Pellegrino mi sono seduto
tra le fronde del tamerice,
fra gente liberata dalle catene
per la vittoria di Dio sul Faraone.
Ho elevato canti di libertà,
lodi con cimbali squillanti,
dolci note facevan litanica eco
tra le tende dell’esodo incerto.
Verso il tramonto ormai silente
inaspettati doni ci riservava
l’amica Provvidenza divina
con cibo portato dal vento.
E ancor prima della luce del sole
mosse dal soffio di tiepida brezza,
le piumose spighe del tamerice
lasciavan cadere la manna.
La mano paterna segnava ogni passo
con tenero sguardo d’amore,
spezzando la roccia in fresca sorgente
nel duro e assolato deserto.
Colpito da immenso stupore,
ogni evento è certo un prodigio.
È Dio, che assicura il domani,
offrendomi il Pane di vita.
Umberto Astori
24 febbraio 2010