Flavio Galletti e l’arte della “post-realtà”

Flavio Galletti opera

Flavio Galletti è un pittore di origini mantovane, ma risiede da tempo a Padova. Ha compiuto un percorso formativo tradizionale, ma un artista tradizionale non è, come dimostra anche la sua inclinazione a scrivere racconti di fantascienza: i lavori di Flavio Galletti ‘narrano’ una realtà che valica i confini della realtà stessa, tra ironia e dissacrazione, inquietudine e razionalità.

Dal 1984 ha esposto in diverse città italiane, soprattutto a Padova ma anche a Pistoia, Ferrara, Mantova e, recentemente, a Venezia. Da segnalare inoltre la presenza, nel 2006, alla mostra mercato “Arte Fiera” a Padova e, nel 2007, alla manifestazione itinerante intitolata “Tarantella Fest”, tenutasi in vari luoghi della regione Puglia. Al 2009 risale invece “Spritz”, “performance” multimediale realizzata in un’enoteca a Padova, dove è attualmente in mostra, nei locali dell’Ex Macello, con la collettiva “Individuarti” (12 marzo – 5 aprile 2010).

Titoli singolari – che alludono a vari cibi – fanno da cornice ai dipinti ad olio su tela prevalentemente prodotti dall’artista (“Insalatona”, 2008; “Filetti di luccio al cartoccio”, 2008; “Pasticcio ai funghi”, 2009, ecc.); accanto all’uso dell’acrilico (ricordiamo “Nel mio giardino” e “Roseto”, entrambi del 2009) e, in un caso, della comune penna Bic con carboncino (“Grafie”, 2007).

Su un binario parallelo corre anche la reiterata raffigurazione di un noto elemento floreale, la rosa: potremmo parlare nel complesso di una resa ‘caleidoscopica’ del mondo organico (umano e vegetale), che permette di collocare l’arte di Flavio Galletti in una dimensione di ‘post-realtà’.

La figurazione generalmente intesa è infatti superata in virtù di un processo tecnico che attinge alla pittura gestuale, caratterizzata da un segno – impastato a colore – duro e ‘opponente’, tuttavia ‘rischiarato’ dalla presenza del bianco, che si fa in alcune opere addirittura accecante.

È una pittura che trova la sua direzione – spesso compaiono variazioni su uno stesso tema, come per “Apple” (2010) – in una sfera che non è quella reale, ma fantasiosamente attigua ad essa: ‘capricciosa’, bizzarra e provocatoria, l’arte di Flavio Galletti mescola al racconto per immagini lo strumento principe del narrare: la scrittura.

Questa diventa un elemento ausiliario e insieme ‘destabilizzante’ all’interno della figurazione, in quanto stimola l’osservatore a percorrere nuove strade e pensieri rispetto a ciò che l’oggetto rappresentato restituisce immediatamente alla vista.

Diversamente accade per “Grafie”, in cui il testo scritto si trasforma in una vera e propria pagina, funzionale ad esprimere il ‘vissuto pittorico’ – in realtà questa volta il supporto è la carta – per una composizione costituita da quattro riquadri su cui si stagliano con forza singoli elementi (del volto umano e non).

Da sottolineare, nel processo creativo condotto dall’artista in alcune opere, l’evidenza del “non-finito”, una scelta tecnica che assume carattere ideologico: nei dipinti di Flavio Galletti non c’è l’enucleazione di verità assolute, ma un indecifrabile ‘sotteso’ – muto dialogo tra le forme – che sfuma le possibilità interpretative, dando spazio all’immaginazione di ognuno.

Lontano dal prospettare soluzioni definite per questo mondo, le sue tele ci danno appuntamento sul piano della suggestione, dove la dimensione percettiva muove appunto verso una condizione di ‘post-realtà’, alludendo ad un ‘fantastico’ reale derivante dall’immagine raffigurata.

Tra echi che rimandano al sogno e all’infanzia, ‘guizzi’ ludici e nel contempo inquieti, la pittura di Flavio Galletti afferma pertanto la libertà dell’essere e dell’espressione, al di fuori di ogni schema e chiave di lettura conosciuta: testimonianza dell’ ‘indipendenza’ del pensiero e dell’azione umana, a cui l’arte dà vita nel ‘solco’ del misterioso viaggio intrapreso dentro e fuori di noi.