
Transumanza i segni del tempo: questo il titolo della mostra storico-documentaria che la Soprintendenza Archivistica di Pescara promuove a partire dal 20 marzo fino al 9 maggio 2010 al Village di Città Sant’Angelo. La manifestazione è arricchita da “In itinere” un arazzo splendido di Sandro Visca e da una “Pastorale” dell’indimenticato Remo Brindisi, due maestri tra i più significativi dell’arte abruzzese del ’900.
La mostra didattica sulla transumanza e la vita del pastore, è accompagnata dall’esibizione del coro Il tratturo-folclore d’Abruzzo di Pescara.
ARSSA E AGRIMERCATO propongono ogni sabato pomeriggio e domeniche di apertura del Village prodotti agroalimentari legati al mondo della pastorizia.
Ma ecco due brevi schede biografiche di Brindisi e Visca che nobiliteranno con le loro opere questa interessantissima mostra che trova grande interesse sul nostro territorio, visto che il fenomeno consisteva proprio nel trasportare (transumare appunto) le greggi dall’Alto Tavoliere verso l’Abruzzo. A questo proposito chi non ricorda la celebre poesia dannunziana “I Pastori”?
Gli artisti
Remo Brindisi
(Roma 1918 – Lido di Spina di Comacchio 1996), pur essendo nato a Roma, è da considerare abruzzese (la madre era ligure, ma il padre abruzzese), anzi, della cultura abruzzese egli è stato quasi come un ambasciatore nel mondo. Compì gli studi presso il Centro Sperimentale di Scenografia della capitale e quindi nell’Istituto Superiore d’Arte per l’illustrazione del libro in Urbino. Trasferitosi a Firenze, dove tenne la prima personale (1940), con lo scoppio della guerra fu arruolato e destinato al corso di addestramento per allievi ufficiali presso l’Istituto Geografico Militare di Firenze. Queste le tappe durante il periodo bellico: Ferrara, il fronte greco, Tivoli, Salerno. Nel 1945 è a Venezia, ove stringe amicizia con Carlo Cardazzo, il grande scopritore dei maggiori talenti della pittura italiana, direttore della celebre Galleria Il Cavallino, che gli propone un contratto quinquennale. In quegli anni cominciano a configurarsi i temi ricorrenti della sua pittura, ovvero le Venezie, il tema bucolico e pastorale legato al ricordo della terra d’Abruzzo e le maternità, a cui poi si aggiungeranno i grandi temi storici. Nel frattempo stringe amicizia anche con Virgilio Guidi, Milena Milani e Filippo De Pisis ed è invitato a rassegne di prestigio, come la Biennale di Venezia, ove nel 1950 e nel 1952 sarà presente con sale personali. Trasferitosi a Milano, Brindisi entra a far parte del Gruppo Linea e dopo il suo scioglimento si accosta al movimento del Realismo, che vede in Guttuso il massimo rappresentante. Una svolta nel pensiero e nella poetica del maestro si avrà in seguito ad alcuni suoi viaggi a Parigi (qui conosce gli esistenzialisti, legandosi in amicizia con Sartre) e ai tragici avvenimenti storici del 1956, ovvero il rapporto Kruscev al XX Congresso, con cui si denunciavano i crimini di Stalin e la Rivolta Ungherese contro l’invasione sovietica. Egli, che era entrato da grande protagonista nella polemica sorta tra i seguaci del realismo sociale e gli artisti ostili al condizionamento politico e ideologico dell’arte, rompe definitivamente con la pittura realistica e diventa attore determinante di quella che ormai è storicizzata col nome di Nuova Figurazione. Siamo così all’avvio dei grandi cicli pittorici sulla storia, per i quali Brindisi rimarrà artista di eccezionale rilievo del ’900: Via Crucis, riferita ovviamente all’evento salvifico della Passione e Morte di Cristo, e poi l’Abbattimento del mito di Stalin, Processo al Cardinal Mindszenty, Storia del Fascismo , tutti eseguiti tra il 1956 e il 1961. Da ultimo la suggestiva suite di opere dal titolo L’Aquila colpita, dedicata alla tragedia di via Fani, conclusa con l’uccisione del suo amico Aldo Moro. Brindisi è stato anche grande incisore e in tale veste ha illustrato numerose opere poetiche e pubblicato cartelle con testi critici o liriche di amici scrittori del valore di Kaisserlian, Montale, Villa, Bo, Volpini. Per quanto riguarda la sua attività nel settore della scenografia, memorabili i suoi lavori per l’Aida di Verdi all’Arena di Verona (stagione lirica del ’74). Brindisi è stato anche apprezzato scrittore e teorico dell’arte e ha rivestito le cariche di Presidente della Triennale di Milano, Commissario della Biennale di Venezia, Direttore dell’Accademia di Macerata. Infine va ricordata la realizzazione a Lido di Spina di Comacchio, in provincia di Ferrara, del Museo Alternativo che reca il suo nome: si tratta di una struttura polivalente, opera dell’architetto Nanda Vigo, che risponde al concetto di museo vivo, cioè abitato. Ivi si conservano oltre 2000 opere di tutti i più grandi artisti del ’900, a cominciare da Picasso, Modigliani, Braque, Boccioni, Fontana, Corneille, oltre naturalmente a numerosissime sue opere. Nel 1973 il museo, ove riposano le sue spoglie, fu donato allo Stato.
Sandro Visca
(L’Aquila 1944), giovanissimo, a 17 anni, dopo essersi diplomato all’Istituto d’Arte della sua città, tiene la sua prima personale (Sala Eden dell’Aquila). Nel 1963 si trasferisce a Roma, dove risiede per quattro anni. Tornato in Abruzzo diventa docente al Liceo Artistico di Pescara. Nel frattempo incontra e stringe amicizia con storici maestri dell’arte italiana (Casorati, Capogrossi, Guttuso e soprattutto Burri, con il quale collabora alla realizzazione delle scene per l’Avventura di un povero cristiano al Teatro Stabile dell’Aquila. Nei primi anni ’70 realizza sculture in pezza, che verranno proposte in una mostra a Pescara (Galleria Arte d’Oggi diretta da Ciro Canale), mentre nel 1973 è invitato con un’opera di 7 metri alla Triennale di Milano. Il suo impegno nell’ambito del teatro e del cinema lo porterà a realizzare il film Un cuore rosso sul Gran Sasso, in cui l’autore palesa la sua passione per l’Abruzzo e il desiderio di esplorazione naturalistica che in seguito lo porterà a viaggiare a lungo in Sud America, particolarmente in Perù. Nel 1988 apre a Pescara la Scuola Italiana d’Arte. Visca per la sua singolare ricerca si serve di materiali i più disparati, per lo più tessili, assemblati con una grande letizia cromatica e talora con una sottile carica di ironia. Con l’associazione culturale Gli Alianti, di cui nel 1997 è socio fondatore, ha promosso importanti mostre a fumettisti di chiara fama come Pazienza, Liberatore e Manara. Una sua opera (Il grande coleottero) è stata acquisita dal Museo Bargellini di Pieve di Cento. Delle personali da lui tenute vanno citate le due più recenti al Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea dell’Aquila (1996) e al Palazzo Ricci di Macerata (2000). Nel 2005 è stato invitato alla rassegna Le due rive artisti italiani e croati, tenutasi alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Termoli.