Teramo: sta per tornare a splendere il Mosaico del Leone

 mosaico del leone

È cronaca recente la riapertura di Via Antica Cattedrale, il vicolo del centro storico teramano che dal corso conduce a Piazza Torre Bruciata (o Piazza Sant’Anna); lungo il suo percorso sono state ricavate alcune aperture vetrate, poste a livello del selciato, che permettono di osservare una vasta stanza sotterranea che si apre sotto Palazzo Savini. Molti si saranno domandati il motivo di questo curioso lavoro. Ebbene è presto svelato: in quell’ambiente si trovano i resti di una antica villa di epoca romana, la cui sala principale aveva il pavimento impreziosito da uno straordinario mosaico raffigurante un leone. L’opera d’arte è ancora li da 2000 anni ed è nota proprio come il “Mosaico del Leone”. Dopo anni di chiusura sembra ora che si stia lavorando per procedere alla riapertura al pubblico di quella sala, in maniera che tutti possano tornare ad ammirare questo capolavoro.

Palazzo Savini fu costruito su una domus, parola latina usata in epoca romana per indicare una ricca residenza, la villa di un ricco o nobile teramano vissuto quasi 20 secoli fa, che ebbe tale e tanto gusto per il bello da commissionare un simile capolavoro per la sua dimora. Il mosaico, di forma quadrata e con un lato di circa mezzo metro, è quello che gli studiosi definiscono un emblemata, ossia un elemento decorativo di grande pregio che veniva collocato nel centro del pavimento della sala principale, contornato da altre decorazioni a mosaico o da intarsi geometrici di marmi colorati. Il disegno raffigura un leone ruggente che con una zampa schiaccia un serpente ed è realizzato con minuscoli pezzetti di marmo colorato, detti “tessere”. La lavorazione è straordinaria, di notevole maestria, ed è palesemente opera di un artista di ottimo livello più che di un semplice, seppur valente, artigiano.

Nessun deterioramento, solo sporco

Il mosaico venne sottoposto a un intervento di pulizia e consolidamento una decina di anni fa, e si mostrò allora in tutto il suo splendore (vedi la foto fatta subito dopo quella pulizia). Poi, purtroppo, la stanza sotterranea dove si trova ha un elevato grado di umidità e questo ha fatto si che lo splendido colore venisse offuscato, dopo pochi anni, da una patina biancastra. Naturalmente non si tratta di un guaio irreparabile, ma semplicemente di un accumulo di polveri e depositi, che non hanno recato danni alla pietra sottostante: una volta rimossi il mosaico tornerà infatti al suo antico splendore. Il problema è che, permanendo la situazione di eccessiva umidità attuale, la patina tenderebbe a riformarsi rapidamente. Ecco perchè i tecnici stanno innanzitutto studiando il modo migliore per sanare la situazione ambientale del sotterraneo; solo successivamente si interverrà con il delicato lavoro di pulizia per rimovere sporco e depositi lasciati dall’umidità, e nel giro di qualche mese i colori del Leone torneranno a ruggire.

Di recente in città si erano diffuse voci su un possibile stato di rischio in cui versava il mosaico, ma gli amanti dell’arte e i teramani tutti possono dormire sonni tranquilli: il capolavoro gode di ottima salute ed è solo il suo aspetto a essere offuscato, appesantito dalla polvere del tempo. Si erano anche rincorse voci su una possibile necessità di rimuovere l’opera d’arte da Palazzo Savini per spostarla al Museo Archeologico, mettendo al suo posto una copia. Certo, questo avrebbe fatto felice qualche artista specializzato in copie di mosaici, ma (per sua sfortuna e per fortuna dell’arte) non è così che stanno le cose. Anche in questo caso si trattava di un falso allarme, dato che non c’è nessuna ragione tecnica o scientifica che possa motivare un simile intervento. Il mosaico non corre alcun pericolo, e per sanare l’ambiente sotterraneo dove si trova attualmente si potrebbe far riscorso anche a soluzioni semplici, come magari dei deumidificatori (ovviamente di tipo professionale e non del genere che si acquista al centro commerciale, ma di funzionamento esattamente identico).

Il suo posto è la

Certo è facile immaginare quanto orgoglio potrebbe gratificare un museo nel ricevere in custodia tale tesoro di bellezza, così come è facile immaginare che enti, aziende o banche locali sarebbero disposte a erogare cifre importanti pur di potersi fregiare dell’onore di custodire un simile capolavoro “salvato”, ma tutti gli amanti dell’arte sanno perfettamente che quell’opera ha valore se continua a vivere nel contesto in cui fu posto 2000 anni fa, se resta nel suo luogo “di nascita”, nel mezzo di quell’altrettanto splendido pavimento a mosaico che gli fu costruito attorno come degna cornice. Rimuoverlo significherebbe strapparlo al suo contesto storico, scientifico e artistico, trasformandolo solo in un pregiato soprammobile. Ma quello della rimozione, non essendoci alcun motivo tecnico o scientifico, ne alcuna emergenza in atto, è un rischio che non si porrà, poiché è chiaro che qualsiasi persona o realtà, pubblica o privata, che ami davvero l’arte e Teramo è perfettamente conscia che il posto del Mosaico è il luogo dove si trova oggi.

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