Sabato 19 luglio 2008 siamo stati a Crecchio, nell’entroterra di Ortona, per partecipare alla celebrata e reclamizzata “cena con i Bizantini”. A chi oggi mi chiede se ne vale la pena, rispondo senza esitazioni: “No, non andateci”. Ma vediamo il perchè trovo inutile fare km in auto e file in piedi, sopportare scomodità, folla e sudore…..senza ragione.
Cronaca di una “cena con i Bizantini”:
Arrivo in auto. Già al bivio prima del paese inizia la fila delle auto. Non ci sono aree di parcheggio, per cui ognuno deve arrangiarsi a lasciare il mezzo lungo la strada. Ovviamente la cafoneria tipica dell’italiano medio porta a parcheggiare ovunque, nei cortili, davanti ai cancelli, in mezzo alla strada, nel classico stile che si vede in qualsiasi luogo. Lasciamo l’auto a quasi un km dal paese e ci incamminiamo. Se non si hanno scarpe comode e buone gambe, non è divertente. La strada che scende al paese è buia come la notte senza luna, le auto parcheggiate ai lati riducono la carregiata a un viottolo e le auto sfrecciano rapide.
Forse era bene creare un’area di parcheggio fuori dal paese e una navetta gratuita…
Arriviamo ai piedi del castello, il paese è un marasma di gente. Prima fila da fare è quella davanti a una specie di chiosco di tela di sacco dove alcune fanciulle riscuotono i soldi per comprare una specie di kit di sopravvivenza, quasi una riedizione finto antica della gavetta militare. Per 3 euro e mezzo si prendono una ciotola in coccio, un bicchiere e un cucchiaio in legno. Prima fila, quindi. Paghiamo e ci danno un coupon, poi si gira sull’altro lato del chiosco e si fa la seconda fila davanti ad altre due fanciulle per convertire il biglietto nel kit. Quindi due file per fare una sola operazione.
Non era meglio pagare e prendere il kit in un sol colpo, destinando le quattro fanciulle alla stessa operazione?
Inizia la caccia al cibo, incolonnati in una specie di processione volontaria tra gente sudata, carrozzine (non è sadismo portare dei bambini piccoli in quella bolgia?) e maleducati di ogni genere. Non si capisce dove sono gli stand. Li troviamo sparsi un po qua un po la senza un’apparente logica, ma la prendiamo come una simpatica caccia al tesoro. Nessuno, al ritiro di ciotola e bicchiere, ci fornisce uno straccio di depliant per sapere come muoversi in paese, cosa mangiare, cosa trovare. Mistero fitto sul nostro futuro. Forse un depliant esiste, ma non siamo così fortunati da incontrarlo.
Non era meglio fornire una piccola mappa assieme al kit?
Prima i primi….
Arriviamo al primo stand. Quello dei primi. Forse non è il primo dal punto di vista del menù, ma è il primo che troviamo e ormai la fame è aggressiva. Anche qui doppia fila. Innanzitutto ci si mette in coda per pagare e prendere il biglietto, poi di nuovo tutti in fila per convertirlo in un piatto di cibo. Impieghiamo quasi un quarto d’ora. Tre i primi: una riedizione della Fracchiata, piatto invero tipicamente invernale per la sua pesantezza e il contenuto calorico, un Sagne e lenticchie, e infine una zuppa di ceci. La zuppa è dignitosa, le sagne e lenticche sono molli e “scotte”, la fracchiata è indigesta come un blocco di piombo.
Poveri i Bizantini e i loro stomaci!
Siamo in piedi, ciascuno con un piatto colmo, spintonati nella folla che sgomita, con il sacchetto di carta del kit appeso al braccio. E ora? Caccia a un tavolo! La piazzetta è piena di tavoli, ma gli aspiranti alla seduta sono almeno il doppio delle sedute, per cui tutti in piedi. Alla scarsità di posti si aggiunge una abitudine tipicamente italiana: quella del possesso del posto. Una volta finito di mangiare, invece di alzarsi e cedere il posto ad altri, cederlo a quel “prossimo tuo” che sta in piedi davanti a te come un profugo di guerra con la ciotola in mano, l’italiano medio tiene la posizione, diventa stanziale, gode del vederti li in piedi in attesa, in elemosina di un posto. E allora fuma, parla, chiacchiera, ti guarda e ride, manda i suoi fidi a comprare altro cibo in altri stand, è felice di essere per un attimo della sua vita il protagonista. E tu aspetti. Poi la fame vince e ti siedi in terra a mangiare.
