L’uomo fiammifero di Marco Chiarini: grande successo a Roma
Scritto da Romano Maria Levante il 11 marzo 2010
La prima a Roma del film dell’abruzzese Marco Chiarini si è conclusa con un appello a Gina Lollobrigida dal Nuovo Cinema Aquila al Pigneto e dall’Arcadia delle Muse presso Palazzo Barberini dove il regista ha incontrato Marisa Solinas e i fan del film, che ha avuto ottimi successi nella critica, nei Festival e nel pubblico e ha protratto all’11 marzo la visione nel cinema romano.
Cominciamo dalla conclusione, anche se è buona norma nel commentare un film non svelarne il finale. Non lo faremo, parleremo del dopo film, perché c’è stato nella prima romana, come c’era al termine dell’overdose mediatica giornaliera su Sanremo. Il seguito della prima romana è servito a dare sfogo all’emozione suscitata dal film: decantata l’onda di sentimenti, il giorno dopo si è potuta analizzarne la storia, ancora breve ma molto significativa, per capire come nasce un capolavoro.
Un breve aggiornamento di questa storia è doveroso, dato che scriviamo oggi, dopo venti giorni. Sono piovute le critiche positive, “Panorama” ha definito il film “una storia d’amore per il cinema e di ferma volontà di fare cinema”, “Liberazione” ha scritto che “l’Italia scopre il suo Tim Burton”, “Il Messaggero” considera il regista “un patrimonio dell’Umanità”, altri periodici e quotidiani hanno pubblicato commenti entusiasti nella galleria di riconoscimenti di cui è stato apripista il nostro Direttore che lo definì nel titolo “semplicemente un film bello” dando all’avverbio una ricchezza di significati. Il regista è stato presente nella televisione nazionale su Rai Uno in “Cinematografo” di Gigi Marzullo e su Sky in “Effetto Notte” di Fabio Falzone.
Dai riconoscimenti dei commentatori cinematografici ai Festival: dopo Giffuni in anteprima, la vittoria al Festival del cinema indipendente di Foggia, la Befana 2010 di cui abbiamo parlato venti giorni fa, ora in marzo le partecipazioni per le quali si incrociano le dita al Festival del Cairo all’estero, e ai Festival di Orvieto e di Busto Arsizio in Italia. Le vie del Signore sono infinite.
L’Uomo Fiammifero, dal Nuovo Cinema Aquila all’Arcadia delle Muse
L’“Arcadia delle Muse” come sede dell’incontro si è rivelata quanto mai adatta, per l’ubicazione, al crocevia di cultura e arte romana nel centro della Capitale, e per la qualità dell’ambiente, accogliente e raffinato; tra oggetti d’arte e libri colti, vini d’annata e richiami cinematografici con le storie, le opere e le vite di un’inesauribile galleria di attori. Eravamo stati nel locale per il libro di Diane Ghirardo su Lucrezia Borgia imprenditrice, che ha avuto un seguito a Modena con un’altra presentazione della professoressa italo-americana dopo la sua “prima” romana. L’Arcadia si qualifica così come “talent scout”, dopo il talento della ricercatrice quello del regista, esordiente di valore battezzato dai preziosi ritratti pittorici di Elisabeth Taylor e Gina Lollobrigida, opera del titolare, e dalla “Fornarina” di Raffaello nel vicino Palazzo Barberini alla Galleria di Arte Antica.
Non racconteremo il film, ripetiamo, ne abbiamo evocato di recente l’atmosfera e lo aveva fatto ancora prima Giovanni Lattanzi sempre su questa rivista, senza rivelarne non soltanto il finale ma neppure quello che veniva chiamato l’intreccio, cioè la trama. Ma l’atmosfera, sì, la poesia anche, non si possono tacere. Se l’abbiamo definito “il Pinocchio del terzo millennio” - chi ci ha letto lo ricorderà – una ragione c’è, non si è trattato di un’iperbole nata in un momento di esaltazione: il film lo avevamo visto in anteprima il 6 gennaio, l’articolo lo abbiamo pubblicato il 18 febbraio.
