Piccoli pensieri, grandi Pensieri

A volte ci sono cose che sulle prime sembrano banali, non certo per il loro valore ma per la minimalità del contesto cui si riferiscono: locale e personale, quasi un nulla difronte all’umanità globalizzata. Eppure, se lette con attenzione e con cuore aperto si rivelano dei piccoli capolavori di umanità, e hanno la straordinaria capacità di riportarci a quella dimensione semplice e terrena delle cose quotidiane nella quale tutti dovremo vivere ogni attimo. E’ il caso di un testo del nostro amico Francesco Ascani: un delicato pensiero rivolto a una persona scomparsa  e scritto per il giorno delle esequie. L’ho letto e l’ho trovato deliziosamente umano, una vera chicca di delicatezza e sensibilità che mi ha riportato a quella bella realtà umana del paese, dove le persone sono essere umani con volto e storia, non numeri da tesserino o amici virtuali su Facebook. Ve la voglio proporre, perchè ritengo che trasudi tanta umanità vera e spero che qualche goccia passi attraverso la pelle di coloro i quali hanno dimenticato di averla.

Una persona cara ci lascia.

La tradizione governa tutti i nostri atti, gioiosi o non, ed è seguita a volte senza nemmeno rendersene conto, tanto è radicata in noi. La seguiamo nel partecipare ad una nascita, ad un battesimo o cresima, ad un matrimonio, al conseguimento di un successo, ma anche per l’estremo saluto ad una persona cara e per qualsiasi altra triste e dolorosa circostanza.

Mi sento di scrivere, oggi, con riferimento ad una persona cara che ci lasciò e questo perché la prima volta che sentii necessità di scrivere qualcosa, lo feci per un amico che ci lasciava in modo imprevisto e crudele, sperando di poter in seguito scrivere anche di avvenimenti gioiosi, come ho anche fatto.

Il messaggio che scrissi per il mio caro amico Alessandro Nori, lo lasciai nella sagrestia della Chiesa di Collevecchio, poche ore prima della celebrazione della messa funebre, per essere eventualmente letto dal celebrante Don Berardo Marrocco che sostituiva il nostro parroco Don Galliano Sacripante e che, quindi, non conoscendo il defunto non avrebbe potuto rivolgere un giusto saluto ad Alessandro.

Don Berardo non solo lesse il messaggio, ma lo interpretò perfettamente e, con il suo  commento profondo,  ottenne la  commozione di  tutti i presenti ed in particolare dei familiari, per i quali feci riprodurre il testo su pergamena dal perito calligrafo Casini Franca.

Riporto, quindi, di seguito questo mio scritto del 1993, arricchito di cognizioni e tradizioni, di comportamenti umani e religiosi, caratteristici di un dato gruppo sociale, quello di Piane di Collevecchio, offrendone conoscenza:

“Fiori per Alessandro,

non come simbolo di felicità o lutto, ma espressione di una amicizia nata casualmente, cresciuta spontaneamente e culminata al momento del suo passaggio ad altra vita.

Una impronta di modo di essere e di comportarsi, un esempio non solo per i suoi cari, ma anche per quanti hanno avuto la gioia di conoscerlo.

Uno dei pochi casi di uguaglianza di sentimenti e di affetti per congiunti, amici ed anche semplici conoscenti accomunati nel riconoscimento della sua vita di lavoro, serietà ed amore.

Certamente ha avuto la fortuna di vivere in una famiglia in cui tutti, dal padre Domenico alla mamma Irene, dalla moglie Giuseppina ai figli Rina e Domenico ed ancora Domenico, gli hanno facilitato il compito.

Sicuramente continuerà a vivere in loro e per loro, sarà ricordato da tutti sempre, continueremo a vederlo e sentirlo con noi, ed io voglio ricordarlo sereno nella cura delle sue viti, vederlo paziente e felice seduto fra le piccole Cesira e Francesca, sentirlo presente.

Collevecchio, 19 aprile 1993.                                                  Franco”

Quando qualcuno ci lascia, in noi, spontaneamente, si apre una riflessione sulla persona cara o in qualche modo conosciuta  e sulla sua vita o, almeno, sulla parte di cui si ha notizia. Questo, senza voler giudicare, ma solo per trovare motivazione al dolore o alla tristezza che si prova in quel momento e soprattutto a quanto è associato, dai cari della persona persa,  con cordoglio manifestato, ma anche intuibile sempre per quanto noto.

Ci si può accorgere, così, come nel caso in specie, di una vera amicizia che viene a mancare e proprio in quel momento affiorano ricordi della sua vita, comunque trascorsa, ma con una certa benevolenza sempre, lasciando cristianamente il giudizio a Dio e sperando nella Sua misericordia. Sulla vita di ognuno di noi influisce, di sicuro, l’ambiente in cui si vive e le persone con cui si vive, pur considerando una predisposizione di base, una tendenza naturale, un indirizzo personale; se è vero come è vero che gli esseri umani sono tutti diversi.La diversità, appunto, della natura umana imprime in noi sempre qualcosa di particolare della persona in attenzione ed allora appare facile, il rivivere momenti belli di quella persona, come nel pensiero riferito, nel volerla ricordare “ nella cura delle sue viti, vederlo paziente e felice seduto fra le piccole Cesira e Francesca, sentirlo presente

Questi i sentimenti umani e cristiani vissuti da questa comunità parrocchiale, che si unisce in gioia e in dolore sempre e per tutti, come una gran famiglia, anche se con qualche eccezione che conferma la regola, si manifestano con la visita all’estinto (in casa o in ospedale), con il dono di fiori, la partecipazione al corteo e rito funebre, con qualche commento (del celebrante, di un famigliare o di un amico), con la recita del Santo Rosario per tre sere consecutive e con il consolo.