Finiamo i primi e scopriamo tragicamente che il piatto unico (ossia la ciotola del kit di sopravvivenza del perfetto Bizantino) va riusata ogni volta che si mangia qualcosa. Per cui tutti in fila davanti a un secchio per gettarci gli avanzi, poi davanti alla fontana per lavare ciotola e cucchiaio. Lavare? Provate a mandar via l’unto della Fracchiata, condita con olio soffritto tra peperoni secchi e cipolla! Neppure Mastro Lindo riuscirebbe nell’impresa, figuriamoci l’onesta acqua corrente di Crecchio. E ora, dopo ulteriore quarto d’ora di fila per il lavaggio, con cosa asciugare le ciotole? Nel kit c’è solo un misero tovagliolo di carta. Dopo che ti ci sei asciugato la bocca due volte mentre mangi, è già da gettare. Usiamo la maglietta?
Una distribuzione di carta asciugamani costava troppo?
I fortunati che hanno scorte di fazzolettini, soprattutto le previdenti donne con le loro ampie borse, asciugano. Gli sprovvisti vanno avanti al prossimo stand con la ciotola grondante di unto e acqua. Davanti alla fila per il secondo, anche qui fila-doppia, prima per pagare poi per mangiare, ci arrendiamo. Anche perchè ormai la Fracchiata e i ceci si stanno espandendo nel mare dei nostri succhi gastrici come zattere di salvataggio gonfiabili. Abbandoniamo la ciotola, unta da paura, e proseguiamo alla ricerca di qualcosa di più agevole da mangiare. La frutta prevede un assalto all’arma bianca, per cui passiamo ai dolci, annegati nel vino aromatizzato. Dignitosi. Infine la salvezza: il caffè al bar, dove ci regalano, forse impietositi, una mezza minerale.
E i Bizantini?
A pancia semi piena riusciamo infatti a fare una riflessione che fino a quel punto, forse annebbiati dalla fame, non avevamo affrontato: ma i Bizantini? Escludendo per dignità le fanciulle degli stand mascherate da non so cosa, e le bandiere con un simbolo della prima Cristianità, fin qui di Bizantino abbiamo visto ben poco. E’ vero che mentre arrancavamo nella folla alla ricerca del cibo abbiamo intravisto un tale seduto su una sedia, portato a spalle da altri, ma tutto faceva tranne che richiamare alla mente i Bizantini. Voci di popolo parlavano di un corteo nuziale Bizantino…..mmah. Poi, mentre combattevamo per i primi, in una piazza danzava un gruppo di allegre fanciulle al suono di due casse acustiche piazzate accanto al monumento ai caduti. Forse dalle tuniche colorate avremo dovuto intuire che erano danzatrici Bizantine? Scusateci, i maldestri tentativi di digestione della Fracchiata ce lo hanno impedito.
Al museo, al museo
Si fa rotta verso il museo, dove si rivelano benevoli. Chiedono solo una firma e un contributo volontario. Non ho moneta e mi graziano. Glissiamo sul resto della serata perchè sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
Riflettendo a voce alta
Mentre scarpiniamo per tornare all’auto riflettiamo a voce alta. L’idea della cena con i Bizantini è bella, come belle sono tante belle idee. La volontà della gente del paese c’è, ed è ammirevole. Si danno da fare, lavorano, si ingegnano, sono bravi. Stop. Manca il resto.
A conti fatti quella di Crecchio è una delle tante sagre di paese, come ce ne sono ormai ovunque. Per fare davvero una “rievocazione storica” ci vogliono professionisti, scenografi, coreografi, esperti di comunicazione, registi, attori, attrezzature, mezzi e risorse. Se non ci sono, allora non si fa una rievocazione. Non si può andare avanti ancora con il giustificazionismo della serie: questo abbiamo quindi siamo bravi per quel che facciamo. Se vogliamo fare davvero turismo di qualità e offrire eventi di livello ci vogliono investimenti e professionalità. A Crecchio sono volenterosi, questo si, ma non bravi. E il risultato è mediocre, tendente allo scadente.