Abbiamo ripetuto questa definizione nel dopo film del 19 febbraio, allorché il regista ha dialogato con la platea di cui facevamo parte. E ci ha sorpreso che Mauro Mazza il giorno seguente il nostro articolo abbia riferito il “terzo millennio” agli ascolti della Rai a Sanremo. Il direttore di Rai Uno, di cui ricordiamo la presentazione a Teramo nell’ottobre 2009 con Simone Gambacorta e Antonio Tancredi, della ristampa del libro di Papini “La storia di Cristo” presso la Banca di Teramo, è stato tradito dall’esaltazione, facendo un secondo scivolone dopo quello del caso “Morgan”: non diversamente si può definire la celebrazione di ascolti elevati ma che tutti sanno gonfiati dal fatto che la “concorrenza” non ha mandato in onda le trasmissioni “clou” in programma, per colonizzare il Festival bissando la vittoria di “Anici” con i loro “fan”: è nata Raiset, hanno scritto. Per questo il pur prudente “Corriere della Sera” ha evocato l’“Antitrust”, a parte i molti pasticci del “televoto”.
Ma torniamo alla sera del 19 febbraio nella platea del “Nuovo Cinema Aquila”, dove è risuonata la voce dell’attrice venuta alla proiezione, Marisa Solinas. La sua presenza ha riportato stagioni non dimenticate del cinema italiano e non solo, ha recitato anche a teatro e fatto incursioni nella danza e nella canzone: una filmografia con 50 film, la direzione di registi come Monicelli in “Boccaccio ’70”, a fianco di grandi attori, da Gian Maria Volontè a Marcello Mastroianni; prestigiosa modella di Gina Lollobrigida fotografa e del grande scultore Manzù per una statua a figura intera, l’attività attuale la vede attiva operatrice nello spettacolo e nella mutualità di attori e interpreti.
Una persona come lei, che dunque se ne intende, ha manifestato commozione, una piena di sentimenti. Mentre Marco Chiarini, chiamato sul proscenio, continuava ad inanellare le difficoltà realizzative con particolari tecnici, come se parlasse di un documentario. Non percepire in tutta la sua grandezza il capolavoro che con pochi mezzi e tanta passione ha creato non è soltanto modestia e “understatement”; .accade in tutte le grandi opere, gli autori non ne vedono subito la grandezza.
Perché l’Uomo Fiammifero chiama Gina Lollobrigida
Ed ora siamo all’“Arcadia delle Muse” il giorno dopo la prima romana, con la possibilità di parlarne diffusamente, il regista evita di nuovo di confrontarsi con la poesia della sua creazione, ed è giusto che sia così. A uno scrittore non si chiede cosa pensa del proprio romanzo e quale significato o messaggio gli attribuisca. Oriana Fallaci lo disse chiaramente, quando le fu chiesto un giudizio su un proprio libro: “Ma è così difficile definire una fatica che ci appartiene. Il fatto è che come ogni altra fatica, come ogni altro lavoro, quando un libro è concluso vive di vita propria. E diventa ciò che vi vedono gli altri. Non è più ciò che l’autore voleva che fosse”.
Questo vale ancora di più per il film dove l’immersione nel mondo che viene presentato è più diretta, non essendoci le interruzioni della lettura e quindi moltiplicando l’effetto sullo spettatore. Infatti non lo abbiamo chiesto a Chiarini ma a noi stessi e così se lo sono chiesto gli spettatori. La risposta è stata univoca e unanime, siamo di fronte non solo a un capolavoro ma a qualcosa destinato a restare nella storia patria. Come Pinocchio del quale ci sembra sia l’ideale prosecuzione.
Prosecuzione perché l’atmosfera è di favola calata nella realtà e nella vita, personale e collettiva, legata ad una terra, alla propria terra. In Pinocchio la Toscana, con le sue dolcezze e le sue asprezze; qui l’Abruzzo con i suoi odori d’antico, una civiltà contadina che torna nel tocco pittorico agli esterni del film e nell’arte povera degli interni. Qui si sente la fragranza della terra come là se ne sentivano gli stimoli e i richiami.
