recensione – Gianni Canova, “Palpebre”

Thriller dal sapore gotico, “Palpebre” é adrenalina allo stato puro. La storia si sviluppa intorno alla figura di Giovanni, giornalista e assistente universitario, e intorno al suo fortuito incontro con Mia.

Giovanni la vede per la prima volta all’interno del bar che fronteggia l’università, dove Mia ha appuntamento con un uomo. Profondamente colpito dalla bellezza di quella donna, quando lei e quell’uomo sconosciuto si allontanano, Giovanni decide di seguirli. Si dirigono all’interno dell’università, nei bagni. Una volta dentro, Mia ucciderà barbaramente il suo accompagnatore e Giovanni ne sarà testimone involontario.

Da questo momento in poi la sua vita cambierà radicalmente: braccato dall’organizzazione criminale cui fa capo Mia, conoscerà la disperazione, perderà le persone che gli sono più care e compirà azioni che mai avrebbe immaginato di avere il coraggio di concludere.

Immagini agghiaccianti e morbose vengono rappresentate con speditezza e chiarezza sbalorditive. Le scene, cruente e crude, si susseguono con studiata e impeccabile scabrezza. Il dolore e la paura dei personaggi impregnano ogni parola del racconto che si rivela un noir eccezionale. I pregevoli e puntuali richiami da un lato al “Purgatorio” di Dante (il titolo del thriller è tratto dalla pena della cucitura delle palpebre: Canto XIII), e dall’altro alle immagini del “Giudizio Universale” di Giotto, alimentano magistralmente il turbamento del lettore.

Canova non fornisce inverosimili colpi di scena, ma descrive la possibile deformazione della coscienza umana estremizzando, al limite dell’immaginabile, la cattiveria ripugnante che può albergare in ogni uomo. Questa sua scelta si rivela vincente: le pagine raccontate, palpitanti e vive, catturano immediatamente l’attenzione del lettore e rendono questo thriller-noir un pregiato esempio dell’arte dello scrivere.

(Gianni Canova, “Palpebre”, pp. 230, Garzanti, Euro 16,60)

2 commenti

  • Franco scrive:

    Uno “splatter”, anche ben scritto, che lascia troppi incompiuti e banalizza un po’ il male, più impegnato a “mostrarlo” che a cercarne le cause. Non tutte le psicologie dei personaggi sono ben riuscite, alcune crudezze verbali eccessive.

  • gianni canova scrive:

    grazie, giulia, per avermi letto con tanta lucida capacità di capire, e di tenere le palpebre bene aperte.
    Alcuni, leggendo, preferiscono comunque chiudere le palpebre.
    con empatia
    gianni canova

Lascia un Commento

Prima di inserire il tuo commento verifica che sia attinente all'articolo e non abbia fini pubblicitari.
Tutti i commenti sono preventivamente moderati dalla nostra redazione.