Ma forse la verità è un’altra: noi ragioniamo in termini di qualità e invece la massa, in definitiva, vuole solo “magnare”, detto alla romana maniera. Cerca al massimo un’occasione diversa dalla monotonia della vita o della vacanza, per fare una cosa diversa, per poter raccontare qualcosa di differente ai vicini di ombrellone o agli amici al bar. Non importa cosa sia, basta che sia diversa, strana, meglio se esclusiva, culturale, intellettuale. Se poi si va e si torna solo con la pancia piena, senza neppure sapere cosa si è fatto, non importa a nessuno. Ci siamo stati, “noi c’eravamo”, questo conta per la gente comune. E giù un paio di scatti col telefonino come prova testimoniale.
Una sagra come tante
Le sagre sono ormai tutte uguali, e Crecchio è una di queste, anche se si ammanta di un velo di diversità usando la parola Bizantini. I Bizantini non ci sono più a Crecchio. Però c’era tanta gente, giravano tanti soldi. Nei bilanci l’organizzazione portà vantare “xmila presenze, un vero successo”. E in fondo nella società del consumo e della massa è questo che conta: quantità, non qualità. Peccato che di tutti quegli xmila, solo un misero “zero virgola qualcosa per cento” avrà capito chi erano i Bizantini. Tutti gli altri avranno avuto la pancia piena e la serata “figa” da raccontare agli altri. E forse forse l’organizzazione ha ragione a non andare oltre quel che offre. Non ho visto nessuno protestare per quel che non va. La massa accetta le file, le scomodità, i ritardi, la disorganizzazione, la mancanza di qualità con una rassegnazione e una ignavia simili a quelle delle pecore nel gregge. Il dramma è che lo fa a Crecchio come nella vita quotidiana. Probabilmente sono l’unica voce che va contro corrente; agli altri sta bene così e così sia.
Panem et circenses……
A questo punto abbiamo deciso di chiudere la possibilità di commentare questo articolo; non per paura delle critiche, bensì perchè ci giungono solo prese di posizione pretenziose e acritiche. Ci siamo resi purtoppo conto che, da parte degli abitanti di Crecchio coinvolti nella manifestazione, manca quasi totalmente il senso critico. Un normale articolo giornalistico, narrazione di una realtà vissuta in prima persona, viene letta come una offesa personale e al paese, come un’attacco al castello. Ci fosse stato qualcuno che con un minimo di umiltà avesse riconosciuto la verità di quel che abbiamo scritto, che avesse fatto autocritica davanti all’evidenza. E invece prevale in toto l’aspetto deleterio della mentalità paesana, chiusa a tutto quel che viene dall’esterno (tranne ai soldi dei turisti): “Noi siamo noi, quello che facciamo è bello perchè ci piace, siamo i più bravi perchè…ce lo diciamo da soli”. Ma sempre sagra di paese resterà.
Quindi, signor Graziano, lei ci da ragione. Le critiche non sono soggette a discrezione: vanno sempre bene quando si riferiscono a fatti concreti, a cose reali che non funzionano. Avere un tovagliolo con cui asciugare una scodella unta non è lusso, ne un falso storico: è il minimo di civiltà e di igiene dovuto a chi paga per partecipare a una manifestazione. Quesi eventi, pur ricchi di grandi potenzialità, rimangono invece sagre di paese perchè sono vissute con lo spirito della sagra di paese, che si sintetizza appunto nelle sue parole.
faccio parte anche io dell’organizzazione per certi versi le critiche potrebbero andare bene per altri no!!!!!!mi spiego:siamo un insieme di associazioni che lavora dannatamente per circa una mese per organizzare questo evento e ci tengo a precisare che non ci viene dato un solo centesimo…..ma lo facciamo perche è la gente che vuole ciò dimostrandocelo tutti gli anni con presenze sempre in aumento,io credo che dobbiamo affidarci a gente che ha sempre dato tutto per questa manifestazione con umiltà e non affidarci a persone che voi chiamate (sceneggiatori,coreografi,registi)ma che io chiamo semplicemente mercenari…..Se lei pensava di trovare queste cose ha sbagliato luogo sabato sera,doveva recarsi forse al marrucino a chieti,magari mangiava prima qualcosa in un ristorantino chic e sarebbe stata una serata perfetta…..non pensa….Chiudo ringraziando tonino giuseppe e tutti coloro che hanno reso possibile questa manifestazione,continuiamo cosi con le nostre forze.da GRAZIANO villa tucci c’è
Da Crecchiese posso dire che l’articolo è duro ma circostanziato e con critiche anche costruttive. Cari compaesani bisogna essere umili, l’utilizzo di figure professionali quali scenografi,registi, attori o altro può solo accrescere il livello della manifestazione…Di sagre “magnerecce” siamo sommersi cerchiamo di dare qualcosa di diverso.
