenti a te autore del pezzo che lo hai descritto con tanta dovizia di particolari.
Buona notte a tutti.
Anna Maria
Ci vuole tanta forza per sopravvivere all’immenso dolore per la perdita di un figlio o di un genitore. Un abbraccio virtuale al dr. Parisse, alla Sua signora e a tutti coloro che hanno perso in quell’incubo i propri cari.
Non riesco a parlare dell’amico Giustino senza un magone che mi prende dentro, poi mi riprendo e penso alla sua forza, forse data dal suo attaccamento al lavoro che lo ha aiutato a non pensare. Scrive libri come un ciclone che forse ad altri sarebbe un’impresa impossibile. E’ questo quello che lui fa per Onna , per gli Onnesi e per gli Aquilani, ma soprattutto per i suoi figli. Così loro, Domenico e Maria Paola ed il suo papà Domenico, cone tutte le vittime di questo Mostro del 6 Aprile, non vengano dimenticate. Grazie Giustino
Fra le fiaccole, le luci e i volti di quei cortei sicuramente c’erano anche i suoi figli, non piu’ nel senso fisico ma bei sentimenti di tutta la gente. E con loro marciavano silenziose tutte le vittime innocenti, silenziosamente presenti con tutti i loro cari.
Immagino, e ringraziando il cielo posso solo immaginare, il dolore immenso, profondo, lancinante che Giustino in primis ma purtroppo come lui tante altre persone affrontano ogni giorno.
E’ dolorosissimo leggere, per quanto belli ed intensi, articoli come questo.
Ieri ho letto anche la lettera ai figli di Giustino. Proprio come ora non sono riuscita ad arrivare fino in fondo se non con le lacrime agli occhi.
Chi era il sei aprile di un anno fa a L’Aquila sa cosa è stato.
Chi era pochi giorni fa alla fiaccolata sapeva cogliere al volo lo sguardo dell’Aquilano da quello di colui che era invece venuto per solidarietà da altre parte di Italia.
Complimenti Nando per l’articolo come sempre pieno di amore verso la terra d’Abruzzo.
Un abbraccio ideale a Giustino e a coloro che quella notte hanno perso la loro ragione di vita.
Forza….
Carla
Ho letto questo articolo ieri sera e non sono riuscita a lasciare una recensione, tanto mi ha commossa.Giustino Paarisse rappresenta un esempio vivente di impegno per la terra abruzzese nonostante la drammatica situazione in cui versa.Lo ho sentito tante volte in varie interviste ultima quella dell’altra non finisce mai di stupire il suo attacamento al paese.Una comunità che deve rinascere. Soprattutto in nome di quelli che non ci sono più.
Spessissimo penso a Giustino Parisse e non posso che inchinarmi davanti alla sua forza e al suo coraggio. L’immane tragedia che lo ha colpito negli affetti più cari, piegherebbe chiunque ma lui, nonostante il forte dolore, continua ad andare avanti nel suo lavoro, facendo in modo che nessuno di noi dimentichi. Anche io ho fatto parte alle manifestazioni dell’Aquila e, durante quei commoventi momenti, vedendo i volti dei genitori che avevano perso i figli, ho pensato proprio a lui ( senza nulla togliere agli altri che avevano lo stesso identico dolore). Concludo, Nando, mandandoti i miei più sinceri complimenti per il tuo operato.
E’ terribile pensare a ciò che hanno purtroppo subito Giustino e tanti altri come lui. A loro va tutta la mia solidarietà e un abbraccio forte.
Ciao;leggo,scorro l’articolo ed i miei occhi si riempiono di lacrime.Non riesco proprio a capire come fa un giornalista come Parisse a continuare a scrivere, a raccontare il terremoto dell’Aquila essendo stato colpito in prima persona nei suoi affetti più cari. Grazie infinite a lei dott. Giammarini per tenere alto il ricordo, la memoria, di chi non c’è più e la forza sovrumana di Parisse e sua moglie in questa disperata circostanza.Seguo sempre i suoi articoli di abruzzo cultura; pur non commentandoli sappia che li apprezzo molto; da abruzzese di origine. Questa volta non sono riuscita a non armarmi di forza e scrivere. Grazie infinite.
Luciana
Come sempre e’ la tua sensibilita’ che mi consola.
Si perche’ al Giustino uomo queste sono le risonanze che possono lenire il suo dolore.
Un dolore che io padre posso solo intuire e che rigetto immediatamente tanto violento esso e’.
Caro Giustino mi verrebbe di dirti non preoccuparti dei tuoi cari ….. Essi sono in grazia di Dio….. ma cio’ significherebbe dirti : gioisci la tua croce e’ grande !!