Il ragazzo qualunque che conclude la metafora del burattino è restato tale nell’animo, sembra quasi che dalla Toscana tentatrice si sia trasferito nell’Abruzzo rassicurante e patriarcale. Anche qui sullo sfondo la figura della madre, la metafora dell’Uomo Fiammifero al posto di quella della Fata Turchina pur in un impianto esteriormente diverso e distante ma assonante nell’anima.
Per questo l’Uomo Fiammifero chiama Gina Lollobrigida, dovrebbe essere preso per mano come lei fece con il Pinocchio di Comencini, in modo da riempire un vuoto che lo rende ancora più solo e abbandonato a se stesso di Pinocchio. Che in più aveva un padre generoso e apprensivo, non il burbero mangiafuoco del film di Chiarini, il quale solo alla fine si riscatta toccato anche lui dalla poesia e dal sentimento che anima il figlio. Una figura di padre-padrone conosciuta nelle campagne allorché c’era da dominare la famiglia patriarcale numerosa, quindi non erano ammesse indulgenze, anche se il nuovo Pinocchio non ha fratelli, ma ci sono esseri pittoreschi e ragazzi come lui.
Due spiccano tra i tanti, un lucignolo invidioso e la dolce amichetta che fa emergere un delicatissimo sentimento quasi velato dal pudore e dalla ritrosia, una nota dell’animo. Una figura a tutto tondo il Pinocchio del terzo millennio, che mostra come il burattino sia diventato un ragazzo qualunque. Ma non proprio qualunque, la bellezza è nell’aver conservato l’animo del burattino, alla ricerca di qualcosa fuori di lui perché la sentiva dentro, l’ansia di libertà. Ma non vogliamo ripercorrere la storia del ragazzo, tenero e disincantato; resta impressa la determinazione nell’inseguire un sogno per il quale mobilita le proprie risorse di inventiva e di fantasia, il sogno visualizzato nell’Uomo fiammifero in cui si riassume quanto c’è di inappagato e di incompiuto in noi, con il desiderio di ricongiungerci a un qualcosa che ha mosso l’immaginazione e i sentimenti.
L’Uomo Fiammifero è un pupazzo, quasi un burattino nelle mani di chi lo è stato, e per un momento c’è la “citazione” significativa, appare un piccolo Pinocchio di legno; però sembra un residuo del passato dinanzi alla forza evocatrice del nuovo burattino che accende, è il caso di dire, la fantasia del ragazzo. E allorché il padre nei rari momenti di comprensione alla Geppetto si trova a doverne rimettere insieme i pezzi, avviene come quando si strofina la lampada di Aladino della fantasia, si realizza l’incantesimo che è contagioso e lo vediamo nelle sequenze nelle quali riappare ciò che ormai sembrava definitivamente svanito. A questo punto la Fatina di Pinocchio porrebbe vivere la sua apoteosi, in un gemellaggio che ci sembra nelle cose, o meglio negli animi e nei sentimenti di chi non ha dimenticato la sua leggiadra figura, dolce e rassicurante. Di qui l’appello a Gina Lollobrigida, che può rinnovare l’incantesimo con la magia della sua presenza tanto attesa.
Il regista Chiarini parla del film all’Arcadia delle Muse
Come abbia fatto a realizzare il suo film Marco Chiarini lo racconta nell’incontro concluso, come giusto, a base di pasticcini in un happening intenso e leggero insieme, la formula dell’“Arcadia”.
Sentiva questa storia, in cui vedeva se stesso a dodici anni e anche se stesso oggi quando vola con la fantasia, ma tra il dire e il fare c’era di mezzo l’assenza di un produttore che avesse la possibilità di investire, è il problema insolubile di ogni esordiente e non solo. Ecco come Chiarini lo ha risolto.
“Avevo la consapevolezza che doveva esserci un investimento di altri, non ne avevo le possibilità. Investimento di tempo e di lavoro e anche di soldi. Dovevo convincere intanto le prime quindici persone, la squadra. Mi bastava per iniziare”. L’idea è stata un primo autofinanziamento mediante la vendita dei disegni nei quali Chiarini aveva buttato giù le immagini del film; quello di disegnare le scene è un sistema seguito addirittura da Federico Fellini, e di recente c’è stata una mostra dei suoi disegni che formano un “corpus” di grande valore artistico e documentario. Chiarini i suoi disegni a colori li ha raccolti in un aureo libretto la cui vendita con acquisti plurimi di blocchi dei “soci sostenitori” ha consentito il primo colpo di manovella, per così dire, del film.
