Esasperatismo Logos & Bidone: l’adesione di Letizia Caiazzo
Scritto da Leo Strozzieri il 12 marzo 2010
l’Esasperatismo è un movimento artistico napoletano lanciato nel 2000 da Adolfo Giuliani, insigne scrittore e teorico dell’arte, allo scopo di porre l’attenzione del mondo artistico e culturale in genere sull’esasperazione di quelli che vengono chiamati i dannati della terra con un pressante invito a lottare più che mandare tutti al diavolo. Anche questo talvolta ci vuole!
Un movimento che ormai a dieci anni dalla sua fondazione ha suscitato una serie di interventi autorevoli ed internazionali, come è ben documentato dalla monumentale monografia pubblicata per conto dell’Istituto Italiano per gli Sudi Filosofici di Napoli in cui sono riportati eventi, documenti, rassegna stampa e testimonianze che vanno dal 2000 al 2009.
Nel corso di questo decennio numerosissimi personaggi del mondo della cultura e artisti, parecchi dei quali maestri storici di chiara fama, hanno aderito alla singolare proposta del movimento di Giuliani che nel frontespizio della suddetta monografia ha espresso con grande chiarezza il manifesto delle sue finalità: “Noi ci dobbiamo riappropriare della nostra identità, della nostra dignità umana, se vogliamo continuare a definirci esseri umani”.
Tra le firme più prestigiose annoveriamo i pittori Renato Barisani, Domenico Spinosa, il futurista Guglielmo Roehrssen, Enzo Angiuoni, Augusto Ambrosone, Luigi, Elio e Rosario Mazzella, Gerado Marotta, Roberto De Simone.
È recente l’adesione all’Esasperatismo di Letizia Caiazzo, una delle firme più autorevoli della Computer Art in Italia, che in definitiva si avvale di nuovi strumenti per eseguire le opere, quali la fotografia ed appunto il computer. Sappiamo essere ancora molto giovane questa tecnica artistica nata nel 1950 dalle sperimentazioni dell’americano Ben Laposky e dal tedesco Manfred Franck, però ormai la critica più autorevole la ritiene a tutti gli effetti validissima e con pieno diritto di cittadinanza nel perimetro della ricerca pittorica.
Tornando a Letizia Caiazzo, si registra una straordinaria suite di sue opere dedicate proprio al Bidone, simbolo realistico anche se conturbante del movimento. In alcune fuoriescono da questo comune contenitore della spazzatura graziose figure femminili (si vedano le due opere qui riprodotte) in una sorta di ossimoro tra il degrado e la gradevolezza visiva: un auspicio di resurrezione, vista la simbologia di fertilità insita nella donna, per il nostro paese davvero degradato ed in particolare per il mezzogiorno che certo soffre maggiormente di questa situazione di precarietà.
Sfrangiata, sottoposta ad interventi segnici, comunque in grado sempre di fornire gioia interiore, la donna raffigurata da Caiazzo è un’interazione tra consapevolezza della propria dignità e capacità catartica dell’intera società, tra eros e lirismo, in un afflato di elegiaco attaccamento alle proprie radici umanistiche.
Indubbiamente una presenza, quella dell’artista campana (è nata e risiede a Sorrento), che arricchisce la già consistente pattuglia del movimento dell’Esasperatismo, per il quale lo scrivente lo scorso anno su invito dell’amico prof. Giuliani, scrisse una breve testimonianza che qui viene riportata a beneficio dei lettori della rivista:
“Ho sempre desiderato che il vivere quotidiano scorresse cadenzato come ticchettio di orologio.
Ho sempre desiderato che la natura fosse biancovestita anche quando la serranda della mia anima è abbassata.
Ho sempre desiderato che la scienza sconfiggesse la tristezza dei miei pensieri
Ho sempre desiderato che l’arte nascondesse un sogno fruibile come neve, d’inverno, per i bambini.
E INVECE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I miei passi, i nostri passi sono diventati pesanti.
Le mie mani, le nostre mani non dipingono più l’aurora.
I miei occhi, i nostri occhi vanno a posarsi sul muro grigio.
Qui appoggio, appoggiamo i nostri bidoni.
Un tempo era fioca la voce della mia, della nostra esasperazione.
Ora rinvigorita dalla frequentazione e-mi permetto di dire- dall’amicizia di Adolfo Giuliani, promotore del movimento che va sotto il nome di ESASPERATISMO, il cui simbolo è proprio il BIDONE, diventa urlo contro i dottori che accudiscono le partorienti (il progresso e la globalizzazione) dei mostri .
Un’onda inarrestabile di sdegno per questi giorni infausti di nebbia che avvolge il nostro paese di cui la città partenopea ove vive ed opera Giuliani è lapalissiana testimonianza, ha coinvolto e tuttora sta coinvolgendo personaggi della cultura di ogni parte d’Italia; e per me e per noi si sprigiona un cogente desiderio di neoumanesimo che non tarderà a spuntare. Ed allora questo novello Poverello d’Assisi potrà, magari ebbro di un eccitante odore di mosto, nuovamente intonare il Cantico di frate sole, che a suo tempo fu indubbiamente mirabile profezia della rinascenza.
Ritenetelo pure utopista, ma Giuliani da uomo colto pur conoscendo bene il significato di utopia (ottimo luogo che non è in alcun luogo), da sognatore persegue questo respiro più ampio, che poi è il respiro della poesia, che diventi da un lato denuncia dei mali della società, dall’altro indirizzo verso itinerari di assolutezza. Il territorio proprio praticato dall’artista esasperatista è quello dell’utopia; all’uomo incatenato entro la caverna platonica non basta la reminiscenza del regno, ma il regno, ovvero l’Assoluto, l’Iperuranio il luogo sopra il cielo, in pratica il non-luogo. In questa fittizia isola-regno, abitata da una società ideale, il bidone abdica totalmente in favore del logos.”
2 commenti
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La ringrazio per le belle parole e mi auguro che l’esasperazione di cui la società tutta è preda non sfoci nel pessimismo più radicale. Certamente, come lei afferma, la donna avrà un ruolo determinante in questo cammino verso la speranza: lei come donna e come artista è un esempio luminoso di positività e di questo il mondo culturale italiano e non solo le sarà riconoscente. La nostra rivista seguirà sempre con interesse gli sviluppi della sua ricerca artistica davvero singolare e di grande attualità.
leo strozzieri
Ill.mo Prof. Leo,
la ringrazio infinitamente per le parole che ha voluto scrivere sulle mie opere;lei ha compreso perfettamente ciò che in esse volevo esprimere.Sono e siamo tutti esasperati per le mille cose che non vanno per il giusto verso e spesso ci scoraggiamo,insultiamo o peggio perdiamo le speranze e ci lasciamo vivere.
“NO” questo è un no che deve essere lotta per la “rinascita”.In questa battaglia,penso che la donna debba avere un ruolo importante;la donna deve riappropriarsi del ruolo di donna ,con la consapevolezza della propria dignità e farla riscoprire in chi l’ha perduta.C’è bisogno di ritrovare la capacità di essere “uomini” pronti a lottare per la bellezza e per il vero Amore.Grazie ancora e complimenti per il bellissimo articolo.Cordialmente la saluto.
Letizia Caiazzo