“Rivolta delle carriole”: L’Aquila reagisce, raccoglie le macerie e vola alta
Scritto da Giovanni Lattanzi il 28 febbraio 2010
Stamane sono stato a L’Aquila per la manifestazione in centro storico, quella che la stampa ha già definito “rivolta delle carriole”; ci sono stato da giornalista, perché volevo raccogliere immagini per la storia; ci sono stato da direttore di questa testata giornalistica, perché avevamo dato la nostra adesione e avevo quindi il dovere di portare la simbolica presenza di tutti gli autori di AbruzzoCultura; ci sono stato da “uomo della strada” perché sono abruzzese e non potevo non esserci. E ne è valsa la pena, non fosse altro perché quello di oggi, oltreché un bel momento aggregativo, è stato un punto di svolta nella tragicomica vicenda della ricostruzione. Oggi le cose sono cambiate.
Premetto che non approvo, e proprio non mi piace, la definizione “rivolta delle carriole”, perché troverei più consono e adeguato un termine che facesse riferimento all’orgoglio di una intera popolazione che ha finalmente deciso di riappropriarsi della sua città e del suo territorio. Pochi hanno infatti riflettuto che tutto questo sisma è stato gestito dal governo e dalla sua emanazione operativa, la protezione civile, senza la partecipazione attiva di una popolazione che, superato il primo momento di sbandamento, era perfettamente in grado di partecipare in maniera fattiva anche alla stessa fase dell’emergenza. Invece è accaduto ben altro. Gli aquilani sono stati “sistemati” in massa lontano dalla città, “protetti” nelle tendopoli militarizzate, “accuditi” in tutto e per tutto come se fossero bambini incapaci di fare qualsiasi cosa. E tutti sanno che non è così. Tutto è stato gestito dall’alto, movimentando le persone come fossero pacchi postali, prendendo decisioni importanti sulla testa di tutti, decisioni e scelte che già adesso stanno rivelando tutta la loro erroneità. E gli aquilani, che sono gente buona, hanno fatto fare, si sono affidati alla “grande balia”.
E questa fiducia, questa compostezza, questa dignità sono state offerte anche oltre il dovuto. Ora finalmente la città ha avuto uno scatto di orgoglio. Gli aquilani hanno deciso di tornare ad essere padroni di casa loro. E lo hanno fatto in un modo bello, organico, partecipato, pacifico, ma anche deciso e attivo.
E’ vero che ci sono stati momenti di tensione, di forza, così come grida e qualche spinta, ma è normale che accada in una situazione come quella, con 5000 persone impazienti di tornare simbolicamente ad appropriarsi della propria città. Mettetevici voi nei loro panni… Non sono state risparmiate neppure critiche alle troupe televisive, ma anche questo fa parte della normale dialettica, perché scandalizzarsi? Quando l’informazione diventa di parte è giusto che la gente lo gridi ad alta voce. Sta ai direttori di testata ascoltare quelle voci e regolarsi di conseguenza!
E chi sostiene che questa sia una manifestazione politica, elettorale, non sa quel che dice. O forse lo sa ed è in campagna elettorale.
A spalare le macerie c’erano ragazzi e anziani, uomini e donne, persino una giovane accessoriata da punk e un signore in giacca, ma tutti assieme con le mani nel fango a tirare via calcinacci e mattoni. Nella impressionante catena umana che ha unito per centinaia di metri, idealmente, piazza Palazzo con Piazza Duomo, lungo i Quattro cantoni e il corso, si vedevano mamme con bambini, ragazzi, nonne e nonni. È stato davvero commovente ed emozionante esserci. Questo è un momento storico per la città di cui pochi forse si rendono conto.
L’unica cosa che mi fa veramente rabbia è che questa unità, questa solidarietà, questo essere “cittadini” alla maniera medievale, dove il futuro di ciascuno dipendeva dalla coesione e dal comune impegno per il raggiungimento di obiettivi condivisi, questa virtuosa assonanza di uomini e donne venga fuori solo in questi momenti drammatici.
Quanto si vivrebbe meglio, a L’Aquila come altrove, se fosse una costante quotidiana…
Fotocronaca della giornata

momento di protesta davanti a uno striscione del Consorzio Federico II

inizia la raccolta in Piazza Palazzo

al lavoro sulla montagna di macerie (qui se ne percepisce l’altezza!)

la catena umana che passa secchi di detriti ai Quattro Cantoni

la catena umana al sole del Corso

a Piazza Duomo i materiali raccolti finiscono nei cassonetti della raccolta differenziata
8 commenti
Lascia un Commento