Il libro è stato una bella sorpresa, molto apprezzata dagli intervenuti all’“Arcadia delle Muse” che ha potuto metterne una copia stabilmente in bella vista insieme alla sua ricca documentazione sul cinema. Edito dal “Cineforum Teramo” di cui il regista è l’animatore, che ha prodotto il film, con testi di Giovanni De Feo e disegni di Marco Chiarini, dove c’è non solo l’anima ma anche la mano del ragazzo che è in lui: non è “naif”, è deliziosamente infantile, e così le tenere didascalie.
Nel libretto c’è lo spirito del film, nel film la leggerezza del libretto, che lo preannuncia così: “Ma è un libro o un film? Entrambi: è un sogno nato a mezza strada tra Teramo ed Amsterdam, per realizzare un documentario fantastico sull’estate cupa e incantata di Simone, la storia dei suoi incontri reali e immaginari, e di come gli cambiarono la vita”. Come la sta cambiando al suo autore, e come gli auguriamo possa cambiargliela ancora di più, si può dire: “E’ nata una stella”.
Dalla vendita del libro ai sostenitori non vennero soltanto le risorse ma anche collaborazioni gratuite di importanti componenti di quelli che costituirono la “squadra” intorno a Chiarini, non facciamo nomi per non escludere alcuno e lasciare l’aura di partecipazione corale. Ricordiamo solo, per dare un’idea del clima che si era formato, che divenne uno spettacolo a cui era così piacevole assistere che il ragazzo dei panini li portava quando c’era la ripresa e restava a lungo a guardare.
Riguardo all’interesse suscitato Chiarini dice che la fascia meno sensibile ai sentimenti mossi dal film sembra quella della prima adolescenza, quando ci si vuol affrancare dall’infanzia e se ne prendono le distanze in tutti i modi per creare una cesura con la propria condizione precedente di bambino. In questo caso, osserviamo, potrebbe non essere così, per coloro che sentono l’attrazione del mistero e dell’avventura, caratteristica di tale fascia di età: ci sono in dosi massicce e possono prevalere sull’esorcismo dell’infanzia, l’enigma e la sua soluzione intrigano a qualunque età.
Per i bambini e gli adulti, gli estremi che si toccano, i motivi di interesse sono evidenti. L’identificazione dei primi in una storia avvincente, dove c’è tutto per appassionarli, dagli stimoli ora citati alla possibilità di confrontare la propria condizione attuale con quella di un’epoca passata anche se relativamente vicina nel tempo, una sorta di “paradiso perduto” oppure l’opposto a seconda che si considerino la genuinità o le comodità; per gli adulti non si tratta solo di tornare bambini ma anche di misurarsi con i sentimenti, e la poesia dell’Uomo Fiammifero è coinvolgente. Gli adulti osservati da vicino, dopo i primi venti minuti nei quali mantengono un certo distacco ne sono presi, recuperano quello che si erano lasciati indietro distratti dall’amore e da tanto altro.
Di questo si è parlato all’“Arcadia delle Muse”, c’era pure Mimmo del Prete, il grande ballerino della Tv in bianco e nero e coreografo, poi operatore nello spettacolo anche attraverso il sindacato e la mutualità di attori e interpreti. In un intrattenimento discreto ed elegante, dove la raffinatezza dei titolari si è manifestata nell’accoglienza sopraffina allietata da delicatezze e da un pozzo di San Patrizio di presenze culturali, dai libri all’oggettistica d’arte fino a rari vini etichettati d’annata.
Dai particolari al clima e alla consacrazione del film
Sono seguite le domande che gli abbiamo rivolto in questo ambiente confidenziale, da cronisti interessati per averne parlato sulla rivista – per primo il Direttore subito dopo la proiezione a Teramo, seguito da noi dopo l’anteprima a Roma – e per aver tenuto “in vetrina” l’articolo sul film.