Questi comportamenti, che sono di affetto ed amicizia, hanno una componente umana ed una religiosa: umanamente si sente il bisogno di non isolare, lasciando al proprio dolore la famiglia colpita ma, con il “consolo”, appunto, si vuole rivivere insieme momenti belli dello scomparso, concludendo sempre religiosamente nell’accettare “la volontà di Dio”.

Con il passare degli anni, si è presa sempre maggiore consapevolezza di questi precetti cristiani che, in definitiva, sono i soli a poter dare conforto, perché la morte, oggi più di ieri, ci colpisce improvvisamente e tragicamente o per gravi e lunghe malattie: in entrambi i casi con dolore e commozione. Il dolore è umano e materiale, la commozione è spirituale e mentale ed è l’unica a poter realizzare lo sfogo di quanto patito in una particolare circostanza: questo è un comportamento umano e religioso allo stesso tempo.

Umanamente il dolore è avvertito direttamente quanto siamo colpiti nel fisico e per riflesso quando colpisce persone a noi care, come pure quando non c’è un danno fisico, ma c’è perdita di salute o di altro e, da ultimo, della vita. Ben altra cosa è la commozione che sgorga automaticamente quale espressione di sentimenti  interiori, con  l’unica manifestazione esteriore del pianto, che è sempre gioioso anche per qualcosa di triste, perché è l’unica valvola di conforto per il credente.

Oggi non solo il dolore, ma anche la morte, si riesce ad accettare di più, perché è parte della vita che non si può modificare da quello che è, ad insindacabile giudizio di Dio, senza conoscere i Suoi fini. Il Mistero della vita non siamo in grado di comprenderlo e possiamo avere solo fede; la nostra mente è impotente, sono cose incomprensibili per il genere umano e quindi solo se sostenuti dalla fede riusciamo a farcene una ragione, a restare tranquilli, ad avere pace.

Nei momenti di dolore si prega maggiormente e questo per debolezza umana, mentre sarebbe giusto pregare sempre, con comportamenti umani e religiosi nel rispetto dei precetti, che sono l’essenza della vita.

I Sacramenti, nella tradizione e fede cristiana, sono un segno efficace della grazia di Dio e sono fonte e vertice di tutta la vita, attraverso l’iniziazione cristiana (battesimo, cresima, eucaristia), la guarigione interiore e perdono dei peccati (penitenza), la guarigione fisica e spirituale (unzione degli infermi), l’edificazione della guida pastorale della comunità (ordine sacerdotale) e l’edificazione della piccola Chiesa domestica che è la famiglia (matrimonio).

Anche sui sacramenti influisce la tradizione che si modifica con i tempi, che segue l’evolversi della società, che risente delle ripercussioni buone e cattive del modo di vivere e noi nonni, che di queste tappe ne abbiamo percorse buona parte, possiamo anche attestarlo. Fortunatamente, per quanto riguarda battesimo, cresima e prime eucaristie e penitenze, la tradizione non ha subito ripercussioni negative dal punto di vista spirituale perché accettate in giovane età, ma eucaristia e penitenza successive con il crescere hanno perso intensità e religiosità.

L’unzione degli infermi per i vecchi di oggi, sia perché tra le cause di morte sono aumentate quelle improvvise (per incidenti, calamità e delitti) e sia perché quelle per malattia sono mutate nella sostanza (incurabili e atrofizzanti), le possibilità di utilizzo, si sono ridotte. L’ordine sacerdotale, poi, è sempre più in crisi per lo scemare delle vocazioni che sta trovando un po’ di respiro, nella disponibilità di altri popoli meno colpiti dai ritmi imposti dalla società attuale.

La famiglia ha subito e sta subendo i danni maggiori, quelli causati dalla riduzione dei matrimoni e dall’aumento di separazioni e divorzi, con le dure conseguenze per i figli che determinano, come ho sempre sostenuto, un’alterazione della società di oggi e, ancor più grave, anche di quella del domani.

C’è  assuefazione a tutto questo ed allora ben vengano, a nostro sostegno, la tradizione e la religione che ci riconducano al passato solo, ovviamente, per un maggior rispetto degli altri e dei principi che devono tornare a governare la nostra vita, per il bene della collettività. Dobbiamo riscoprire il valore di umanità, di fraternità, di amore per il prossimo ed in tale ottica sentirci sempre più uniti, per raggiungere insieme il fine più importante: vivere da cristiani.

Così facendo torneremo ad apprezzare la semplicità,  la devozione, la moralità, la società in cui viviamo, trovando sempre nuovi stimoli con adeguati comportamenti, nelle tante occasioni che la vita ci propone. La nostra partecipazione sarà leale ed i risultati saranno soddisfacenti e ci sentiremo, così, bene con la nostra coscienza, saremo felici di essere nati e ringrazieremo Dio per questo.

La vita va amata, ed amore significa amare ed essere amati, c’è amore per tutti.

Francesco Ascani