e comunque l’articolo non è del tutto veritiero…perchè io leggo solo critiche, che in alcuni casi ci stanno, e nessun elogio…la gente giudichi, venga alla festa e giudichi…
NOTA DELLA REDAZIONE
L’articolo è più che veritiero: è cronaca di una realtà vissuta in prima persona. Non ci sono critiche, ma constatazioni e suggerimenti per migliorare. Non ci sono molti elogi perchè, fatta salva la buona volontà dei cittadini di Crecchio e il merito di aver promosso l’iniziativa da parte del comitato, non trovo molto altro da elogiare. Forse il suo giudizio è fuorviato da alcuni colleghi della stampa che rilasciano elogi a tutti, spesso senza toccare con mano. Noi lavoriamo in maniera diversa: andiamo e verifichiamo, poi raccontiamo i fatti, senza togliere o aggiungere nulla, rispettando tutti. Per noi questo è fare informazione. Ci dispiace che a qualcuno dia fastidio sentirsi dire la verità. Ma la cruda verità, per noi, deve servire a migliorare. Noi non vogliamo distruggere o scoraggiare i volenterosi, ma solo dare a ogni cosa il suo nome. Solo la qualità si può chiamare qualità.
Faccio parte dell’organizzazione e le asicuro che il nome di bizantini non è dato a caso in quanto dietro ogni cosa fatta c’è una ricerca storica…vestiti, cibi e quant’altro sono frutto di ricerche e non di pura invezione…la nostra è una sagra di paese?bene, è una sagra di paese che ha ricevuto complimenti da più parti e critiche solo dalla vostra redazione…se la macchina la lasciate in zone poco indicate, ovviamente siete al buio, il posto c’era (esempio il campo sportivo aperto ed ILLUMINATO per l’occasione) basta cercarlo.
All’epoca dei bizantini si mangiava cosi, quindi “asciughini” ed “asciughetti” non era compito dell’organizzazione procurarli, ma vista la vostra critica, ne terremo presente in futuro, anche se finora nessuno si è mai lamentato di questo. Detto ciò, se volevate un piatto lindo per ogni pasto, compravate 3 kit, tanti quanti erano gli stand gastronomici. Dopodichè non è lei che deve dire se nella festa c’era o meno atmosfera, dato che è una opinione soggettiva, la gente a me risulta che abbia apprezzato, invece chi è rimasto senza cibo, è rimasto deluso, ma d’altronde, in relazione agli altri anni non ci aspettavamo questo boom.
Per il simbolo,rivolgersi agli storici che hanno fatto le ricerche…le faccio presente che uno di questi ha parlato anche al tg della regione abruzzo su rai3, il che spiega tutto…
Io parlo in quanto residente e partecipante dell’evento, e dato che sono stato a contatto con un sacco di persone, non mi pare di cogliere tutta questa negatività colta in questo articolo…
NOTA DELLA REDAZIONE
Essendo un giornalista e un fotografo specializzato in archeologia, con quasi 20 anni di esperienza, mi permetto di dirle che so bene cosa sono i Bizantini e le loro simbologie, qual’è la realtà di Crecchio e soprattutto cos’è una rievocazione storica. E siccome faccio reportage da 15 anni su musei, siti archeologici, rievocazioni e borghi, le assicuro che sono più che titolato per esprimere un parere imparziale. Tutto sta a decidere cosa intendiamo per atmosfera. Se la piazzetta di Crecchio, circondata di case in cemento stile anni ’70, condita con pali, tubi e fili elettrici, illuminata con lampade gialle allo iodio, arricchita da due stand in legno e tela di sacco, “fa atmosfera”, ebbene abbiamo un concetto diverso di tale parola. Ed è questo il problema di tutti quelli che si scandalizzano quando un giornalista racconta la pura realtà. Ritenere la propria come quella di riferimento universale.
articolo pessimo in ogni punto, non c’è niente da dire…se la manifestazione è una manifestazione storica, bisogna accontentarsi di rivivere momenti storici e non pretendere il lusso e la tecnologia…
NOTA DELLA REDAZIONE
Gentilmente, le dispiace qualificarsi, professionalmente intendo, e spiegare a tutti i lettori a quale titolo si permete di giudicare l’articolo? E’ pessimo o…falso? Non mi sembra che lo possa guidicare falso, quindi è pessimo perchè dice la verità e da fastidio? Sotto quale punto di vista è pessimo e con quali motivazioni lo afferma? Nessuno chiede tecnologia. Una manifestazione seria richiede efficenza, organizzazione e allestimento storico, professionalità e scenografie. Non bastano alcune bandiere, nomi dei cibi in volgare e comparse in tunica per dire Bizantini.