In primo luogo la musica, una colonna sonora suggestiva con dei suoni semplici che scavano dentro. Nel capolavoro di Comencini il motivo che accompagna Pinocchio è parte integrante del fascino dell’insieme, così nell’“Uomo Fiammifero”. Chiarini spiega che per produrre quei suoni hanno modificato gli strumenti “taroccandoli”, li volevano quasi rudimentali: sono stati introdotti perfino dei bulloni nel pianoforte, si sono riprodotte le note di antichi strumenti indiani tipo il sitar. Il giovane ed esperto musicista presente Christian Mele ascolta molto interessato le spiegazioni.
Durata delle riprese: tre settimane, sembravano poche a lui che intendeva “girare” almeno il doppio del tempo, ma ha saputo che fu il periodo di ripresa anche del primo film del grande Stanley Kubrick. Tutto qui? Lo possono pensare i profani, ci sono voluti altri quattro anni, dunque in tutto cinque perché dall’idea del film al libro era già trascorso un anno, il resto per le infinite incombenze di ogni tipo. Non sorprende chi in pochi mesi butta giù il romanzo e poi impiega tre anni nel limarlo e nel risolvere i problemi editoriali. Finalmente la conclusione, l’opera è pronta. E la distribuzione?
E’ il grande scoglio per l’editoria, figurarsi per il cinema. Il regista ha grandi idee sull’onda dell’entusiasmo, inizialmente sogna l’uscita contemporanea in 600 sale; del resto, commentiamo noi, il “Pinocchio” di Benigni uscì lo stesso giorno in 3000. sale Come è naturale non è l’attuale dimensione del “Pinocchio del terzo millennio”, l’“Uomo Fiammifero” di Chiarini, anche la sua immagine è discreta, così tratteggiata nel libro: “E’ un uomo altissimo, che mastica cortecce e sputa fuoco, e accorre sempre quando lo si chiama alla luce di un fiammifero”. La luce di un fiammifero rispetto ai riflettori della grande distribuzione è stata la prima uscita a Teramo allo“Smeraldo”, 150 posti esauriti, verso la fine di dicembre 2009. L’ingresso era gratuito, ma il regista vide già nell’afflusso spontaneo un buon inizio. Seguì poco dopo la proiezione a pagamento, e il pubblico non si fece attendere; si prolungò oltre il previsto e ci furono giudizi unanimi di apprezzamento.
“Profeta in patria”, può fare il salto nella capitale, ma prima la consacrazione al Festival del cinema indipendente, l’ “Uomo Fiammifero” sbaraglia i concorrenti, la giuria presieduta da Maria Sole Tognazzi, con due attori, un produttore e la scrittrice Cinzia Tani lo premia con questa motivazione: “Per l’originalità, la delicatezza, la creatività. Per la precisione della messa in scena. Per un film rivolto ai ragazzi, ma che invita alla riflessione degli adulti”.
E’ il 5 gennaio 2010, il giorno successivo l’anteprima al “Nuovo Cinema Aquila” a Roma, con panettone e cotillons della Befana. Fino alla prima del 19 febbraio qui raccontata, protrattasi per venti giorni fino all’11 marzo per effetto del successo riscosso tra grandi e piccoli. Per il seguito ci si affida a un’altra idea ingegnosa di Chiarini, la “Social Distribution”, un coniglio nel cilindro di chi è fuori dal Circo Barnum della grande distribuzione: così, se abbiamo capito bene, chiunque può esserne protagonista, basta proporre la proiezione del film in sede locale e partecipare all’impresa.
