6 aprile: anniversario

Le date non hanno un’anima, sono numeri in fila, giorni sparsi da raccogliere per ricordare e poi dimenticare ancora. Ma ci sono spazi e voragini, rumori e silenzi che non hanno tempo, sono abiti strappati al presente che segnano ferite impossibili da risanare. Qualcosa è cambiato, la vita e la morte sono diventate così vicine da sfiorarsi fin quasi a confondersi. Il prima e il dopo sono crollati, macerie e storie di quotidiana normalità si sono spezzate, frantumate come cristalli di ricordi appesi al filo di un tragico destino.

E l’attesa ha generato dolore, speranza e domande, interrogativi e gesti per salvare la vita, immagine capovolta impossibile da ricostruire e restituire come era prima. Il ricordo è un viaggio che attraversa l’anima, scuote ancora la terra dei sentimenti e nel silenzio restituisce un volto, un nome e una data a cui legare il presente e il passato, i giorni e le notti insonni che hanno coperto come un velo la solitudine e il desiderio di ricominciare e tornare, dopo tutto, a vivere.