Sono qui per smontare qunato di falso detto da questo articolo:
punto 1) io sono di Crecchio, e non è vero che la strada che porta al paese è buia e non illuminata, mi chiedo, in quale Paese siete arrivati?
punto 2) non vedo cosa centra il comportamento della gente che prevalentemente non è del posto, con Crecchio e con chi ha organizzato la festa
punto 3( la gente è libera di decidere se la festa piace o meno, quindi invito tutti a partecipare e giudicare…
NOTA DELLA REDAZIONE
Prima di rispondere, faccia sbollire la rabbia e legga con cura l’articolo grazie.
mah…ce ne sono di commentacci da fare su altre sagre e altri paesi…Crecchio è piccolo ed è riuscito ad attirare la gente con POCO sì certo l’organizzazione forse si deve perfezionare…ma se alla gente non piace, invece di sputare sentenze se ne stesse a casa, dove la macchina la può posare nel garage e non deve camminare km per arrivare a tavola, non deve fare “inutili” doppie file, non deve mangiare cibo scotto e può utilizzare svelto per lavare i piatti…
cè bisogno di consigli, di proposte, di idee, non di crocifiggere un paese che si organizza come può…sì per quello che ha Crechio E’ RIUSCITA A FARE TANTO, SENZA AIUTI DA NESSUNO MA SOLO CON LE PRORPIE FORZE, il paese non ha fondi da “regalare” a coreografi, registi o sceneggiatori…se gliene proponessi qualcuno che fa operazioni no-profit forse accetteranno ben volentieri…perchè non sè parlato dell’atmosfera? il borgo è uno spettacolo con le luci soffuse…e poi tutta quella gente…tutti massificati al “basta che se magna?”…tutti stupidi? o cè anke chi rimane rapito dal luogo?ah…il denaro che girava…va a coprire tutte le spese affrontate…è facile parlare…anzi SPARLARE quando ci si eleva sulla massa e si crede di avere il sapere in mano…
NOTA DELLA REDAZIONE
Noi non commentiamo sagre, noi visitiamo le manifestazioni che si qualificano come eventi di qualità e li recensiamo per quello che verifichiamo, belli o brutti che essi siano. E’ ora di finirla con il pietismo, del “poveri ma in fondo bravi”. Se manca la qualità, noi diciamo che manca. Se c’è, siamo ben lieti di dirlo. Non siamo ne pro, ne contro qualcuno, siamo giornalisti e raccontiamo fatti. Non prendiamo soldi da nessuno, non dobbiamo vendere pubblicità a nessun comune, quindi ci possiamo permettere di dire la verità, comoda o scomoda che sia. Questa è una novità, immagino.
Le rammento che i coreografi sono professionisti che fanno un lavoro fondamentale, non accessori cui fare l’elemosina. Si pagano e anche bene. Sono quelli come i coreografi a fare la differenza tra una sagra di paese e un evento di qualità.
Quale atmosfera? Di cosa parla? E’ mai stata in un luogo di atmosfere? Credo di no, se mi parla di atmosfera a Crecchio.
Grazie per averci informato dei refusi. Mi fa piacere che l’unico commento che questo articolo suscita è la notifica di alcuni errori di battitura; ciò conferma che tutto quanto scritto in termini di contenuto è vero. Nessuno pensi che siamo felici di recensire in questi termini la manifestazione; avremo voluto tesserne le lodi, ma questo non è possibile stando ai fatti toccati con mano. Non apparteniamo alla folta schiera di testate giornalistiche use a lodare sempre tutto e tutti, o dire bene di tutto perchè “almeno si fa qualcosa”. Se si fa bene se ne parla bene, se si fa male se ne parla male. Questo è giornalismo indipendente.
Va bene tutto però, da uno che ricerca la qualità e si eleva sulla massa, un assalto con apostrofo suona proprio male (senza contare i refusi). Le sorprese della vita…