Ma torniamo all’“Arcadia delle Muse”, ne viene una definizione da farci il titolo, se non lo avessimo voluto dedicare alla Lollobrigida, “noblesse oblige”: “L’Uomo Fiammifero riaccende la fantasia”, è di David Panone, a cui si deve anche la fotografia che ritrae il regista con Marisa Solinas, scattata nel locale. L’attrice dice con forza che “occorre aiutare i giovani di talento come Chiarini, e aiutarli in questo caso vuol dire non solo promuovere l’arte e la cultura, ma far provare emozioni ormai dimenticate a grandi e piccoli”. Aggiunge significativamente: “Non volevo uscire dal film”, non dalla mera visione ma dalla vicenda nella quale ci si sente immersi. Detto da un’attrice come la Solinas è significativo, si è calata nel film non solo da spettatrice. E apre alla speranza su un possibile interesse di Gina Lollobrigida: “E’ all’estero, forse sarebbe venuta con me, è una mia grande amica, ho posato per le sue foto d’arte, le ha inserite nel libro “Italia mia”.
Sarebbe bello e suggestivo incontrare Gina per il film all’“Arcadia delle Muse”, lei che di Muse ne impersona più di una con la vena poliedrica e il talento in vari campi dell’espressione artistica.
Il clima che si è creato fa aprire Chiarini a un racconto che tocca la condizione della cultura oggi, della vera cultura. E i particolari nonché gli aneddoti non sono mancati, mentre il regista parlava sembrava trasformarsi nel suo personaggio, perché in fondo ha realizzato un sogno che aveva da ragazzo e dietro il quale ci sono le sue paure: “Quando avevo cinque anni - si legge nell’aureo libretto sulle didascalie dei disegni fantasiosi – c’è stato il blekaut [scritto così] e io urlai a mia madre: ‘Mamma! E’ andata via la luce!’. E lei: ‘Prendi i fiammiferi e dici con me: ‘Fiammifero mesto fiammifero mesto vieni presto vieni davvero’”. E’ lo scacciapensieri che soccorre “se sei preso nel buio, se sei nel bosco di notte, se c’è il blekaut, se il buio sotto il letto ti fa paura”. Allora puoi vedere l’uomo fiammifero con il cilindro in testa e la fiammella da Aladino o Folon in mano.
L’Uomo Fiammifero è una metafora, che si rivelerà alla fine. Ed è per questo che dal “Nuovo Cinema Aquila” prima e dall’“Arcadia delle Muse” poi si è levato il richiamo a Gina Lollobrigida, l’indimenticabile Fatina dai capelli turchini: invocata perché torni a prendere per mano il Pinocchio del terzo millennio. Sa già camminare da solo, ma crediamo che la Fatina per i significati che ha e per il carisma di chi la impersona possa dargli la piena, meritata consacrazione.
(ph. David Panone – tutte)
6 commenti
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Semplicemente grazie
è una favola bellissima che ho potuto condividere con mio figlio ( cui il libro è stato suggerito dalla sua prof. per le vacanze )e confrontandoci scoprire la bellezza del bambino che è in noi .
Mauro
L’uomo fiammifero è una scoperta della propria infanzia con la consapevolezza dell’adulto. Riporta al periodo nel quale ciascuno di noi è alla ricerca e alla scoperta di ciò che lo circonda, cercando di affidarsi ad uno spirito guida ( per molti, quelli fortunati come me, ad esempio, i genitori). L’averlo inconbtrato all’Arcadia delle Muse è stato un piacere che si è subito trasformato in amicizia. Bravo Marco, ti aspetto presto all’Arcadia e porta con te la Fata Turchina. Gina Lollobrigida è già presente con le sue immagini all’Arcadia, averla di persona, potrebbe trasformare con la sua bacchetta magica il sogno in realtà…
Il film di Marco Chiarini, dal Nuovo Cinema Aquila all’Arcadia delle Muse, senza raccontarne né il finale, né la trama, come aveva pure fatto Giovanni Lattanzi, ma evocandone l’atmosfera di favola calata nella realtà, quale ideale prosecuzione di “Pinocchio”.
Un accostamento sicuramente valido, peraltro ben motivato, portato a termine con un appello a Gina Lollobrigida a rinnovare l’incantesimo della sua non dimenticata “leggiadra figura”.
Poi il racconto del regista abruzzese, sul film, sul libretto dei disegni a colori, sui motivi d’interesse per bambini ed adulti, tutto riferito nei particolari più espressivi dal dott. Levante, con la sua inimitabile completezza e ricchezza di forma e di sostanza, che coglie anche, nella presenza dell’attrice Marisa Solinas, la speranza su un possibile interesse di Gina Lollobrigida: cosa bella e suggestiva poterla incontrare.
