“Omaggio a De Chirico” negli USA: l’opera di Pierluigi Slis e Manuel De Francesch

Pierluigi Slis Il Minestro

Pierluigi Slis - Il Minestro

Il 17 febbraio 2010, presso il Department of Italian Studies della prestigiosa New York University, è stata inaugurata la seconda tappa del “tour” americano relativo alla mostra itinerante “Omaggio a Giorgio De Chirico”, a cura di Antonio e Gloria Porcella, già allestita a Miami nel gennaio scorso e in programma a Santa Monica (Los Angeles) per il mese di aprile 2010.

Risale al 1974 il primo tributo dei Porcella a Giorgio De Chirico (Antonio Porcella è stato amico e gallerista del maestro), proseguito poi nel 2008 con un’altra esposizione, organizzata dalla Galleria Ca’ d’Oro di Roma con la Fondazione Giorgio e Isa De Chirico, in occasione di un doppio anniversario: il centoventesimo anno dalla nascita e il trentennale della scomparsa del cosiddetto “Pictor Optimus” (Volos, 1888 – Roma, 1978).

La rassegna americana, ulteriormente ampliata, propone le opere di ben sessantasei artisti, tra nomi molto noti – quali Mario Ceroli, Renato Guttuso, Gino Marotta, Enrico Prampolini e Alberto Sughi, tanto per citarne qualcuno – e giovani talenti, nel panorama nazionale e internazionale, dell’arte contemporanea.

A ciascuno di loro il compito di ‘rileggere’ l’estro creativo di Giorgio De Chirico, considerato il ‘padre’ della pittura metafisica, attraverso la propria ‘cifra’ stilistica ed espressiva: in mostra compaiono, quindi, creazioni uniche ed originali, che fanno rivivere l’arte del maestro rendendola più attuale che mai.

L’esposizione negli Stati Uniti – che è stata annunciata con una conferenza stampa nella Sala della Promoteca in Campidoglio a Roma nel novembre 2009 – è posta sotto l’egida dell’ONU, con il patrocinio del Ministero degli Esteri e dei Consolati Generali d’Italia di New York, Miami, e Los Angeles, e in collaborazione con la società Dante Alighieri di New York.

Un catalogo bilingue, edito da Electa, accompagna l’esposizione nel suo percorso americano, con testi critici di Paolo Picozza, Claudio Strinati e Duccio Trombadori.

Tra i giovani artisti presenti in mostra, spiccano Pierluigi Slis con l’installazione “Il Minestro” (nome che indica la spiritosa firma utilizzata da Giorgio De Chirico in un biglietto autografo a Porcella) e Manuel De Francesch, autore della scultura intitolata “Chanson d’Amour… Come vento tra le fronde”, entrambi attivi in Veneto.

Pierluigi Slis (PG-Slis), nato in Germania nel 1974, è pittore, “writer” e scenografo; si definisce un “evoluzionista concettuale” che si lascia ispirare dalla contemporaneità creando nuove forme.

Nell’opera “Il Minestro” egli mescola suggestivamente realtà e finzione attraverso il linguaggio installativo: l’ “omaggio a De Chirico” è ‘tradotto’ in un ritratto del maestro – rivisitato alla luce del presente – che appare come un “puzzle” di ‘fotogrammi pittorici’, pezzi autonomi (tecnica mista su tela) scomposti e ricomposti in funzione dell’insieme.

Quella condotta da Pierluigi Slis è pertanto un’operazione di ‘metamorfosi del reale’ – notevole, tra l’altro, è l’effetto di illusione ottica, dettato anche dal gioco di contrapposizioni cromatiche – che afferma la sua forza espressiva nella pienezza e nell’intensità del segno, accanto al graffitismo e alla fantasia.

Manuel De Francesch (classe 1976), laureato in architettura, ha una formazione che è passata attraverso il disegno e la pittura prima di approdare alla scultura. L’artista esplora forme e materiali – in questo caso legno di noce, sabbia marina e acrilico nero – soffermandosi in particolare sul viso (incompiuto) femminile, delineato da un processo di frammentazione dei volumi e quindi mediante ‘tagli’ di luce e ombra.

Manuel De Francesch Come vento tra le fronde (Chanson d'amour)

Manuel De Francesch - Come vento tra le fronde (Chanson d'amour)

Il suo contributo alla Metafisica trova affermazione nella resa di una dimensione senza tempo, alla ricerca di un’enigmatica identità, mutevole e allo stesso tempo unica, da rivelare. Il mistero del volto umano – mai raffigurato completo – è ‘cantato’ dall’artista per mezzo di una scultura che si fa poesia, e che aspira a ‘mettere a nudo’ con leggerezza, nel nitore delle forme scolpite, la realtà palpitante della vita.