Ero anch’io a L’Aquila quel giorno. Sono nato a Roma solo perchè mia madre aveva i genitori a Roma e ha voluto partorire vicino ai suoi, ma i miei risiedevano a L’Aquila. Comunque mi sento aquilano, e per me la mia casa natale è quella casa di via Sassa dove ho passato il primo anno della mia vita. Ero a L’Aquila, come molte altre volte, per fotografare l’evento per Shoot for Change (www.shootforchange.net), organizzazione con la quale collaboro.
Credo che sia stata una delle cose più commoventi ed emozionanti che ho visto nella mia vita. I due cordoni inninterrotti di aquilani che si passavano i secchi dovrebbero essere un esempio di unione, di collaborazione da cui tanti, oggi, dovrebbero prendere esempio.
L’Aquila ha cominciato a risorgere dalle sue macerie, come era scritto su molti cappelli di carta di giornale. Deve cominciare presto a volare alto!
Si può anche dire d’aver visto:
accarezzare quelle pietre cementate da una lunga storia d’arte,
baciare mattoni dai caldi colori come fossero solenni casule preziose,
afferrare tra le dita ferite tanti fogli rattrappiti dalle notti gelide,
scavare oggetti cari delle dolci ore serene tra le giacenti macerie,
prosciugare nuove lacrime al calore profuso dal ritrovato coraggio,
stringere le mani a solidale catena per condividere la stessa avventura,
riprendere la nuova vita e seminarla di speranza per il domani,
sollecitare umane relazioni tra le scomposte comunità locali,
gioire insieme per essere lì come ad un incontro amoroso,
ritrovare la capacità di unirsi nel cammino verso un futuro,
benedire quei luoghi di preghiera dove le campane chiameranno a far festa!
Astori Umberto
Dopo aver motivato la sua partecipazione alla manifestazione, e nelle diverse vesti di giornalista, direttore e di uomo della strada, l’autore evidenzia l’orgoglio di una popolazione che finalmente ha deciso il riappropriarsi della città e propone proprie riflessioni.
La forza dell’articolo l’ho trovata nella proprietà con cui è raccontata l’azione frutto di “fiducia, compostezza e dignità”, il modo di attuazione in “bello, organico, partecipato, pacifico, ma anche deciso ed attivo” e la fotocronaca della giornata nel confermare quanto già percepito nello scritto, compresa la commozione.
caro Direttore, un’aquilana commossa ti ringrazia. E stato un bel momento ieri, al quale non ho voluto mancare. La storia di ogni singolo individuo, ma anche la grande storia ci giudicherà dal modo in cui riusciremo a ricostruire la nostra città. ci mettiamo il cuore, la forza, la nostalgia e la rabbia. guardavo le facce dei miei concittadini ieri: molte contratte, commosse, compunte. impegnate , anche in un gesto così semplice, come quello di passarsi un secchio, sofferenti e nello stesso tempo pieno di volontà. questo è il nostro carattere. e spero che chi ancora non si è reso conto della situzaione, delle urgenze e delle varie necessità, ripensi un pò agli ultimi avvenimenti. Grazie, so che c’erano anche amici di Teramo, di Pescara, di Roma. e lasciatemi anche, tra mille ricordi presenti e dolorosi, rivolgere un pensiero e un aiuto ai terremotati di haiti e a quelli cileni. quelle immagini, quelle parole cadono su ferite ancora aperte. Patrizia Tocci
[...] commento a caldo, pubblicato ieri pomeriggio, da Giovanni Lattanzi, direttore del periodico online AbruzzoCultura: “Pochi hanno riflettuto – ha scritto – sul fatto che questo sisma è stato gestito dal [...]
Sono un vigile del fuoco un SAF uno di quei ragazzi che vedete lavorare in altezza nei vostri edifici lesionati.
Ormai la zona rossa la sento casa mia e mia e anche la vostra protesta.
Condivido in pieno la tua affermazione:
Gli aquilani sono stati “sistemati” in massa lontano dalla città, “protetti” nelle tendopoli militarizzate, “accuditi” in tutto e per tutto come se fossero bambini incapaci di fare qualsiasi cosa. E tutti sanno che non è così.
Quante persone capaci e volenterose avrebbero potuto dare il loro contributo se solo fosse stato richiesto.
Da soccorritore mi chiedo spesso: cosa avrebbero potuto fare gli Aquilani per se stessi se soltanto gli si fossero forniti i mezzi?
E anche vero che in una catastrofe di questa poetata ci sono delle priorità, la più importante è dare una casa dignitosa a tutti gli sfollati.
Ma non si può dimenticare che per gli Aquilani il loro centro e un importante punto di riferimento, chi non ha mai passeggiato per queste vie antiche ma piene di giovani non può capire cosa si provava a vedere storia, futuro e cultura, non dimentichiamo che siete sede universitaria.
Quindi fra sassi mattoni e futuro lasciate fare agli Aquilani loro sanno bene che sarà difficile e che si impigheranno anni ma solo loro la sapranno ricostruire
perche loro ne sono l’essenza e il cuore.
Iniziativa coraggiora!!!
L’Aquila ferita, soffocata da tanto dolore, sta uscendo dal nido impolverato.
Speciali mani l’hanno fasciata con generose e amorovoli cure, sanando le ansie del suoi tormenti.
Le ali rattrappite dalle ferite ora si distendono per spiccare il volo verso la libertà coronata di speranza.
Spogliata dalle bende intrise di sofferenza, libera la sua esistenza per posarsi sull’amata terra promessa.
Buon cammino verso la Pasqua!
Veramente un bell’articolo degno di un direttore di una testata ” LIBERA” qual’è Abruzzo Cultura.Innanzituto grazie per aver partecipato come giornalista -rappresentando tutti noi collaboratori di questa prestigiosa testata al servizio dell’Abruzzo e della sua gente – come direttore ed in quanto abruzzese. Neanche io amo la terminologia “delle carriole” tant’è che nel pezzo di questa mattina ho parlato della manifestazione ” Ripuliamo l’Aquila dalle macerie e non solo” come di un gesto d’amore per la città.Sono contento che tutto si sia svolto nel rispetto della legalità e che quella catena umana che avevo invocata è giunta puntualmente.Ora un’informazione di parte mi auguro faccia i conti con la realtà e sia più obiettiva.un grazie di cuore a tutti