Nel concludere con l’affermazione “L’Uomo Fiammifero è una metafora, che si rivelerà alla fine”, lo scrittore si rivolge nuovamente a Gina Lollobrigida “l’indimenticabile Fatina dai capelli turchini” per invocarla a prendere per mano il “Pinocchio del terzo millennio” per una meritata consacrazione.
Vogliamo sperare che la “Gina nazionale” accolga l’invito, certi del suo talento in vari campi dell’espressione artistica.
Il film L’UOMO FIAMMIFERO, il film per bambini diretto da Marco Chiarini e ambientato nelle campagne teramane, ha vinto il PREMIO INTERNAZIONALE DELLA GIURIA alla ventesima edizione del CAIRO International Film Festival For Children. La motivazione del premio recita: Il giovane regista del film mette in scena la memoria dell’infanzia in una chiave di assoluta, personale sensibilità poetica. L’UOMO FIAMMIFERO (www uomofiammifero.it) è in cartellone per tutto il mese di marzo al Nuovo Cinema Aquila di Roma, allo spettacolo delle 17:00.
Il film, che vede protagonista l’attore e doppiatore Francesco Pannofino (Boris, Oggi Sposi, a breve doppiatore di Mickey Rourke per Iron Man 2), è stato prodotto dal Cineforum di Teramo con 20mila euro derivati dalla vendita delle tavole originali e del libro che contiene i disegni e gli acquerelli del protagonista (opera del regista stesso).
Le iniziali due settimane di proiezione al Nuovo Cinema Aquila, iniziate in febbraio, hanno infatti visto sbancato il botteghino del cinema romano, surclassando “rivali” come Promettilo di Emir Kusturica e spesso raddoppiando gli incassi di Up in the air, con George Clooney. I responsabili del Nuovo Cinema Aquila, molto sensibili da sempre alle produzioni italiane indipendenti, per queste ragioni hanno deciso di proiettare L’UOMO FIAMMIFERO per tutto il mese di marzo 2010 e anche per qualche giorno da concordare in aprile. Ci devi credere – sottolinea il regista Marco Chiarini da Il Cairo citando il sottotitolo del film – nel progetto, nel film, nelle persone che lavorano con te, per poter pensare, realizzare e distribuire un film fieramente indipendente come il nostro! Un film che si avvale della Social Distribution (www socialdistribution.org) come novità assoluta di distribuzione “dal basso”.
Una capilare attenzione della stampa italiana – che ha definito il film “un miracolo italiano” e il regista Marco Chiarini “il Tim Burton italiano” – unita al passaparola del pubblico, stanno decretando al film un palpabile successo. Già presentato con successo come Evento Speciale all’ultima edizione del Giffoni FF, l’opera prima del regista teramano ex allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia, ha già all’attivo il Primo Premio al Festival di Foggia. Tra i prossimi festival a cui parteciperà il film: il 19 marzo al Fantasy Horror Award di Orvieto, in concorso nella sezione Low Budget contro Paris By Night of the Living dead di Gregory Morin e Buried di Rodrigo Cortes; il 25 marzo prossimo in concorso al BAFF – Busto Arsizio Film Festival e in aprile all’Italian London Festival. www uomofiammifero.it
visto questo splendido articolo e credendoci,spero che la lollo accolga questo invito.Certi giovani vanno incoraggiati e rassicurati del propio talento e del successo che meritano.Fora Gina.
Bellissimo articolo Dott. Levante! Il richiamo alla fata turchina è quanto mai azzeccato e mi auguro che la Signora Lollobrigida accolga questo appello a raggiungere L’Arcadia delle Muse. Sarebbe bello poterla incontrare e sentire la sua personale opinione in merito. L’Uomo fiammifero continua a catalizzare interesse ed è giusto che sia così. Un film da vedere assolutamente! Peccato che oggi termini le sue proiezioni a Roma, ma spero che presto sia nuovamente riproposto anche in moltissime altre sale.